Roberto Floreani alla Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei di Milano, viaggio nella spiritualità: "L'Arte per raggiungere stati superiori di coscienza"

La GASC inaugura la personale dell'artista, protagonista di spicco dell'Astrattismo in Italia

Roberto FloreaniSoglia compassionevoleTecnica mista su tela70 x 100 cm2026
Roberto FloreaniSoglia compassionevoleTecnica mista su tela70 x 100 cm2026
25 settembre 2026 | 13.28
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La Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei di Milano e Isorropia Homegallery inaugurano il 5 ottobre la mostra personale dell’artista e saggista Roberto Floreani dal titolo ‘La Via Astratta’, curata da Luigi Codemo. Una sede quasi naturale per le opere di Floreani, già ‘Artista dell’Anno 2024’ (secondo il sondaggio nazionale della rivista Artuu) e oggi protagonista di spicco dell'Astrattismo in Italia, che ha fatto della spiritualità un tratto distintivo della sua poetica, già nella dichiarazione di intenti. "L'opera d'arte può essere veicolo di un messaggio di natura spirituale", dice Floreani, “verso stati superiori di coscienza”.

L'artista ha realizzato opere site-specific che contaminano e si contaminano con la collezione della GASC, in un viaggio nell’interiorità attraversato da forme e colori in dialogo continuo con la collezione permanente del museo. L’esposizione, che sarà aperta al pubblico fino all’8 novembre, si pone in continuità con ‘Soglie. Tempo del prima – Tempo del poi’, mostra realizzata da Floreani nel 2025 al Museo Diocesano di Vicenza in occasione del Giubileo.

Alla GASC saranno esposte oltre venti opere, anche di grande formato, che ripercorrono i vari periodi creativi dell’artista: dai Ritmati alle Costellazioni fino alle Soglie . Tra queste figurano lavori recenti e totalmente inediti, caratterizzati da un quadrato centrale sdoppiato sia nella struttura che nelle scelte cromatiche.

Le opere raccontano oltre quarant'anni di attività di Floreani, basata su una tecnica pittorica con complesse stratificazioni materiche che danno vita a forme geometriche come cerchi, quadrati, rettangoli e ovali. Su basi dai toni calmi e terrosi, come il grigio e il marrone, si accendono improvvisamente rossi vibranti, arancioni e l'iconico Klein Blu, generando un potente contrasto visivo tra la ruvidezza dei materiali e la perfezione della geometria.

In un colloquio con l’Adnkronos l’artista Floreani ricostruisce la genesi del progetto.

Perché 'La Via Astratta'?

“Un’interpretazione ormai diffusa soprattutto in Italia - che condivido appieno, pur se minoritaria - circa la paternità storica dell’Astrattismo, vuole Giacomo Balla come capostipite grazie alle sue Compenetrazioni iridescenti del 1912, scalzando l’intoccabile Vasilij Kandinskij, in quel periodo indaffarato in tutt’altro e che approderà alle forme compiutamente astratte (e non espressioniste-astratte) solo verso il 1920”.

“La Via (italiana) Astratta - spiega l’artista - è quindi quella che parte da Balla, in Italia, nel ’12 e che mi sento (e mi viene riconosciuto) di rappresentare fino ad oggi attraverso le esperienze di decine e decine di artisti che, negli anni, hanno portato avanti questa ricerca: dal Gruppo Como agli astrattisti della Galleria del Milione negli anni ’30 e poi via via fino ad oggi attraverso le ricerche di artisti come Magnelli, Dorazio, Accardi e molti altri. Un flusso ininterrotto, prolifico da oltre un secolo, quindi”.

Il progetto espositivo è site-specific, in che modo le opere entrano in relazione con la collezione permanente del museo?

“Integrare compiutamente le mie opere astratte in una collezione monumentale di versante soprattutto figurativo è la mia sfida complessa che rende unico questo progetto espositivo museale rispetto a tutti quelli che l’hanno preceduto. Si è trattato di compensare pieni e vuoti, di cambiare anche formati nel sostituire le opere della collezione per fare posto alle mie (una ventina, anche di grande formato) in modo che il confronto tra ricerche diverse divenisse allettante e propositivo, che le differenze non apparissero divisive ma fossero incentivate dal confronto”.

