Tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage. Arriva sugli scaffali 'Salvare vite' di Luca Cari
Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos
Arriva sugli scaffali con Mondadori 'Salvare vite' di Luca Cari, il dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che dal 2006 gestisce sul campo la comunicazione in emergenza in Italia e all’estero. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il centro dell’Italia è colpito da un tremendo terremoto di magnitudo 6,0 della scala Richter, che è passato alla storia come il sisma di Amatrice. Alcuni paesi vengono cancellati in un istante e il crollo subitaneo degli edifici inghiotte centinaia di persone. Altre sono in equilibrio sui solai, alcune sono sommerse dalla disperazione, tutte sono aggrappate alla speranza nei soccorsi che, in Italia, si chiamano vigili del fuoco. Il loro arrivo ha un unico scopo: salvare vite. All’abbattersi delle frustate di qualsiasi calamità, i vigili del fuoco partono a bordo delle loro autopompe attrezzate, scavalcano ostacoli, scavano, segano, tirano, spostano, alzano, abbassano e lottano finché non trovano la persona che sta dietro la voce che chiede aiuto. Salvano vite, mettendo spesso a rischio la propria.
In questo libro sono gli stessi protagonisti in divisa a raccontare dieci interventi di soccorso portati a termine nelle primissime ore del terremoto. Sono tutte storie vere, molto coinvolgenti e sempre drammatiche a prescindere dai singoli finali, sempre diversi. La novità meritoria di Salvare vite è dare voce alle emozioni e al lucido coraggio di tanti servitori dello Stato che compiono azioni eroiche per poi tornare nell’anonimato delle loro sedi. Anche se quando escono a sirene spiegate diretti sul luogo dell’emergenza hanno in testa una cosa sola: salvare vite.
Sellerio manda in libreria 'Le inchieste del commissario Collura' di Andrea Camilleri. "Otto indagini affilate e fulminanti, otto racconti di piacevole vivacità. È questo che offre ai lettori - racconta il critico letterario Salvatore Silvano Nigro - il taschinabile volumetto camilleriano dedicato al commissario Cecè Collura (amico e discepolo di Salvo Montalbano) e al suo collaborativo vice triestino. Sono racconti nati su commissione. Il quotidiano 'La Stampa' aveva raccomandato a Camilleri la necessaria giustezza giornalistica: il rispetto della brevità e l’accortezza distensiva di otto testi da pubblicare nel corso dell’estate del 1998. Con spigliatezza, Camilleri fece della costrizione una forma d’arte: una fabulazione misurata, distesa, godibile, e alla fine briosamente sorprendente. Cecè Collura era propriamente un commissario di polizia in convalescenza. L’aveva raggiunto al fegato un proiettile, nel corso di uno scontro con dei rapinatori di banca. Si lasciò convincere a trascorrere una parte della convalescenza su una crociera, con l’incarico improvvisato di commissario di bordo, e quindi di investigatore. Il ruolo non gli era congeniale. Commissario lo era, ma di terraferma".
"Un lapsus - prosegue Nigro - fu rivelatore. Cecè si era concesso una finzione. Viveva la nave da crociera come fosse il perimetro di un villaggio: "un piccolo paese provvisorio e in movimento". Gli scappò un lapsus. Chiamò 'paesani' i quasi duemila passeggeri della nave. Alla fine di ogni indagine si chiederà 'se quella crociera fosse vera o virtuale'. Fittizia. L’intera macchina narrativa dei racconti (a partire dalla consolante e onesta autofinzione del commissario) procederà tra finzioni varie e falsificazioni di eventi. La prima persona a entrare in scena è un personaggio occulto, falso: si fa chiamare Joe Bolton; è un cantante mediocre, con "parrucca, lenti a contatto e baffi finti". Non sfugge all’'occhio di sbirro', al fiuto, e all’indagine di Collura. Dietro la maschera si nascondeva il nostalgico presidente del Consiglio che voleva rivivere gli anni in cui si esibiva come cantante nelle navi da crociera. Conclude la stupefacente serie una meravigliosa compagnia di personaggi virtuali calati in una 'atmosfera da due novembre': una signora, con un marito gelosissimo ma allegramente attratto dalle 'minigonne cervicali' delle sue segretarie, che era soprannominata 'vedova inconsolabile' a causa della sua perenne mestizia; e un filosofo, anima gemella dell’'inconsolabile', che poteva passare per un 'condannato a morte' prossimo all’esecuzione".
