Leonardo Maria Del Vecchio ha debuttato a Otto e mezzo su editoria, politica, Equalize, incidente in Ferrari e sul risiko bancario che coinvolge Mediobanca e Generali
Nel corso della puntata di Otto e mezzo su La7, Leonardo Maria Del Vecchio (31 anni) ha affrontato i principali dossier che lo riguardano: l’editoria, con l’acquisto del gruppo QN-Quotidiano Nazionale e del 30% del Giornale, l’inchiesta Equalize sul dossieraggio, il suo incidente stradale con la Ferrari, fino al risiko bancario che coinvolge Mediobanca e Generali.
Sul dossier Equalize, Del Vecchio ha respinto le accuse di aver fatto spiare i fratelli e la ex compagna. Ha ricordato alla conduttrice Lilli Gruber come l’indagine abbia seguito due filoni distinti, sottolineando che la sua posizione si è progressivamente chiarita. Da una iniziale iscrizione come indagato, ha spiegato, la magistratura lo ha riconosciuto anche come parte lesa, sia nel procedimento di Roma sia in quello di Milano.
“Non ho mai fatto spiare nessuno”, ha detto, aggiungendo che non esiste alcun capo d’accusa relativo alla sua ex compagna. Del Vecchio ha ribadito la piena fiducia nella magistratura e ha evitato di entrare nel merito delle indagini ancora in corso..
Spazio anche al caso dell’incidente stradale avvenuto a Milano, in cui i reati ipotizzati sono sostituzione di persona e omissione di soccorso. Del Vecchio ha contestato innanzitutto la definizione di “indagato”, spiegando che quanto avvenuto è un’elezione di domicilio, atto tecnico che per ora non ha comportato alcuna imputazione formale.
Ha ricostruito la dinamica sottolineando di essersi fermato, di essersi accertato dell’arrivo dei soccorsi e delle condizioni dell’altro conducente. Solo dopo, ha spiegato, ha lasciato il luogo dell’incidente per un impegno di lavoro, lasciando sul posto un autista in attesa della polizia, che sarebbe arrivata con forte ritardo. “Non c’è stata omissione di soccorso”, ha insistito..
Sul fronte finanziario, il numero uno di Lmdv Capital ha ricondotto il complesso intreccio Mediobanca-Generali alla strategia di lungo periodo del padre, Leonardo Del Vecchio. L’obiettivo, ha spiegato, era creare un grande campione finanziario italiano capace di competere con i grandi gruppi europei e americani, in un contesto segnato dallo strapotere delle banche estere.
Del Vecchio ha risposto alle domande di Massimo Giannini sostenendo che non si è trattato di un concerto tra soci (oltre alla holding della sua famiglia, il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone), e ha precisato che Delfin e Caltagirone sono investitori di lungo periodo.
Sul piano politico, Del Vecchio ha dichiarato di aver votato in passato sia per Matteo Renzi sia per Giorgia Meloni. Alla base del giudizio positivo sull’attuale governo non c’è, secondo quanto spiegato, un’adesione programmatica ma una valutazione di contesto: la stabilità. Del Vecchio ha collegato direttamente il clima politico degli ultimi tre anni e mezzo alla decisione del suo family office di investire in Italia circa mezzo miliardo di euro, sostenendo che senza un quadro prevedibile non avrebbe fatto quella scelta. Alla domanda se il governo Meloni “faccia bene all’Italia”, ha risposto richiamando indicatori come lo spread e una percezione generale di solidità, pur riconoscendo di non parlare da economista. Giannini gli ha contestato i numeri dell’economia reale oltre la finanza, Del Vecchio ha sostenuto che l’Italia regge meglio di altri Paesi europei in una fase di difficoltà generalizzata.
Alle domande di Gruber e Giannini su cosa voglia fare delle testate che ha acquisito (e di quelle che vorrà acquisire, anche se considera il gruppo Gedi-Repubblica “un treno che è passato”), Del Vecchio svela il progetto di una media company, descritta non come un semplice gruppo editoriale ma come una piattaforma integrata tra informazione, marketing e servizi alle imprese. L’idea, per come l’ha raccontata, è quella di superare la frammentazione tra contenuti, consulenza strategica e canali di distribuzione, offrendo alle aziende pacchetti completi che includano analisi, posizionamento e scelta dei media più adatti.
In questa cornice ha citato l’acquisizione di una società specializzata in strategic marketing e tecnologie basate su intelligenza artificiale, presentata come uno dei “pilastri” del progetto. Un’impostazione che, se realizzata, sposterebbe l’asse dal ruolo editoriale a quello di infrastruttura di comunicazione. “Anche se il giornalismo è una cosa diversa”, ha commentato Giannini.
Su X e Instagram le reazioni sono state sarcastiche e poco lusinghiere per il giovane manager, considerato impreparato al debutto su un palco ostico come quello di “Otto e mezzo”. Tra somiglianze con il comico Herbert Ballerina e l’esortazione a Luca Bizzarri per un episodio di “Non hanno un amico”, gli è stato riservato l’inevitabile trattamento social: meme, battute e tweet feroci.