Lo scrittore David Grossman: "Dilagano antisemitismo e razzismo, i giovani alzino la voce"

Lo scrittore al Salone del Libro di Torino per presentare il Meridiano Mondadori dedicato alle sue opere in libreria dal 12 maggio: "Per la pace dobbiamo puntare sulla speranza"

 - Foto di Claudio Sforza
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15 maggio 2026 | 16.56
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Invertire la rotta puntando sulla speranza per avviarsi sulla via della pace. Lo scrittore David Grossman, in questi giorni al Salone del Libro di Torino, guarda con fiducia al futuro mettendo l'accento su una "parola che ho usato spesso in questi dieci anni". Conversando con i giornalisti in occasione della pubblicazione del Meridiano Mondadori in libreria dal 12 maggio dedicato alle sue opere - un cofanetto in due volumi con un saggio introduttivo di Gabriel Zoran e una cronologia, sotto forma di conversazione con l’autore, di Wlodek Goldkorn - l'autore di 'Vedi alla voce: amore' affronta i temi caldi dell'attualità politica così come gli aspetti più interessanti della sua carriera letteraria. Una discussione che, inevitabilmente, prende le mosse dalla valutazione su quanto si sta verificando nella Striscia di Gaza.

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C'è ancora spazio per la speranza? "La situazione - osserva lo scrittore - continua ad essere molto complessa, estremamente contraddittoria, soprattutto mano a mano che ci si avvicina alle elezioni che si dovrebbero tenere tra due o tre mesi. Conoscete la mia posizione riguardo alla parola speranza. Parola che ho utilizzato spesso negli ultimi dieci anni, e oggi, più che mai, ce n'è bisogno. Non si capisce perché questa parola non riesca ad avere la meglio. Se crediamo davvero nella speranza è possibile che sia nella società israeliana sia in quella palestinese possa trovare un luogo dove possa svilupparsi e fiorire. E se la speranza continua ad esserci non tutto è perduto. Come si fa a ricordare alle persone che c'è un'alternativa a uccidere?", si chiede il romanziere che scandisce: "Bisogna avere il coraggio di cambiare la situazione" perché, diversamente, saremo "tutti condannati a essere invischiati in questo ciclo di morte all'infinito. E io francamente quest'idea non la posso accettare".

In questo quadro, un pericolo che corre la società israeliana, e non solo, è quello della diffusione dilagante dell'antisemismo. Un fenomeno cui dovranno porre un freno - dice Grossman - le nuove generazioni. "Per diversi anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e dopo la Shoah, non si poteva essere razzisti, non si poteva essere antisemiti. Adesso le cose sono cambiate: è come se fosse diventato legale essere antisemiti, ad esempio. Questo è un problema che non dovrà affrontare la mia generazione ma i giovani. Riusciranno in questo tentativo? Questo non lo so, ma so che non hanno molte alternative perché il rischio è che diventino degli schiavi e delle vittime. Non devono lottare soltanto per loro stessi, ma anche per i loro figli. Parlo di antisemitismo nel senso anche del razzismo. Questo ragionamento vale quindi per Israele, ma vale per anche per l'Ucraina, lo Yemen, vale per qualsiasi posto del mondo. I giovani devono far sentire la loro voce".

Non solo politica, però, nelle parole di Grossman. La discussione, infatti, vira verso i temi che attengono di più al lavoro svolto in tanti anni dallo scrittore. Un lavoro che continua anche se lo scrittore si schernisce quando gli si chiede se, in questo periodo, ci sia il progetto di qualche libro nel suo 'laboratorio': "Io sto lavorando al nuovo libro ma, come dice il proverbio ebraico, la benedizione sta nel segreto. Insomma non dico nulla". Ma come è cambiata, allora, la scrittura dell'autore israeliano nel corso del suo lungo percorso? "Spero - risponde Grossman - di essere stato cambiato dai miei libri. E spero anche che il lettore, quando chiude l'ultima pagina del mio libro, sia una persona diversa. Spero anche che sia riuscito a cogliere le diverse sfumature della vita, le nuance che vorrei sempre fare emergere nelle mie pagine. Il ruolo di chi scrive è proprio quello di focalizzarsi su ciò che viene trascurato nella nostra vita, in modo da permettere a chi legge di aprire gli occhi sulle sfumature della vita che si perdono". Non solo: il potere della letteratura, secondo Grossman, "è quello di farci capire che davanti a noi c'è sempre un'altra persona". Una riflessione che nasce dal fatto che "ad esempio nella guerra non si prende mai in considerazione l'individuo" ma si considera "l'umanità per blocchi di persone, per grandi movimenti", sostiene Grossman che, soffermandosi sulla sua produzione, spiega: "Ogni mio libro è stato un prologo per il successivo, ciascuno ha riempito una parte specifica della mia vita". Grossman presenterà il Meridiano domenica 17 maggio alle 16.15 con Wlodek Goldkorn e Paolo Di Paolo Sala 500. (di Carlo Roma)

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