Ocse, Messori: “Senza la spinta del Pnrr, l’Italia deve trovare un nuovo motore di crescita”

Le previsioni dell’Ocse migliorano per il 2026, ma indicano una frenata della crescita italiana nel 2027. Quanto peserà l’esaurirsi della spinta del Pnrr? All’ Adnkronos Marcello Messori, economista e visiting fellow all’Istituto Universitario Europeo e allo IEP dell’Università Bocconi ha spiegato perché in vista della prossima manovra servono riforme strutturali.

Marcello Messori, economista
Marcello Messori, economista
23 settembre 2026 | 15.26
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"La crescita italiana rallenterà nel 2027 per il peso delle tensioni geopolitiche e con l’attenuarsi della spinta del Pnrr", intervistato dall' Adnkronos, Marcello Messori, economista e visiting fellow all'Istituto Universitario Europeo e allo Iep Bocconi ha commento le stime dell'Ocse e ha avvertito che "inflazione e salari reali compressi possono frenare ancora i consumi". In vista della manovra, ha chiesto riforme strutturali e invitato il governo a "evitare quelle che potrebbero essere scelte elettorali".

Professore, l’Ocse migliora la previsione di crescita dell’Italia per il 2026, ma per il 2027 stima un rallentamento allo 0,6%. Perchè?

“Vedo due fattori. Il primo è l’attenuarsi degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il secondo è una valutazione probabilmente negativa dello scenario geopolitico e delle sue conseguenze sull’economia. La revisione al rialzo per quest’anno non cambia il quadro di fondo: l’Italia continua a faticare a raggiungere tassi di crescita superiori all’1%”.

L’Ocse ha alzato al 2,6% la previsione d’inflazione per il prossimo anno, quale impatto su potere acquisto e salari?

“Una ripresa dell’inflazione e l’eventuale reazione della Banca centrale europea con nuovi rialzi dei tassi potrebbero rallentare ulteriormente la crescita. Per uscire da questa situazione servono interventi strutturali. La compressione dei salari reali è da tempo un problema grave per l’economia italiana. Aumenta le disuguaglianze e rende difficile la vita quotidiana a una parte consistente della popolazione”.

Con il deficit al 3,1% e l’uscita dalla procedura europea rinviata, il governo può permettersi uno scostamento di bilancio per finanziare nuovi aiuti contro il caro energia?

“La differenza tra il 3,1% e un valore inferiore al 3% può sembrare marginale, ma ha conseguenze da considerare. Restare nella procedura limita i margini di bilancio del governo. C’è poi un aspetto politico: l’esecutivo aveva insistito molto sull’obiettivo di uscirne, e il mancato raggiungimento di quel risultato può essere rilevante in termini di reputazione".

Si aspetta ripercussioni ?

“Francamente no. Per la dinamica del rapporto tra debito e pil, il problema principale è il denominatore: una crescita economica insufficiente. Negli ultimi anni l’Italia ha beneficiato di un sostegno europeo eccezionale attraverso il Pnrr. Se, mentre queste risorse si esauriscono, non riusciamo a rafforzare la crescita, il potenziale dell’economia italiana resta debole in assenza di profonde riforme strutturali”.

Quali?

"L'Italia manifesta un ritardo nell'innovazione digitale anche rispetto all'Europa che a sua volta è già in ritardo. Vi è evidenza empirica che la struttura produttiva resta ancora concentrata sulle piccolissime imprese che fanno fatica a realizzare e utilizzare le attuali innovazioni. Bisognerebbe incentivare, così, non tutte le piccole imprese ma soltanto quelle che sono in grado di fare un salto dimensionale. Sarebbe necessario a questo proposito una formazione e riqualificazione delle risorse umane per le attività innovative.

Una seconda riforma potrebbe essere quella di concentrare la spesa pubblica a sostegno dell'innovazione e dell'inclusione sociale: formazione e integrazione scolastica, invece che disperderla nella protezione di rendite che si annidano in molte componenti del lavoro autonomo e in molte attività con concessioni statali".

Tra vincoli di bilancio e crescita debole, quale scelta potrebbe fare la differenza nella prossima manovra?

“I fattori che frenano la crescita italiana sono profondi e richiedono interventi di medio periodo. Occorre superare un modello fondato sulla compressione salariale e intervenire sul bilancio pubblico anche dal lato delle entrate. Il nostro sistema fiscale è oggi resta piuttosto disordinato e iniquo. Serve una manovra strutturale”.

Sarebbe favorevole all'eventuale tassazione sugli extraprofitti: banche o compagnie energetiche?

“Il ricorrere di questo tema segnala che la concorrenza nei mercati interni non è stata tutelata abbastanza. Se diversi settori riescono a ottenere extraprofitti grazie a posizioni di privilegio, occorre interrogarsi sul funzionamento della concorrenza. Possono esserci eccessi di profitto in situazioni contingenti, ma individuarli e tassarli è difficile. Inoltre, le risorse raccolte dovrebbero avere destinazioni precise. Nell’attuale fase non mi sembra che queste condizioni siano soddisfatte”.

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