Virus Shamonda, Lopalco: "È favorito da crisi climatica, svegliamoci"

Il professore ordinario di Igiene all'università del Salento: "Ancora da capire se ha guadagnato nuove capacità patogene"

Medici - Ipa/Fotogramma
Medici - Ipa/Fotogramma
Segui Adnkronos su Google
23 ottobre 2026 | 13.19
LETTURA: 2 minuti

A inizio ottobre un paziente morto in Francia, primo caso della storia di infezione umana da virus Shamonda. E già in estate la circolazione del patogeno segnalata negli animali da allevamento in diversi Paesi d'Europa, Italia compresa. "Se ancora non abbiamo capito quanto la crisi climatica sia pericolosa per la nostra specie, tutte queste avvisaglie dovrebbero svegliarci". Lancia il monito in un post social Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all'università del Salento, all'indomani della notizia del primo essere umano contagiato da Shav, confermata dal Centro europeo per prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

"E adesso ci si mettono pure i moscerini...", titola Lopalco che agli Ecdc ha lavorato per un decennio, dal 2005 al 2015, dirigendo il programma per le malattie prevenibili da vaccino. "E' fresca - scrive - la notizia del primo caso di infezione umana, peraltro letale, da virus Shamonda. Confesso: era la prima volta che sentivo nominare questo virus, che invece è meglio noto fra i veterinari poiché può infettare diversi animali da allevamento, specialmente i ruminanti. Un paziente, che viene descritto come gravemente immunocompromesso - ricorda il medico - è morto nei primi giorni di ottobre in un ospedale di Lione a seguito di un'infezione da un virus Shamonda-like. Il virus è stato contratto verosimilmente allo stesso modo con cui si diffonde fra gli animali, ovvero attraverso la puntura di un moscerino del genere Culicoides".

Per Lopalco "la notizia risiede nel fatto che non si pensava che questo virus potesse infettare l'uomo. Le ricerche sul virus continuano per definirne meglio il ceppo e capire se l'eccezionalità dell'evento risiede nella fragilità del paziente o in nuove capacità patogene del virus. Fatto sta - sottolinea l'esperto - che durante quest'ultima estate il virus Shamonda era stato notato in molti allevamenti in Europa (Italia inclusa) e la sua circolazione si era intensificata a causa del cambiamento climatico che favorisce la proliferazione del vettore. Vettore che, fra l'altro, è ben noto ai veterinari perché è il responsabile di una malattia più famosa (e più temibile per gli allevamenti) che è la 'blue tongue' (lingua blu)". Attenzione al climate change, dunque. "Cambiamento climatico e globalizzazione - chiosa Lopalco - vogliono dire anche questo: che dobbiamo metterci a studiare medicina veterinaria".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza