Il boss Graviano in aula: "Mio nonno fece una società con Berlusconi, investì 4-5 miliardi di lire"

Il racconto dell'incontro a Milano con il futuro fondatore di Fininvest e di una presunta scrittura privata sui rapporti d'affari

Giuseppe Graviano
Giuseppe Graviano
02 ottobre 2026 | 16.18
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"Mio nonno Quartararo Filippo fece una società con Berlusconi Silvio nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone nell'edilizia. Lui mise 4-5 miliardi di lire ma la somma complessiva dell'investimento era di 20 miliardi di lire. Di tutto quello che si faceva, il 20% era di mio nonno, di chi era che portava questi soldi". Lo ha detto Giuseppe Graviano - uno dei boss di Cosa Nostra di maggiore spicco, legato a Totò Riina e in carcere da 32 anni per le stragi del 1993, l’attentato di via D’Amelio e l’assassinio di don Pino Puglisi - deponendo come teste, in videocollegamento dal carcere di Cagliari, ai pubblici ministeri Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri al processo che si sta celebrando al tribunale di Firenze contro Salvatore Baiardo.

"Ci fu un incontro a Milano: c'ero io, mio nonno e mio cugino"

Graviano ha precisato di aver saputo della società con il futuro fondatore della Fininvest, dopo la morte di suo padre Michele, assassinato il 7 gennaio 1982, dal nonno materno. Sarebbe stato lo stesso Quartararo poi, tra il 1982 e 1983, a fargli conoscere di persona Berlusconi. "Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno Quartararo Filippo e mio cugino Graviano Salvatore". Secondo Graviano ci sarebbe una "scrittura privata" che documenterebbe l’avvio dei rapporti tra il nonno materno e altri imprenditori palermitani con Silvio Berlusconi. Una versione che il boss Graviano aveva già accennato al processo 'Ndrangheta Stragista nel 2020 a Reggio Calabria. Dopo la morte del nonno il boss e il cugino Salvatore avrebbero preso in mano la cosa e l’incontro del dicembre 1993, poco prima del suo arresto, mentre era ancora latitante, con Berlusconi a Milano sarebbe servito "per sistemare tutto".

Le dichiarazioni sul giornalista Massimo Giletti

Nel processo in corso a Firenze, Salvatore Baiardo deve rispondere di calunnia aggravata, in relazione alle dichiarazioni riguardanti al giornalista Massimo Giletti e Giancarlo Ricca, ex sindaco di Cerasa. In particolare, per Giletti la vicenda riguarda la presunta fotografia che Baiardo avrebbe mostrato al giornalista e che avrebbe ritratto Giuseppe Graviano, Silvio Berlusconi e l'ex generale Francesco Delfino. Baiardo avrebbe, poi, negato di aver mostrato la foto. Baiardo è accusato anche di favoreggiamento personale aggravato dall'agevolazione mafiosa, secondo l'impostazione dell'accusa. La contestazione riguarda alcune dichiarazioni che Baiardo avrebbe fornito agli investigatori e che, secondo la Procura, avrebbero avuto l'effetto di ostacolare o indebolire le indagini sui rapporti tra i fratelli Graviano, Berlusconi, Marcello Dell'Utri e Cosa Nostra.

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