Morto ammanettato a Bologna, agenti iscritti in registro separato '45 bis'. Piantedosi: "Non è scudo penale"

Applicata nuova norma in presenza di una possibile causa di giustificazione. Opposizioni chiedono informativa urgente al ministro. Manifestanti a Bologna gridano "Assassini", tensioni davanti alla prefettura con polizia

Bologna, rilievi sul luogo della morte di Abderrahim Fakir - Ipa
Bologna, rilievi sul luogo della morte di Abderrahim Fakir - Ipa
20 luglio 2026 | 11.52
LETTURA: 6 minuti

In relazione alla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta ieri in zona Pilastro a Bologna durante un intervento della Polizia, la Procura di Bologna "all'esito dell'esame dei primi atti e della documentazione video acquisita anche attraverso gli apparati in uso alle forze di polizia, ha proceduto alla iscrizione di un procedimento, in apposito registro modello ‘45 bis’, nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento". Al momento quindi non ci sono indagati ma viene applicata la nuova norma sul registro per le annotazioni preliminari in cui vengono iscritti i nomi di soggetti a cui vengono attribuiti reati commessi in presenza di una possibile causa di giustificazione.

“Gli accertamenti terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest'ufficio) e dell'intervento degli operatori sia delle forze dell'ordine sia del personale sanitario", spiega una nota firmata dal procuratore di Bologna Paolo Guido. La Procura riferisce che "verranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico - legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti".

A quanto si apprende, la Procura di Bologna deciderà domani sulla disposizione dell'autopsia sul corpo del 42enne.

Ipotesi reato omicidio colposo

Sono sei gli iscritti a modello 45 bis, due poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio e quattro sanitari, nel fascicolo aperto dalla Procura di Bologna per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Saranno svolte dalla Polizia le indagini sulla morte di Fakir. A quanto si apprende, tra oggi e domani dovrebbe essere affidato l'incarico per l'autopsia, che dovrebbe essere eseguita da un collegio di medici.

Piantedosi: "Per agenti non è scudo penale"

A Bologna "è accaduta una grande tragedia per la quale sicuramente dobbiamo partire dall'espressione di dispiacere e di grande cordoglio per i familiari. Dopodiché è accaduto qualcosa che è sotto gli occhi di tutti. Bisogna avere fiducia nell'autorità giudiziaria. Chi fa professione di espressioni pregiudizialmente contrarie alla forza di polizia vuol dire che non ha fiducia né nelle nostre forze di polizia né nella magistratura che dovrà accertare che cosa è successo". Così al Tg1 il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi .

Sull'iscrizione a modello 45 bis, Piantedosi chiarisce: "Non è uno scudo penale, è una giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge recente che ha voluto il governo Meloni, di persone che sembrano avere partecipato a un fatto con una presenza di una causa di giustificazione".

Presidio in piazza Nettuno a Bologna

Al via il presidio in piazza Nettuno a Bologna lanciato ieri con un appello del sindaco Matteo Lepore. "Chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per l'umanità", ha detto al microfono la nipote di Abderrahim Fakir, leggendo un testo. "Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto, è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte", ha poi detto.

"Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità", ha proseguito, chiedendo poi: "La coscienza dov'è?". "Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola - ha aggiunto -. Prima di concludere voglio ricordare una cosa. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via". "Noi continueremo a chiedere verità per lui, per la nostra famiglia, perché nessun'altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto", ha poi concluso. Durante il discorso, dalla folla in Piazza del Nettuno si sono levati applausi e cori che chiedevano "giustizia".

Tensioni manifestanti-polizia

Al termine del discorso tenuto dalla nipote di Fakir, manifestanti si sono spostati in corteo davanti alla prefettura in contestazione. Di fronte all'edificio è schierata la Polizia in tenuta antisommossa e con le camionette. Dalla folla radunatasi, si sono alzati cori contro le forze dell'ordine, tra cui anche "Assassini". Si sono registrati momenti di tensione con i due schieramenti venuti a contatto. Sono stati lanciati oggetti verso il cordone della Polizia. È stato attivato l'idrante e sono stati usati lacrimogeni, gli agenti sono avanzati di qualche metro. Verso di loro sono stati lanciati nuovamente oggetti.

La telefonata al 113 di un passante: "Scalcia e grida aiuto che lo vogliono uccidere"

"Sono in via Italo Svevo n.6, c'è una persona che è arrivata di corsa dietro le autorimesse, sta urlando e scalciando tutti i basculanti, gridando aiuto, che lo vogliono uccidere". Inizia così la telefonata al 113, in esclusiva al Tg1, di un passante che segnalava Fakir, poi morto dopo l'intervento della Polizia, che dava in escandescenze a Bologna. "E' in ciabatte - dice all'operatrice della Polizia al telefono - 1 metro e 80 centimetri più o meno, una maglia a maniche corte bordeaux e pantaluni lunghi neri. Adesso è seduto su una scalinata ma è arrivato di corsa".

Opposizioni chiedono informativa urgente a Piantedosi: "Verità su Fakir"

Pd e M5S hanno chiesto un'informativa urgente al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, sulla morte di Abderrahim Fakir. "Occorre fare chiarezza. Voglio manifestare qui la nostra piena fiducia nella magistratura che svolgerà tutti gli accertamenti necessari ma è importante che il ministro dell'Interno riferisca su quanto accaduto", ha detto Andrea De Maria del Pd nell'aula della Camera. Una richiesta a cui si sono uniti i 5 Stelle con Gilda Sportiello: "Immagini sconvolgenti che mai avremmo voluto vedere e ci indignano le dichiarazioni della maggioranza. Chiediamo verità".

"Sulla vicenda di Bologna bisogna evitare di costruire ancora una volta due curve contrapposte. È inaccettabile che una persona muoia mentre è sotto la tutela dello Stato, ma è altrettanto inaccettabile emettere sentenze senza conoscere fino in fondo i fatti - ha dichiarato Enrico Borghi di Italia Viva ospite a Start su Sky TG24 - Il ministro dell'Interno venga in Parlamento a riferire e si faccia piena chiarezza. Sono convinto che il sindaco Lepore, esprimendo la preoccupazione della sua comunità, non attaccherà né le istituzioni né le forze dell'ordine, perché chi ricopre ruoli istituzionali deve contribuire ad abbassare i toni".

"Le terribili immagini da Bologna che in tanti hanno visto non possono rimanere senza risposta: lo si deve ai familiari della vittima, lo si deve all’opinione pubblica e lo si deve alle stesse forze dell’ordine", ha affermato Nicola Fratoianni di Avs. "Certo impressiona che ancora una volta siamo di fronte ad un cittadino consegnato allo Stato, quello Stato che dovrebbe garantire la sua tutela, e che invece perde la vita. È per questo che occorre al più presto fare chiarezza, individuare responsabilità, fare in modo - ha concluso Fratoianni - che non si ripetano più episodi così drammatici, rivedere le modalità e le tecniche di immobilizzazione da parte delle forze dell’ordine. Una cosa è chiara: non ci possono essere zone d’ombra".

Leggi anche
Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza