La finanza a Roma non c'è più ma 'la romanità' conta in Intesa, Unicredit e (in prospettiva) in Generali

Carlo Messina e Andrea Orcel sono i protagonisti del risiko e le quote di Caltagirone, insieme a quelle di Delfin, hanno assunto un peso strategico maggiore

Andrea Orcel (Unicredit) e Carlo Messina (Intesa Sp)
Andrea Orcel (Unicredit) e Carlo Messina (Intesa Sp)
11 giugno 2026 | 12.32
LETTURA: 3 minuti

La finanza a Roma è soprattutto il ricordo di un'era finita. Le grandi banche non ci sono più, almeno nella loro accezione originaria. Banca di Roma, poi diventata Capitalia, è finita in Unicredit; Bnl è stata inglobata nel gruppo francese Bnp Paribas. Ci sono una serie di istantanee che appartengono ormai agli archivi della storia. I tempi di Cesare Geronzi e Matteo Arpe e lo scontro al vertice di Capitalia, fino al passaggio alla corte milanese di Alessandro Profumo. La lunga partita per il controllo di Banca nazionale del lavoro, patto e contropatto, gli spagnoli del Bbva, Mps e Diego Della Valle da una parte e dall'altra, guidati da Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditori, immobiliaristi e affaristi, da Stefano Ricucci a Danilo Coppola e Giuseppe Statuto, con i loro legami con Gianpiero Fiorani, in una delle battaglie finanziarie più cruente che si possano ricordare.

CTA

Oggi, però, gli sviluppi del risiko bancario hanno rimesso al centro della finanza italiana una quota significativa di romanità. Sono romani sia il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sia il Ceo di Unicredit, Andrea Orcel. Rivali, amici, diversi tra loro, uno banchiere di sistema per estrazione culturale e attitudine, l'altro interprete più spregiudicato di una finanza di stampo internazionale, tutti e due focalizzati nel massimizzare il valore e i risultati delle banche che guidano.

E' romano anche un altro dei protagonisti delle cronache finanziare di questi mesi, il già citato Francesco Gaetano Caltagirone. L'imprenditore ha una lunga frequentazione con la finanza e rappresenta l'anello di congiunzione tra la storia delle banche a Roma, era lui come ricordato alla guida del Contropatto che puntava al controllo della Bnl, e la romanità che oggi torna protagonista nel risiko bancario e, soprattutto, nella partita più importante, quella per il controllo delle Generali.

Se l'operazione con cui Mps ha conquistato Mediobanca non è arrivata all'obiettivo finale, l'offerta di Intesa Sanpaolo sembra destinata ad andare in porto. Ma uno scenario in cui una parte di Mps, e Mediobanca, finiscono nella mani di Carlo Messina e di Intesa, e il resto di Mps confluisce in un nuovo polo costituito da Unipol e Bper, resta ancora contendibile il Leone di Trieste. E le quote di Caltagirone, sia in Mps sia in Generali, insieme a quelle di Delfin, diventano tasselli chiave anche per i piani di Messina e di Orcel, che potrebbero arrivare a spartirsi, in un equilibrio non impossibile da costruire, il controllo del primo gruppo assicurativo italiano.

Con il risultato di avere un quadro finanziario dal punto di vista geografico saldamente ancorato al nord Italia, tra Milano, Torino, Bologna e Trieste, ma con una forte anima romana. Che non vuol dire solo un luogo di nascita ma anche un sistema di relazioni e una consuetudine di rapporti che possono aiutare a fare la differenza, anche quando a guidare sono necessariamente i numeri e le regole della finanza. (Di Fabio Insenga)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza