Colture a rischio e costi in aumento, caldo e siccità presentano il conto all'agricoltura

Stime e previsioni di Coldiretti e Confagricoltura

Colture a rischio e costi in aumento, caldo e siccità presentano il conto all'agricoltura
14 luglio 2026 | 13.00
Sibilla Bertollini
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L'ondata di caldo e la siccità d'inizio estate stanno presentando un conto molto pesante all'agricoltura italiana con un impatto sul Pil ancora da quantificare e che potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi, possibile driver per i rialzi dell'inflazione. Coldiretti e Confagricoltura lanciano l'allarme: stime, previsioni e andamento del Po lasciano intravedere un andamento negativo (che tocca anche la vendemmia) se le condizioni climatiche non subiranno un'inversione di tendenza. "È ancora presto per una quantificazione definitiva, ma le prime rilevazioni parlano di perdite produttive che in alcune filiere potrebbero raggiungere il 20%, con punte fino al 30% per il riso se la situazione non dovesse migliorare", fa il punto Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

"Soffrono i pascoli, con minori disponibilità di foraggi, gli ortaggi e la frutta colpiti dalle scottature, il mais e il pomodoro, mentre negli allevamenti registriamo un calo della produzione di latte fino al 20%. A questo si aggiunge - spiega nell'intervista all'Adnkronos -un forte incremento dei costi di produzione: fino al 30% per l'energia nelle stalle e tra il 20% e il 25% per l'irrigazione delle colture. In molte aree, inoltre, la scarsità d'acqua rischia di costringere gli agricoltori a scelte drammatiche, concentrando la poca disponibilità idrica su alcuni appezzamenti e rinunciando a irrigarne altri, come purtroppo è già accaduto negli anni passati. È l'ennesima dimostrazione di come gli eventi climatici estremi siano diventati un fattore strutturale di rischio per il sistema agricolo".

Anche Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, focalizza l'attenzione sul deficit idrico: "Stiamo registrando un’importante carenza idrica, in particolare, nel nord Italia. La situazione è diversificata, ma alcuni territori hanno già attivato irrigazioni di soccorso e strategie per una programmazione d’emergenza. La portata del fiume Po - dice all'Adnkronos - è scesa a circa 300 metri cubi al secondo, laddove i parametri medi estivi si attestano sui 1000-1500 metri cubi al secondo. Ne consegue, in alcune zone, anche una risalita del cuneo salino. Questi fenomeni, uniti a un conclamato aumento delle temperature, concorrono a deteriorare la produttività e le produzioni. Per il riso e il mais si parla già di contrazione delle rese con un crescente rischio di abbandono delle colture, in alcuni casi, se la siccità persiste e non si individuano risorse idriche alternative ed accessibili".

Tutto ciò che incidenza può avere sul Pil? "L'agricoltura rappresenta il primo anello di una filiera agroalimentare che vale oltre 700 miliardi di euro e coinvolge produzione, trasformazione, logistica, distribuzione e turismo. Quando cala la produzione agricola non si fermano solo le aziende agricole, ma si genera un effetto a catena sull'intera economia - replica Bazzana - Se gli eventi estremi dovessero protrarsi, l'impatto rischia di riflettersi sulla crescita economica nazionale, soprattutto in territori dove l'agroalimentare rappresenta uno dei principali motori dello sviluppo e dell'occupazione". Per questo sono necessari "investimenti strutturali sulle infrastrutture idriche e una strategia nazionale di adattamento climatico".

Sul possibile rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli, l'obiettivo, secondo il responsabile economico di Coldiretti, "deve essere evitare fenomeni speculativi che finiscono per penalizzare sia gli agricoltori sia le famiglie. Il rischio c'è. Se diminuisce l'offerta a causa delle perdite nei campi, è inevitabile che si creino tensioni sui prezzi all'origine e, in parte, anche al consumo. Senza dimenticare il fatto che le anomalie climatiche rischiano di causare un accavallamento della maturazione di frutta e verdura, facendo saltare la normale programmazione, con eccesso di offerta in certi momenti e carenze in altri". Da parte sua, il presidente di Confagricoltura sottolinea che "meno produzione equivale a quotazioni più elevate a parità di domanda. Tuttavia, non sempre il calo delle produzioni corrisponde a un aumento dei prezzi; pertanto, possiamo dire che si tratta di una conseguenza possibile ma da non dare per certa. Peraltro, gli agricoltori, sebbene sperimentino un aggravio dei costi di produzione, difficilmente riescono a trasferirlo lungo la filiera. Il dato preoccupante è, sostanzialmente, la contrazione della produzione agricola. Se questa verrà compensata da adeguate importazioni, non ci saranno ripercussioni negative sui prezzi all’origine né su quelli al consumo. La situazione è, invece, preoccupante per gli agricoltori che riscontrano un aumento dei costi e una riduzione dei ricavi per ettaro, oltre che la possibile erosione di quote di mercato interno".

Il caldo estremo accende i riflettori anche sulla vendemmia, che sarà condizionata dall'andamento climatico delle prossime settimane. L'accelerazione del processo di maturazione delle uve è già un dato visibile sia secondo Giansanti ("Ci aspettiamo una vendemmia anticipata con possibili riduzioni delle rese", dice), sia secondo Bazzana che specifica come le alte temperature e la carenza di acqua "stiano accelerando la maturazione delle uve e, nelle situazioni più critiche, possono provocare disidratazione degli acini, scottature e una riduzione delle rese. Molto dipenderà dall'eventuale arrivo di precipitazioni e dalla loro distribuzione. Il rischio è quello di una produzione inferiore rispetto alle attese, anche se è ancora presto per formulare stime definitive". Ma questo dimostra ancora una volta "la necessità di dotare il Paese di un sistema efficiente di invasi e infrastrutture per trattenere l'acqua piovana e garantire disponibilità idrica nei periodi di maggiore emergenza climatica".
(di Sibilla Bertollini)

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