Soglie, Ritmati, Costellazioni, c'è un filo rosso che lega le opere?

“Tutte le serie declinano una ricerca comune e personalissima sulla materia caratterizzata da una corposa stratificazione (fino a venti livelli per opera) che si definisce poi nelle forme dei Concentrici, serie di cerchi - appunto - che completano la campitura formale delle opere. Laboriosa, progressiva sequenza che rappresenta una sorta di base comune molto riconoscibile che conduce poi ad una finalizzazione geometrica e cromatica differente tra Soglie, Ritmati e, appunto, Costellazioni”.

Nell'ultimo anno nella sua produzione ricorrono tutte le forme che caratterizzano la sua arte da 40 anni, quadrati, rettangoli, cerchi, ovali, potremmo definire questi lavori una summa della poetica di Floreani?

“Ogni progetto espositivo rappresenta un mondo di mezzo tra la mia ricerca precedente e quella attuale, proiettata però verso la prossima evoluzione. Quindi La Via Astratta contiene al suo interno tutta la mia esperienza pittorica e la mia poetica di questi oltre quarant’anni dalla mia prima personale dell’85”.

Le creazioni sono connotate da una complessa stratificazione, come avviene questo processo e cosa definisce la scelta dei materiali?

“I materiali che compongono le stratificazioni fanno parte di una tecnica mista di mia concezione che caratterizza tutte le opere, un policomponente che può raggiungere stati di aggregazione molto diversi tra loro: da quello pressoché liquido delle colature, al semiliquido delle increspature e quello pastoso dei rilievi”.

Mutuando dalla semiotica, come il segno linguistico è determinato dall'unione di significante e significato, quali sono i significanti e significati che determinano le sue opere?

“Determinare un significato all’opera è probabilmente meno rilevante che lasciarsi condurre fisicamente nella sua realizzazione fino all’esito finale. Così facendo diventa Arte-Vita, un’unica cosa, una componente salvifica, uno stimolo continuo ad interrogarsi e ad interrogare il mondo”.

Quale messaggio vorrebbe che passasse attraverso le sue opere e quale invece è più distante dai suoi intenti?

“Storicamente l’Astrattismo, fin dalle sue origini, ha sempre mantenuto un afflato con l’interiorità, con l’introspezione e, sulla medesima lunghezza d’onda, la mia ricerca può diventare un indicatore, una soglia di resistenza all’impoverimento spirituale del mondo contemporaneo, una sollecitazione a riprendere un’interiorità smarrita contrapponendosi alla presenza ormai dominante di un materialismo opaco. Proprio in questa direzione si può collocare anche questa mia mostra a Milano alla Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, dove i riferimenti ad una dimensione interiore vengono ribaditi con forza, citando anche il mio progetto del 2025 al Museo Diocesano di Vicenza dove il rilievo veniva dato – anche nella titolazione Soglie. Tempo del prima – Tempo del poi - appunto alla serie pittorica delle Soglie intese come limite per il passaggio, per l’ascensione verso stati superiori di coscienza”.

Alcuni artisti sono refrattari a spiegare il senso delle loro opere, soprattutto se astratte, si lascia che sia l'opera a parlare, abitualmente però lo fanno i critici. Le è mai capitato di ritrovarsi in un'interpretazione totalmente estranea, avulsa e assolutamente non condivisibile?

“Ogni artista segue la propria strada e i propri intenti a sua immagine. Comunque sia, va notato come, soprattutto in ambito astratto, molti artisti abbiano invece ritenuto indispensabile definire la propria ricerca: basti ricordare gli scritti di Balla (Tutto si astrae), Kandinskij (Lo Spirituale nell’arte), Mondrian e Malević, con la sua memorabile intuizione secondo cui “l’astrazione è un dominio sulle forme nella natura” e moltissimi altri, a tutte le latitudini e fino ai giorni nostri come, ad esempio, con Peter Halley e i suoi Scritti sull’Arte. In prima persona mi sono cimentato pubblicando il saggio Astrazione come Resistenza, pubblicato nel 2021, considerato il primo saggio sull’Astrattismo in Italia dai tempi di Kn di Carlo Belli, pubblicato nel ’35”.

