L'escalation in Iran blocca lo Stretto di Hormuz e spinge il Brent a +4%, l'Opec taglia le stime sulla domanda. Il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, lancia l'allarme sul blocco delle assicurazioni marittime e boccia il piano "pedaggio" di Trump. Con le scorte globali in bilico, il greggio Usa rimpiazza il Golfo Persico, ma i rincari peseranno presto sulle bollette.
Per il terzo mese consecutivo, l'Opec ha ridotto le sue previsioni di crescita della domanda globale di petrolio per il 2026. Un taglio di circa 190mila barili al giorno, che portano le proiezioni di crescita complessiva per quest'anno a circa 780mila barili al giorno. "Vediamo un Opec in affanno rispetto alla scena petrolifera mondiale" dice all'Adnkronos Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli. I membri dell'organizzazione sono stati costretti a diminuire la produzione di greggio per il conflitto in corso in Iran, ma i paesi non compromessi dalla zona bellica stanno lentamente cominciando a incrementare la produzione. Il Brent fa registrare un incremento di prezzo giornaliero del 4%, dopo l'impennata di quasi il 10% registrata nella sessione di ieri, con un prezzo medio per barile attorno agli 85 dollari. Complici tregue e cessate il fuoco non rispettati, la situazione di Hormuz è simile a quella dei primi giorni di guerra: "Niente è stato fatto, niente è stato riaperto”. Tra il 18 giugno e il 4 luglio la media di transito per lo Stretto è stata di una quindicina di navi. Dopo gli attacchi registrati gli scorsi giorni i passaggi sono calati drasticamente: "Parliamo di 4, massimo 5 vascelli, la maggior parte mercantili. Non sono petroliere e non possiamo dire che il prezzo del greggio stia calando". La decisione dell'Opec di tagliare le stime della produzione potrebbe essere derivata anche da un Hormuz in stand-by
Attacchi contro le navi cisterna bloccano anche le assicurazioni, con un potenziale blocco dei transiti. I contratti assicurativi marittimi permettono il blocco delle polizze: "Se non viene più assicurato il rischio bellico, la situazione diventa ancora più stagnante" fa notare Marsiglia, e anche in caso di una riapertura dello Stretto di Hormuz "alcune navi potrebbero restare ferme, impossibilitate a navigare". La proposta del presidente statunitense Donald Trump di utilizzare le forze Usa come "custodi" di Hormuz in cambio di un pedaggio del 20% sul valore di ogni carico di petrolio e merci in transito per coprire i costi di sicurezza, non migliora la situazione. "In questo tipo di economia siamo abituati ai pedaggi, ma se ai prezzi odierni un carico viene a costare il doppio, le merci restano ferme" taglia corto il numero uno della federazione.
Non solo. Gli Stati Uniti "adesso hanno poca credibilità - incalza Marsiglia -. I vascelli restano fermi anche se gli Usa ribadiscono la riapertura di Hormuz. Fin quando non si muoverà realmente l'economia dello Stretto o del Golfo Persico non si può fare nessuna valutazione di tipo economico". Una situazione che giova agli americani. Nonostante non esca greggio dal Golfo Persico, molti paesi si sono rivolti agli Stati Uniti per soddisfare il loro fabbisogno di petrolio.
"Siamo in una scala di economia petrolifera non più sostenibile" avverte infine il presidente. Dalle scorte mancano 350 milioni di barili di greggio, la stima per settembre è tragica, si parla di 900 milioni. Altro nodo da sciogliere è la capacità di rimettere in funzione le infrastrutture di raffinazione colpite. Qatar e Arabia Saudita avevano già avvertito che per tornare a pieno regime sarebbero stati necessari anni. "Acquistiamo prodotto, ma a un prezzo non vantaggioso per salvare l'approvvigionamento di una nazione. I margini si vedranno sulla bolletta delle famiglie italiane nei prossimi mesi, se non delle prossime settimane" conclude. (di Marco Cherubini)