I buoni pasto sono conosciuti come benefit per i lavoratori dipendenti, ma non sono riservati a loro. Anche liberi professionisti, ditte individuali, artigiani e commercianti possono utilizzarli per le spese di pranzo e per la spesa alimentare, con un trattamento fiscale proprio, diverso da quello previsto per le aziende. Il punto meno noto è che una parte consistente delle partite IVA italiane resta esclusa dal vantaggio.
Possono accedere ai buoni pasto le partite IVA in regime ordinario, comprese le ditte individuali e i professionisti senza dipendenti. Restano invece esclusi dai benefici fiscali i contribuenti in regime forfettario: chi applica il forfait determina il reddito con un coefficiente di redditività legato al codice ATECO e non deduce le spese effettive, né detrae l'IVA. Per un forfettario il buono pasto resta acquistabile, ma senza alcun vantaggio fiscale.
Qui la differenza rispetto alle aziende è netta. Per un datore di lavoro che eroga buoni pasto ai dipendenti il costo è integralmente deducibile e l'IVA agevolata al 4% è interamente detraibile.
Per il professionista che li acquista per sé le regole seguono invece quelle delle spese di somministrazione: deducibilità al 75% del costo, entro il limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d'imposta, con IVA al 10% detraibile per intero.
Il tetto del 2% è la variabile che conta. Su compensi annui di 50.000 euro il limite di spesa rilevante è di 1.000 euro, di cui deducibili 750. È un ordine di grandezza che copre agevolmente il consumo di un singolo professionista, ma che va verificato prima di impostare acquisti più consistenti.
Il buono pasto elettronico funziona come una carta di pagamento: si utilizza in ristoranti, bar, tavole calde, supermercati, negozi alimentari e, in molti casi, sulle piattaforme di spesa online e di consegna a domicilio.
Due regole pratiche valgono per tutti. La prima: si possono utilizzare fino a otto buoni per singola transazione, come previsto dal decreto ministeriale 122 del 2017, il che consente di coprire anche una spesa settimanale e non solo un pranzo. La seconda: non è previsto il resto in denaro, quindi conviene calibrare quanti buoni scalare sull'importo effettivo.
Il criterio decisivo non è il valore nominale del buono ma la rete convenzionata: i circuiti non hanno tutti la stessa copertura, e il numero complessivo di esercenti dichiarato a livello nazionale dice poco su quanti negozi accettano quella card nella zona in cui si lavora davvero. Prima di attivare conviene verificare quattro o cinque esercizi abitualmente frequentati.
Vanno poi considerati i costi di gestione, che per una partita IVA singola pesano in proporzione più che per un'azienda: canoni della piattaforma, emissione della card, eventuali costi di ricarica. Alcuni operatori hanno reso l'attivazione interamente online anche per i profili più piccoli, con i buoni pasto acquistabili in autonomia senza passare da una trattativa commerciale.