Ia, nasce progetto Newjee: "Iran e non solo, così combattiamo la disinformazione"

Federico Bottino e Alberto Trivero (Fondatori Kva) e Maurizio Primanni (gruppo Excellence che ha acquisito Kva due mesi fa)
Federico Bottino e Alberto Trivero (Fondatori Kva) e Maurizio Primanni (gruppo Excellence che ha acquisito Kva due mesi fa)
25 gennaio 2026 | 18.10
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Capire cosa è verificabile e cosa no, quando l'informazione si spezza in frammenti e il rumore prende il posto dei fatti. È da questa esigenza che nasce Newjee, un progetto di ricerca che usa intelligenza artificiale e tecnologie Osint per analizzare non le notizie, ma la loro struttura: le fonti, le entità coinvolte, le intenzioni che orientano la distribuzione di informazione e disinformazione. "Newjee nasce per sfruttare le potenzialità dell'Ai e delle tecnologie Osint per offrire un nuovo modo di approfondire la realtà", spiega Federico Bottino, fondatore di Kva - Kakashi Venture Accelerator. L'obiettivo è offrire "uno spaccato della realtà" che aiuti a distinguere ciò che è verificabile da ciò che rientra nella propaganda, nell'intrattenimento o in altre forme di misinformation.

Per Maryam, che lavora al progetto, questa esigenza non è astratta. Vive a Torino, lavora nel campo della linguistica computazionale ed è iraniana. Da una settimana non riesce a parlare con i genitori rimasti nel Paese. Come molti membri della diaspora, segue quello che accade in Iran da lontano, attraverso un flusso di notizie instabile, fatto di interruzioni, versioni contrastanti e lunghi silenzi.

Ha 28 anni e studia Language Technologies and Digital Humanities all'Università di Torino. Lavora su progetti che intrecciano dati, linguaggio e intelligenza artificiale, con un'attenzione costante all'impatto sociale della tecnologia. Il suo percorso non è stato lineare. "All'inizio non immaginavo di lavorare tra tecnologia e linguaggio - racconta - ma strada facendo ho capito che volevo unire pensiero critico, analisi dei dati e dimensione umana". Oggi sente che quello che fa ha senso proprio per questo. Ma nella situazione attuale la distanza pesa: "Non è facile essere così lontana dal mio Paese e dalla mia famiglia".

In una crisi che cambia di ora in ora, i dati grezzi non bastano. Le informazioni arrivano frammentate, spesso prive di contesto: immagini senza data, video difficili da collocare, dichiarazioni che si rincorrono senza una fonte chiara. Alla censura interna si somma, all'esterno, una sovrabbondanza di contenuti che rende difficile distinguere i fatti dalle interpretazioni. È in questo spazio opaco che si colloca il lavoro di Newjee. Il primo livello di analisi restituisce una sintesi degli eventi: una sequenza verificabile che ricostruisce cosa sta accadendo, quali fattori hanno innescato la crisi e come si è evoluta nel tempo. Non una cronaca spezzata, ma una struttura leggibile. Segue l'osservazione della copertura mediatica recente, in cui le notizie vengono affiancate da indicatori di affidabilità che rendono visibile il peso delle fonti. Le informazioni non sono tutte equivalenti, e questa differenza viene resa esplicita.

Vengono poi isolati i fatti centrali. Le affermazioni principali vengono estratte dal flusso e valutate in base alla loro verificabilità, mostrando quanto spesso, nel rumore informativo, le conclusioni precedano le prove. Un ulteriore livello riguarda il modo in cui le notizie vengono costruite. L'analisi del framing mette in luce le cornici narrative che orientano la percezione pubblica: le parole scelte, gli elementi enfatizzati, le emozioni sollecitate. Raccontare non significa solo informare, ma proporre una visione.

Da qui emergono anche dinamiche di manipolazione più strutturate: ripetizioni, schemi ricorrenti, coordinamenti che attraversano piattaforme diverse e suggeriscono una regia del caos informativo. Non singoli errori, ma pattern. L'analisi delle entità coinvolte permette infine di andare oltre i titoli, osservando le relazioni tra attori, istituzioni e centri di potere. Uno sguardo ai trend globali restituisce il contesto più ampio: non solo cosa sta accadendo, ma cosa il mondo sceglie di guardare e cosa resta ai margini. Per chi vive lontano, l'informazione diventa una forma di contatto fragile. Non colma l'assenza e non interrompe il silenzio, ma aiuta a orientarsi. In giorni come questi, mentre l'attesa di una notizia personale si allunga, capire come funzionano le notizie è spesso l'unico modo per non farsi travolgere dal rumore.

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