Secondo l'autore di 'Ceo second life' ripensarsi al di fuori dell'azienda è la chiave per non morire professionalmente
Nel 2024 le richieste di supporto per la ricollocazione dei dirigenti sono cresciute del 35% rispetto all’anno precedente, con una netta prevalenza della fascia over 50, che rappresenta il 63% del totale. È quanto emerge dal report 'Uomo e impresa' del Gruppo Umana, che fotografa un mercato del lavoro sempre più complesso per i manager, in particolare per quelli provenienti da ruoli apicali.
Il dato evidenzia un cambio di paradigma significativo: la carriera dirigenziale non garantisce più stabilità nel lungo periodo e impone una capacità costante di adattamento e riposizionamento. "Spesso vedo persone con entrate altissime che, quando queste finiscono, sono fondamentalmente morte", osserva Matteo Fini, consulente patrimoniale e autore del libro Ceo second life. "La loro vita dipendeva solo dal lavoro: venuto meno quello, viene meno tutto. Ai colloqui arrivano come bambini, senza network personale né visibilità esterna. Sono stati aziendalisti totali che hanno dimenticato di essere prima di tutto professionisti sul mercato”
Uno scenario che mette in luce la necessità, per i dirigenti, di costruire nel tempo un’identità professionale autonoma rispetto all’azienda, investendo su relazioni, competenze trasversali e presenza nel mercato del lavoro.
La via d'uscita proposta da Fini passa per una mutazione genetica del profilo manageriale, che deve iniziare attraverso una nuova concezione di educazione finanziaria: non più intesa come gestione passiva dei risparmi, ma come investimento attivo e strategico per finanziare la propria 'seconda vita' professionale. "Educazione finanziaria significa che una fetta del proprio reddito, mentre si è in età lavorativa, deve essere dedicata allo sviluppo professionale al di fuori dell'azienda", sottolinea l'autore. "Finché vi sono le entrate, molti non sentono il bisogno di diversificare, ma appena viene meno la stampella aziendale, si accorgono di aver tagliato il filo su cui erano appesi, con figli da mantenere e genitori da accudire".
La sfida è passare dalla logica del posto a quella della competenza liquida. Senza un piano di 'seconda vita' costruito con metodo e investimenti sulla propria persona, il rischio è restare appesi a un filo sottile, in attesa di un aiuto che nemmeno la vecchia università può più garantire. “Solo trasformando l’esperienza in un asset indipendente e visibile, i leader italiani possono smettere di essere ostaggi del proprio stipendio e diventare proprietari del proprio destino professionale”, conclude Fini.