'Le piume di Darwin', il saggio del biologo marino Ferdinando Boero in libreria con Laterza, è un invito a ripensare il modo in cui guardiamo il mondo. Non abbiamo bisogno di una teoria del tutto. Serve tornare a vedere il tutto. Il vivente è storicità, variabilità, unicità: ecco perché nulla è più complesso delle scienze della vita. Nel suo capolavoro 'L’origine delle specie', Charles Darwin per rimarcare la differenza tra la fisica e le scienze della vita propone un’immagine sorprendente: "Gettate in aria una manciata di piume, e tutte dovranno cadere al suolo secondo leggi definite. Ma come è semplice questo problema se confrontato con l’azione e la reazione delle innumerevoli piante ed animali che hanno determinato, nel corso dei secoli, i numeri proporzionali e i tipi di alberi che ora crescono su quelle vecchie rovine indiane!".
Da questa frase prende avvio e spunto questo libro, per raccontare la natura come una storia: la storia di milioni di specie che, attraverso relazioni, conflitti e cooperazioni, hanno costruito gli ecosistemi del pianeta. Quello che dobbiamo avere chiaro è che lo stato vivente della materia è il più complesso dell’universo conosciuto e, quindi, studiarlo è la sfida più ardita che ci sia, tanto per gli scienziati quanto per chi – pur non dedicandosi alla scienza – ha un minimo di curiosità per capire quel che gli avviene attorno.
Dunque, la storia naturale è storia: descrive quel che è avvenuto e avviene e cerca di comprendere le cause che lo hanno determinato. Non possiamo chiederle di essere predittiva più di quanto non possiamo chiedere agli storici di prevedere la storia del futuro. Lo fanno gli economisti e, invariabilmente, falliscono. Questo significa che le scienze della vita non si lasciano ridurre a formule matematiche, a modelli deduttivi, né possono essere predittive come ad esempio la fisica. Quando si affronta la complessità della vita sono necessari altri approcci. Intrecciando scienza, storia naturale e riflessione culturale, Boero ha scritto un grande libro di storia naturale che riporta la natura al centro della nostra cultura. Che nasce osservando animali e piante, non costruendo modelli. La nostra intelligenza è nata fuori dai laboratori: è lì che dobbiamo tornare per capire il mondo che abitiamo.
Nel 1948 un bambino di otto anni lascia l’Europa del dopoguerra per raggiungere, in Nigeria, un padre che non ha mai davvero conosciuto. Quel viaggio verso l’Africa non è soltanto uno spostamento geografico: è l’ingresso in un mondo assoluto, primordiale, dove la luce brucia, la pioggia esplode, la natura pulsa con una forza che travolge e libera. Molti anni dopo, il nobel per la letteratura J.M.G. Le Clézio nel libro 'L’africano' sugli scaffali con La Nave di Teseo, torna con la memoria a quell’esperienza fondativa. Attraverso lo sguardo limpido e inquieto del bambino che è stato, ricostruisce l’incontro con una terra immensa e viva, ma soprattutto con un padre severo, distante, segnato dalla guerra e dalla solitudine. Un uomo difficile da comprendere, eppure capace di suscitare un’ammirazione profonda e silenziosa.
'L’africano' è il racconto di una doppia scoperta: di un continente che si impone con la sua potenza sensoriale e di un genitore che resta, per il figlio, una figura enigmatica da avvicinare con pazienza e desiderio.
E' in libreria con Bompiani 'Omicidio a Villapedrosa' dello scrittore sardo Flavio Soriga. L’omicidio di Antonio Maria Monni, quarant’anni, marito della barista di Villapedrosa, un paese come tanti della costa ovest della Sardegna che d’estate si dilatano e d’inverno si restringono, è apparentemente inspiegabile. A indagare è Martino Crissanti, ufficiale dei carabinieri e antropologo mancato, ma a raccontarci questa storia è Alessandra Lombardi, giornalista quarantenne romana che in Sardegna torna ogni tanto per ragioni di famiglia e sì, anche per Martino.
Amici, amanti, complici, condividono il disincanto, l’amore per un’isola attraente d’estate e non facile da vivere il resto dell’anno, la curiosità per i misteri dell’animo umano, anche quelli che portano ai delitti, in solitario oppure organizzati, e alle azioni della malavita armata di kalashnikov. E proprio Alessandra raccoglie i fili dell’indagine che Crissanti, riflessivo e paziente, non abbandona anche quando sembra non arrivare a nessuna certezza. E queste due solitudini vicine raccontano a loro volta la fatica di capirsi, trovarsi, intendersi. Un noir di finissima indagine psicologica.
Arriva in libreria con Fazi 'Lutto di miele' del giallista Franck Thilliez. Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.
