Un ambizioso progetto interdisciplinare che ridefinisce i confini tra arte, tecnologia e ricerca teorica: Berggruen Arts & Culture presenta "Strange Rules"
Un ambizioso progetto interdisciplinare che ridefinisce i confini tra arte, tecnologia e ricerca teorica. Berggruen Arts & Culture presenta "Strange Rules", il nuovo evento interdisciplinare ideato da Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist e curato in collaborazione con Adriana Rispoli. La mostra è aperta da oggi ì al 22 novembre 2026 a Palazzo Diedo a Venezia, in concomitanza con la 61/ Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.
Strange Rules introduce il concetto di Protocol Art, una pratica che si confronta con le regole sottostanti che dettano il modo in cui la cultura viene prodotta, distribuita e percepita nell'era digitale. Queste regole si manifestano frequentemente sotto forma di algoritmi, modelli di intelligenza artificiale, protocolli informatici, piattaforme e varie infrastrutture tecnologiche. La Protocol Art non si limita a utilizzare questi strumenti; li espone, li analizza e li trasforma in materiale artistico in sé e per sé.
L’opera non è quindi solo il risultato finale, bensì il processo regolato da istruzioni, ovvero l’architettura invisibile che rende possibile l’esperienza estetica. In questo spostamento di prospettiva — dall’oggetto al sistema e dall’autore singolo alla collaborazione e in definitiva alla co-creazione uomo-macchina — si definisce uno dei territori più urgenti della ricerca contemporanea.
Nicolas Berggruen, fondatore di Berggruen Arts & Culture, ha dichiarato: "Nell'era dell'intelligenza artificiale, qual è il ruolo attivo dell'arte e degli artisti? Palazzo Diedo, insieme a Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist e Adriana Rispoli, sta cercando di affrontare questo interrogativo".
Il progetto ha trasformato l'architettura storica di Palazzo Diedo in un laboratorio dinamico di idee. Il piano terra ospita una nuova importante commissione di Mat Dryhurst e Holly Herndon in partnership con lo studio di architettura SUB, con sede a Berlino. Il piano funzionerà come un hub per interventi temporanei, tra cui conferenze, performance e proiezioni. Il primo piano presenta una serie di installazioni site-specific e una selezione di opere video che approfondiscono i temi della Protocol Art.
Il rinomato professore di biologia Michael Levin presenta la sua ricerca sull'uso della bioelettricità per modificare permanentemente l'anatomia di un verme, ottenendo vermi rigeneranti che continuano a produrre esemplari a due teste. La mostra espone esempi di questi vermi a due teste.
Il ricercatore di IA e apprendimento automatico (machine learning) Ken Stanley presenta Picbreeder, una piattaforma online che utilizza algoritmi evolutivi per generare immagini. Gli utenti selezionano le variazioni visive preferite, che si evolvono in nuove generazioni attraverso le Compositional Pattern Producing Networks (reti per la produzione di pattern compositivi, in riferimento a una specifica architettura di rete neurale), dimostrando la creatività collaborativa tra uomo e IA attraverso un'evoluzione interattiva.
Il progetto presenta anche una nuova commissione permanente di Philippe Parreno. The Diambulist Humself (2026) estende l'indagine continua di Parreno sull'esposizione intesa come "partitura vivente". Due cavi elettrificati tesi sopra le teste dei visitatori trasformano la sala in un campo di tensione. Lungo questo asse aereo, The Diambulist Humself circola a velocità variabili, trasportando un insieme di lampadine a Led dimmerabili e neon.
Gli artisti che espongono in Strange Rules sono: Mat Dryhurst (Uk), Holly Herndon (Usa), Michael Levin (Russia), Joshua Citarella (Usa), New Models (Caroline Busta e Julian Wadsworth (Usa), Ken Stanley (Usa), Agnieszka Kurant (Polonia), Trevor Paglen (Usa), Fabien Giraud (Francia), Ho Tzu Nyen (Singapore), Simon Denny (Usa), Venkatesh Rao (India), Stephanie Dinkins (Usa), Avery Singer (Usa), Lawrence Abu Hamdan (Giordania), Philippe Parreno (Francia), Lorenzo Senni (Italia), Primavera De Filippi (Francia), Ayoung Kim (Corea del Sud), Terra0 (Paul Kolling e Paul Seidler (Germania), Lynn Hershman Leeson (Usa), He Zike (Cina) e lo studio SUB (Germania).
Con "Strange Rules", Palazzo Diedo si afferma come il primo spazio in Italia a promuovere una riflessione curatoriale e teorica sulla Protocol Art, posizionandosi all’avanguardia nel dibattito sul rapporto tra arte e tecnologia, discipline umanistiche e scientifiche. In questo senso, il progetto non è soltanto una mostra, ma un’iniziativa fondativa che introduce nel contesto italiano un’indagine strutturata e internazionale su questo ambito emergente della ricerca artistica.
Insieme alla rassegna, una nuova importante pubblicazione edita da Marsilio Arte costituirà il primo resoconto completo della Protocol Art. La ricerca per questo volume si svilupperà per tutta la durata di Strange Rules, con Palazzo Diedo che fungerà sia da luogo espositivo sia da centro di ricerca. Il libro mira a diventare un punto di riferimento per la Protocol Art, mappandone le opere chiave, i protagonisti e le basi teoriche all'interno del vasto campo artistico-tecnologico.
Parallelamente a "Strange Rules", Palazzo Diedo ospiterà "Unfinished", curata da Ann Gallagher e Jonathan Watkins. La mostra offre una panoramica accurata del lavoro di Ceal Floyer, artista britannica scomparsa nel dicembre 2025. Attraverso l’uso di video, fotografia, installazioni sonore, readymade e sculture, "Unfinished" mette in luce un umorismo sottile che nasce da prospettive inedite, giochi di parole e un’originale reinterpretazione della realtà quotidiana. Il percorso espositivo riesce a trasmettere simultaneamente la forza vitale della creatività in ogni circostanza e un leggero tocco di assurdità.
Il dialogo tra "Unfinished" e "Strange Rules" connette due diversi modi di interrogare la realtà. Da un lato presenta l'analisi dei protocolli invisibili che strutturano la cultura digitale; dall'altro evidenzia la capacità di sovvertire il quotidiano attraverso minimi spostamenti concettuali.
Presso la Casa dei Tre Oci, Berggruen Arts & Culture e Berggruen Institute Europe presentano una nuova mostra del pioniere dell'arte concettuale americana Joseph Kosuth (fino al 22 novembre 2026). Noto per le sue celebri opere al neon, una nuova commissione su larga scala, A Chain of Resemblance (2026), basata su un testo di Michel Foucault, è installata nell'atrio principale dei Tre Oci. La rassegna espone anche i primi lavori dell'artista degli anni '60, tra i quali il celebre One and Three Mirrors (1965), ed esplora il modo in cui il significato viene plasmato sia dal testo che dal contesto in cui appare, rivelando come il linguaggio non sia mai neutrale ma intrinsecamente influenzato dal suo ambiente e dalla sua ricezione.ì