Allarme Pastai: guerra, noli e dazi frenano export globale

La crisi in Medio Oriente preoccupa per il caro gasolio e il rischio di un calo della produzione italiana di grano. Parla la presidente dei Pastai di Unione Italian Food intervistata dall'Adnkronos

Allarme Pastai: guerra, noli e dazi frenano export globale
23 aprile 2026 | 13.52
LETTURA: 3 minuti

La crisi internazionale in atto, con la guerra Iran e Medio Oriente, sta determinando un rallentamento per il settore della pasta sia in termini di produzione che di export. "Noi pastai dobbiamo affrontare costi impressionanti sui noli della merce verso l'area degli Emirati e l'Asia: a causa del rischio guerra le assicurazioni sono molto onerose e questo frena la domanda in quei Paesi, dalla Cina al Giappone, dalla Thailandia alla Giordania. Ma oltre a questo da una parte l'aumento dei costi energetici, che per l'Italia è particolarmente rilevante, ci rende davvero poco compettititivi e incide sui costi di produzione, dall'altra la crisi ci penalizza ulteriormente per i costi di trasporto che sono in forte aumento e, per quanto si stia cercando di assorbirli, se la situazione prosegue così, si dovrà cominciare a ribaltare questi costi sul prodotto finito". A lanciare l'allarme è la presidente dei Pastai di Unione Italiana Food, Margherita Mastromauro, intervistata dall'Adnkronos. "La chiusura dello Stretto di Hormuz inoltre sta facendo cambiare traiettorie con tragitti più lunghi e sono ritardi nelle consegne addirittura stiamo avendo problemi anche a spedire i campioni a causa dei costi esorbitanti per via aerea" sottolinea.

CTA

Mastromauro, in rappresentanza degli industriali della pasta italiana, è preoccupata anche per l'impatto che la crisi può avere per la produzione di grano duro italiano. "Oltre al caro gasolio c'è l'aumento dei prezzi dei fertilizzanti che arrivano da quelle aeree e questo avrà effetto sulla nuova campagna, perché se mancano i fertilizzanti e per giunta costano molto, sicuramente a livello di produzione potrebbero esserci dei cali di quantità ma anche di qualità. La situazione potrebbe riguardare il grano italiano ma anche altri paesi europei".

"Siamo fortemente preoccupati dal prolungarsi di questa guerra,- sottolinea- noi imprenditori cerchiamo sempre di essere ottimisti ma purtroppo siamo arrivarti a fine aprile e a questo punto è lecito essere veramente preoccupati sulle vendite, sui costi e poi si parla di razionamenti del gasolio e questo è davvero preoccupante" conclude Mastromauro.

Quanto all'export della pasta italiana nel 2025 che, a livello mondiale e non solo negli Stati Uniti, è cresciuto molto meno rispetto agli anni precedenti, Mastromauro commenta i dati diffusi oggi da Unionfood, in un anno sicuramente contrassegnato dal caso dei dazi americani e non solo. "Negli anni precedenti gli Stati Uniti crescevano molto di più, del 10-12% all'anno, quindi sicuramente nel 2025 c'è stato un caso ma in realtà c'è stato su tutto l'export mondiale in generale della pasta, tant'è che chiudiamo con un + 2, 4% in quantità rispetto al + 9% del 2024". "La tendenza - sostiene - è alimentata dalle incertezze legate anche alla politica di Trump che incide non solo sull'export degli Stati Uniti, ma a livello globale e lo vediamo ancor più adesso in seguito della vicenda iraniana. Comunque, rimanendo al mercato americano, il secondo mercato di sbocco per l'Italia dopo la Germania, il tema dei dazi è stato sicuramente penalizzante".

"Il dazio generale del 15%, nel caso della pasta, si è aggiunto ai dazi preesistenti che esistono da oltre un decennio e poi - spiega - c'è stata la vicenda dei dazi antidumping che erano stati inflitti erroneamente a un numero significativo di aziende italiane che rappresentano una quantità di export verso gli Stati Uniti importante, che vale circa 700 milioni di euro".

"Solo grazie a un grande lavoro di squadra fatto tra noi, le istituzioni, l'Unione europea e tutte le parti interessate della filiera per cercare di sensibilizzare il governo americano e rivedere la sua posizione - sottolinea - abbiamo ottenuto questo importante risultato di far rivedere le aliquote e farle riportare in un alveo accettabile. Comunque, oggi oltre ai dazi abituali per le aziende italiane si è aggiunto un dazio generale del 10% quindi una penalizzazione a livello di prezzi e di competitività su quel mercato, c’è stata e continua ad esserci" conclude Mastromauro. (di Cristina Armeni)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza