Nell'immediato nessuna variazione paragonabile alla benzina, ma il segretario Generale avverte: "Attenzione a chiusure prolungate di Hormuz"
Le tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti hanno riportato al centro del dibattito la vulnerabilità dei mercati energetici. Con il Pun (Prezzo Unico Nazionale) che torna a salire e le incertezze legate alle rotte petrolifere, il mondo dell'automotive elettrico si interroga sul futuro dei costi di ricarica.
"I costi restano in linea con il mese scorso, tra i 50 e i 65 centesimi per kWh - dice all'Adnkronos Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, associazione italiana di e-mobility -. Aumentano il Pun, a 165 euro per Megawatt, ora e i prezzi minimi". L'impatto non è immediato e uniforme, molti operatori si approvvigionano di energia tramite infrastrutture proprie o contratti a lungo termine ancorati a prezzi fissi, al riparo da eventuali oscillazioni. "I gestori delle infrastrutture hanno solitamente accordi su un prezzo base che non viene intaccato dalle variazioni quotidiane - spiega Naso -. Il rischio potrebbe riguardare maggiormente i retailer, ma mi auguro abbiano adottato strategie di sterilizzazione del rischio efficaci per non ribaltare i costi sull'utente finale". Il segretario generale di Modus-E rassicura: "Nell'immediato non vediamo variazioni paragonabili a quelle della benzina". Uno dei vantaggi strutturali dell'elettrico è la minore esposizione alla variabilità di mercato, le incognite sono legate alla durata del conflitto. Nel caso la crisi si protragga, aumenterebbe il rischio che la ridiscussione dei contratti futuri avvenga su basi di prezzo più alte. C'è un dato rassicurante: "Il Prezzo Unico Nazionale influisce per meno del 25% sul prezzo finale della ricarica, che è composto da diverse voci fisse e variabili. In caso di un aumento secco della materia prima, l'impatto sul rifornimento elettrico è decisamente inferiore rispetto a quello che subisce il carburante fossile".
Naso avverte: una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz "alimenterebbe la speculazione su gas e petrolio, con riflessi anche sui costi di ricarica, sebbene in maniera mitigata rispetto ad altri settori". "È evidente - evidenzia - che dobbiamo uscire dalla produzione di energia elettrica tramite gas. Il PUN è oggi guidato dal prezzo del gas, meno dura questa dipendenza, più saremo contenti tutti. Questo conflitto è l'ennesimo segnale della necessità di accelerare la transizione".
L'automobilista elettrico gode di una tripla protezione: contratti più stabili, un peso della materia prima che impatta in maniera minore sul prezzo finale rispetto alla benzina e una maggiore efficienza del veicolo. La situazione potrebbe migliorare: "Aumentando il numero di auto elettriche in circolazione, sulle quali l'Italia si trova indietro, diminuirebbe anche il costo dell'energia" conclude il segretario generale.