“Quanto all’incongruità nell’interpretazione critica verso la mia ricerca, non mi è mai capitato in misura clamorosa dal momento che una volta decisa la collaborazione, si è trattato di una crescita condivisa all’interno del progetto”.

In una delle sue riflessioni lei sottolinea la "necessità che l'arte significhi qualcosa" ed emerge una critica feroce allo "spettacolo" dell'arte "d'avanguardia" - dove "il prezzo domina sul valore" - il cui significato sfugge ai più, ammesso che vi sia. Ma non è lo stesso rischio che corre l'arte astratta, quello dell'incomprensibilità per cui alla fine uno nell'opera vede quello che vuole non comprendendone il significato? O forse è anche questo il senso dell'arte astratta, essere una sorta di 'viatico' per un viaggio interiore spirituale e individuale, al di là di ciò che vuole esprimere l'artista?

“Credo che il dominio del prezzo sul valore riguardi il mondo contemporaneo in generale - arte inclusa, quindi - e che questo possa essere visto con chiarezza. Molti attingono all’opera-record venduta all’asta, ma quasi nessuno di loro sa riferire quell’importo all’opera stessa, trasferendo quindi il rilievo non tanto al valore bensì al suo prezzo sul mercato. Tendenza anticipata e teorizzata del resto già oltre mezzo secolo fa con il saggio seminale La Società dello Spettacolo di Guy Débord nel ’67”.

“Quanto all’interpretazione individuale, l’Astrattismo è - tra tutte - l’arte più democratica che esista, perché, trattandosi ad ultima istanza della traduzione sulla tela degli stati d’animo dell’artista, ognuno vi può - se vuole - trasferire i propri, utilizzando quindi l’opera come attivatore della propria sensibilità. L’Astrattismo può essere quindi una sorta di detonatore spirituale per ognuno di noi”.

Domanda che molti artisti non gradiscono. C'è tra le sue creazioni un'opera più amata? E la più sofferta?

“In quasi mezzo secolo di attività non ho mai cancellato un’opera né mai aggiunta o sostituita all’interno di una delle mie personali: mi cimento quindi nella realizzazione solo dopo aver “ascoltato” il livello di motivazione che sento nel farla, attimo dopo attimo, strato dopo strato, fino all’esito finale. Non so se più amata, certo ce ne sono di più significanti, come il primo Concentrico del 2002 ad esempio, che rappresenta ancor oggi la mia “sigla” distintiva in ambito artistico, o la prima Soglia, più recentemente, o le varie declinazioni che via via hanno preso i Ritmati”.

“Riguardo alla sofferenza - aggiunge - nella realizzazione dell’opera non la provo mai: non ricordo di essere uscito dallo studio dopo aver dipinto in condizioni psicologiche peggiori di quelle che avevo prima d’iniziare”.

Una risposta a una domanda che non le ho fatto.

“In una società alla ricerca disperata di visibilità - i purtroppo famosi15 minuti di celebrità di cui parlava Warhol - si assiste ad un appiattimento sul consenso, ad un allineamento sulle parole d’ordine di quella ‘neolingua’ presagita da Orwell nel suo racconto 1984. Una deriva che esclude il pensiero originale, la considerazione profonda, che privilegia un’omologazione sospetta, il più delle volte ipocrita. L’invito che posso fare è di non temere l’inattualità, il pensiero controcorrente, divenuti soprattutto oggi indice d’indipendenza e di ricerca di verità, imprescindibili nell’Arte e nella vita”.

In occasione della mostra ‘La Via Astratta’ alla GASC di Milano è stato realizzato un catalogo della collana del museo con testi di Luigi Codemo e Luca Siniscalco.

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