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Caso Yara: Brembate non si schiera contro Bossetti e sogna la normalità

26 aprile 2015 | 17.44
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Alla vigilia della prima udienza del processo al 44enne bergamasco, il paese non parteggia e non chiede pene esemplari come quando in manette finì il marocchino Fikri. L'identikit di Bossetti sembra non combaciare con quello chiesto dalla folla che si ritrova a scoprire che il mostro può essere chiunque

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Yara Gambirasio

Brembate di Sopra non si schiera, non parteggia, non commenta come aveva fatto quando il primo sospettato dell'omicidio di Yara Gambirasio era finito dietro le sbarre. L'appuntamento di domani - la prima udienza davanti al giudice dell'udienza preliminare per Massimo Giuseppe Bossetti accusato dell'omicidio - non è argomento da bar o da piazza.

A comporre a uno a uno l'elenco telefonico di questo paese in provincia di Bergamo - poco meno di 8 mila anime - "non so niente", " non commento", "non mi faccia parlare", è la risposta che si ottiene con più facilità. Un silenzio che ricorda da vicino l'omertà, ma che "assomiglia più alla voglia di tornare a una normalità persa quel pomeriggio del 26 novembre 2010", dice chi conosce bene quei luoghi. "Siamo gente semplice, preferiamo far finta di nulla", spiega chi tenta una risposta più articolata.

Anche oggi mamma Maura e papà Fulvio Gambirasio hanno partecipato alle funzioni religiose: il tempo di un abbraccio e poche parole con don Corinno Scotti, parroco di Brembate, poi la porta della loro casa si è richiusa non svelando nulla del dolore di una famiglia che attende giustizia. Le loro (poche) parole sono sempre state misurate: prima con l'arresto sbagliato di Mohammed Fikri, successivamente quando in carcere è finito Bossetti.

Lo stesso non può dirsi per chi non si è trattenuto nell'urlare la sua rabbia contro "il marocchino, lo straniero che vien qui e fa quello che vuole", ma che ora resta in silenzio per Bossetti, 'il vicino di casa', il muratore sposato e con tre figli che abita a pochi chilometri da Brembate. Il suo identikit sembra non combaciare con quello chiesto dalla folla. Nessuno incita a pene esemplari - fuori luogo prima e anche adesso - tutti restano in attesa che "questa storia finisca e cali il silenzio".

Niente capannelli, nessuna intervista a favore di telecamera, soprattutto da chi pensa che il volto della paura deve avere tratti non simili ai suoi. E così Brembate si ritrova con più dubbi che certezze. La tranquilla provincia fa i conti con la realtà che il mostro può essere chiunque.

Difficile riuscire a evitare di farsi coinvolgere, cambiare canale quando anche l'arresto di Bossetti viene trasmesso in tv, quando i siti internet riportano ogni singolo particolare di un'inchiesta che occupa quasi 60mila pagine e dove il gossip si mischia agli indizi dell'accusa.

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