Biennale Arte, Tolokonnikova in arrivo a Venezia: incontri con grandi collezioniste per campagna detenuti politici a Padiglione Russia 2028

L'attivista delle Pussy Riot ha chiesto anche colloqui a Zaia, Brugnaro e Buttafuoco

Biennale Arte, Tolokonnikova in arrivo a Venezia: incontri con grandi collezioniste per campagna detenuti politici a Padiglione Russia 2028
04 maggio 2026 | 15.34
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Nadia Tolokonnikova, fra le fondatrici del collettivo di attiviste russe delle Pussy Riot, è in arrivo a Venezia dove è anticipata una sua azione di protesta contro la riapertura del Padiglione russo nell'ambito della 61ma Esposizione internazionale d'arte. Nei giorni della preview della Mostra questa settimana, anticipa Tolokonnikova all'Adnkronos, l'attivista incontrerà alcune importanti collezioniste, nel quadro della campagna a cui ha dato il via insieme ad altri per rappresentare al Padiglione della Russia all'Esposizione del 2028 prigionieri politici, con opere di prigionieri politici ed ex prigionieri politici.

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Anche come esponente della Piattaforma di dialogo con le forze democratiche russe in esilio creata nei mesi scorsi dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, l'attivista ha poi chiesto un colloquio all'ex governatore della regione Veneto, Luca Zaia, al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e al Presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Al momento, solo Zaia sembra aver espresso una disponibilità al dialogo.

Tolokonnikova è stata prigioniera politica, dopo essere stata condannata a due anni di carcere con Maria Alyokhina ed Eekaterina Samutsevich, per aver preso parte alla performance delle Pussy Riot contro Vladimir Putin nella chiesa di Cristo il Salvatore a Mosca nel febbraio del 2012. Lo scorso dicembre, le Pussy Riot sono state designate come organizzazione estremista da un tribunale di Mosca al termine di una udienza a porte chiuse. Tolokonnikova, che da tempo ha lasciato la Russia, è nell'elenco degli 'agenti stranieri' dal 2021. E' ora ricercata per aver violato le norme previste per gli agenti stranieri e per aver offeso pubblicamente i sentimenti religiosi dei credenti.

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