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Covid Italia oggi, discorso Draghi: cosa ha detto su virus e vaccino

17 febbraio 2021 | 15.32
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Il premier al Senato: covid è il nemico da "combattere tutti insieme"

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- (Fotogramma)

Il nemico comune è il covid, che oggi in Italia ha costretto forze politiche distanti anni luce fra loro a stare unite "in trincea" per combattere "tutti insieme", fronte comune contro la pandemia. Mario Draghi, nel discorso al Senato per la fiducia, si sofferma sull'emergenza coronavirus, sui numeri che hanno messo in ginocchio il Paese, su un Sistema sanitario in sofferenza e sulla nuova rotta da tracciare per ripartire. A cominciare dal piano per il vaccino, uno dei capitoli più importanti nel suo programma di governo.

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"Da quando è esplosa l’epidemia, ci sono stati - i dati ufficiali sottostimano il fenomeno - 92.522 morti, 2.725.106 cittadini colpiti dal virus, in questo momento 2.074 sono i ricoverati in terapia intensiva", snocciola i numeri Draghi, visibilmente emozionato tanto da mostrare qualche incertezza sui numeri: Giancarlo Giorgetti, seduto al suo fianco, corre subito in soccorso. "Ci sono 259 morti tra gli operatori sanitari e 118.856 sono quelli contagiati - prosegue - a dimostrazione di un enorme sacrificio sostenuto con generosità e impegno. Cifre che hanno messo a dura prova il sistema sanitario nazionale - riconosce il premier - sottraendo personale e risorse alla prevenzione e alla cura di altre patologie, con conseguenze pesanti sulla salute di tanti italiani".

Il Covid sferra un duro colpo anche all'’aspettativa di vita degli italiani. "A causa della pandemia - spiega Draghi - è diminuita: fino a 4-5 anni nelle zone di maggior contagio; un anno e mezzo-due in meno per tutta la popolazione italiana. Un calo simile non si registrava in Italia dai tempi delle due guerre mondiali".

"Questa situazione di emergenza senza precedenti impone di imboccare, con decisione e rapidità, una strada di unità e di impegno comune". Tra le priorità per ripartire, "il piano di vaccinazione. Gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente". Dunque far correre il piano.

Per farlo, "abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare - dice Draghi - ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private. Facendo tesoro dell’esperienza fatta con i tamponi che, dopo un ritardo iniziale, sono stati permessi anche al di fuori della ristretta cerchia di ospedali autorizzati. E soprattutto imparando da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi disponendo subito di quantità di vaccini adeguate. La velocità è essenziale non solo per proteggere gli individui e le loro comunità sociali, ma ora anche per ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus".

Vaccini e non solo. Bisogna rimettere mano al Ssn, affinché non venga mai più colto impreparato. "Sulla base dell’esperienza dei mesi scorsi - rimarca il presidente del Consiglio - dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria)".

"È questa la strada per rendere realmente esigibili i 'Livelli essenziali di assistenza' e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. La 'casa come principale luogo di cura' è oggi possibile con la telemedicina, con l’assistenza domiciliare integrata". In sintesi, un cambio di passo.

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