Dopo '1991' e 'Treno infernale per l’Angelo rosso', una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.
Trentatré milioni di tifosi. Oltre quattro milioni di praticanti e più di un milione di calciatori tesserati. Quattro coppe del mondo vinte. Il campionato più bello del pianeta per oltre vent’anni. Eppure la Nazionale italiana è stata fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva, gli stadi sono fatiscenti e il calcio professionistico ha accumulato oltre cinque miliardi di perdite in pochi anni. Come è possibile? Con un’analisi ricca di dati, confronti internazionali ed esperienza diretta ai vertici delle istituzioni calcistiche, Lorenzo Casini in 'Quel che resta del calcio', in libreria con il Mulino, ricostruisce le ragioni di questo declino e ne coglie il significato più ampio: l’incapacità dell’Italia di organizzare ciò che possiede. Questo libro offre perciò una diagnosi critica e una prospettiva di ripresa, individuando le cause della crisi, i falsi miti e i possibili rimedi costruiti su tre pilastri tra loro collegati: infrastrutture, risorse e, soprattutto, cultura. Perché il calcio, prima di essere industria, rimane un gioco. E proprio da lì, dalla formazione, dalla tecnica e dalla fantasia di una gioventù tradita può nascere una speranza credibile di futuro per il calcio italiano.
Lorenzo Casini è rettore e professore ordinario di Diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti Studi Lucca e presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione (Irpa). Dal marzo 2022 al dicembre 2024 è stato presidente della Lega nazionale Professionisti Serie A. Per il Mulino ha pubblicato, tra gli altri, 'Potere globale. Regole e decisioni oltre gli Stati' (2018) ed 'Ereditare il futuro. Dilemmi sul patrimonio culturale' (2016).
E' sugli scaffali con Solferino 'La giustizia del commissario Falchi' di Leonardo Duranti. Una scia di delitti insanguina La Spezia. La prima vittima è un ristoratore trovato morto con un messaggio enigmatico accanto al corpo, ucciso da un’arma insolita: una pistola un tempo in dotazione solo alle forze dell’ordine. Ben presto, la stessa pistola spara ancora: un secondo omicidio, una firma identica, un nuovo enigma. E ancora un altro. Un serial killer gioca con la morte come fosse un rebus, lasciando indizi che sfidano la logica e insinuano un legame inquietante tra le vittime. Un filo che conduce a un elegante circolo nautico, dove segreti, debiti e relazioni pericolose si intrecciano in silenzio. Carlo Falchi, commissario di polizia ed ex pugile appena trasferito da Milano a La Spezia per fuggire al vuoto lasciato dal brutale omicidio di sua moglie Anita, sta indagando con l’aiuto dell’ispettrice Sara Ferri, coordinato da un ambiguo superiore, quando il suo passato torna a bussare alla porta con il volto della vendetta. E ben presto Falchi si ritrova tra due fuochi: un’indagine che sta rivelando segreti sempre più oscuri e la minaccia per la sua stessa vita.
Un noir d’esordio senza fiato e senza scampo in cui La Spezia, sospesa tra la bellezza del suo mare e il torbido della corruzione e dell’ingiustizia, diventa lo scenario di una svolta personale sofferta e intensa. Benvenuti nel lato oscuro del Golfo dei Poeti.
Esce con Rizzoli 'Un mare di silenzio' di Cristina Rava. In un freddo pomeriggio di Capodanno, nell’entroterra ligure, il medico legale Ardelia Spinola viene chiamata sulla scena di un crimine brutale: uno stimato pediatra e un giovane operaio – entrambi algerini emigrati in Italia – sono stati uccisi a fucilate. Potrebbe essere un fatto di cronaca come tanti, con spiegazioni pronte a farsi strada tra sospetti e chiacchiere: terrorismo, regolamenti di conti, vendette. Ma quando Ardelia trova una chiavetta Usb con un testo in arabo e decide di guardare oltre, l’indagine cambia passo e diventa un terreno scivoloso, pieno di reticenze e minacce.
Tra i pregiudizi di una comunità chiusa, le piste che si contraddicono e l’aiuto dell’anziano Gabriel – uomo colto e poliglotta, memoria vivente di una storia familiare segnata dall’Olocausto - Ardelia è costretta a ricomporre un mosaico di vite spezzate per arrivare a una verità scomoda. Con Un mare di silenzio, Cristina Rava firma un romanzo serrato, che intreccia giallo classico e tensione psicologica e segue la ricerca ostinata di una giustizia possibile, in una provincia che non dimentica e non perdona.