"Il nuovo rialzo del prezzo del petrolio, legato alle tensioni internazionali e alle recenti criticità nelle rotte energetiche globali, sta producendo effetti immediati e pesanti sul sistema produttivo italiano e, in modo ancora più marcato, sulla Sicilia". E' l'allarme lanciato, in una intervista all'Adnkronos, da Luigi Rizzolo, Presidente di Sicindustria. "Nell’Isola registriamo livelli di prezzo dei carburanti stabilmente superiori alla media nazionale, con il gasolio che ha superato i 2 euro al litro e continua a crescere, incidendo direttamente sui costi della logistica, dei trasporti e dell’intera filiera industriale- spiega Rizzolo- La Sicilia paga un doppio svantaggio: da un lato l’insularità, che amplifica i costi energetici e di approvvigionamento; dall’altro una struttura produttiva fortemente dipendente dal trasporto su gomma e da settori energivori, dall’edilizia all’agroalimentare".
E ancora: "Non è un caso che già oggi molte imprese stiano registrando rincari significativi sui materiali e sui servizi, con margini sempre più compressi. Preoccupa, inoltre, il persistente disallineamento tra il prezzo del greggio e quello alla pompa: anche quando il petrolio scende, i costi per imprese e cittadini restano elevati, segno evidente di distorsioni lungo la filiera che vanno affrontate con decisione".
Per Rizzolo "Il rischio concreto è un effetto a catena su tutta l’economia regionale: aumento dei prezzi finali, perdita di competitività delle imprese siciliane e rallentamento degli investimenti". "Per questo è necessario che si proceda con interventi strutturali e non temporanei: dal rafforzamento dei meccanismi di controllo sui prezzi alla revisione della fiscalità energetica, fino a misure straordinarie di sostegno per le imprese delle regioni insulari", dice. E aggiunge: "La Sicilia, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo e per la presenza di poli industriali ed energetici rilevanti, non può essere lasciata sola ad affrontare una crisi che ha origini globali ma impatti locali significativi”.