Il costo dell’energia e l’aumento delle materie prime pesano sulla competitività della manifattura lombarda e spingono sempre più imprese a guardare oltre i confini europei. È il quadro tracciato da Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia e Feralpi Group, in un’intervista all’Adnkronos. “Il vero problema è il costo dell’energia”, sottolinea Pasini, indicando anche nella burocrazia uno dei principali ostacoli alla competitività. Intanto, nei primi sei mesi dell’anno, la Lombardia continua a trainare l’economia italiana, ma la forte vocazione all’export rende il sistema produttivo particolarmente esposto all’andamento dei mercati internazionali. E sul fronte delle materie prime l’aumento registrato è del 11,5% rispetto all’anno precedente
Qual è lo stato dell’arte della manifattura lombarda e quali sono i principali nodi?
“Tutto sommato, nei primi sei mesi di quest’anno, la Lombardia, intesa come regione, si conferma ancora una volta un territorio che sta trainando anche il Pil nazionale, con circa il 25% del Pil italiano. I numeri stanno dimostrando che anche sulla Lombardia stiamo ottenendo buoni risultati. Essendo una regione fortemente orientata all’esportazione, siamo però molto, molto vincolati a quelli che sono i mercati esteri, in modo particolare agli Stati Uniti, dove i dati dimostrano ancora un certo dinamismo. Molto preoccupante, invece, è l’aumento dei costi delle materie prime, che abbiamo registrato nell’ordine dell'11,5% rispetto all'anno precedente”.
Alcune aziende sono intervenute con sconti e price cap su luce e gas per i consumatori. Bisogna intervenire anche sulle imprese?
“Noi siamo favorevoli che il governo sia intervenuto con il price cap, anche perché ci sono diverse famiglie in difficoltà. Riguardo all'impresa credo che intervenire con degli sconti non sia la strada migliore. Occorre un intervento strutturale, non congiunturale. Tutte le volte che ci sono guerre in atto, grandi aumenti o speculazioni bisogna intervenire in modo strutturale. Noi compriamo il gas, in gran parte, all'estero, ma il prezzo si carica sul mercato all’ingrosso olandese Ttf, dove dietro c'è molta finanza: è un problema che non deve risolvere l'Italia ma l'Europa. In aggiunta occorre ricordare che tutta l'energia che si produce in Italia viene vincolata al prezzo massimo del gas: quindi anche le rinnovabili”.
Per finanziare queste misure si potrebbe ipotizzare una tassazione su quelli che sono i cosiddetti extraprofitti oppure non è questa la strada?
“Il concetto di extraprofitto non esiste a livello economico: esistono i profitti. Detto questo, sappiamo perfettamente che in questo momento ci sono le multiutility che stanno facendo diversi profitti. Io credo che tra produttore e consumatore si possano trovare vie d'uscita, come ad esempio con l’Energy Release. Gli energivori ricevono per tre anni un’anticipazione di energia rinnovabile, impegnandosi a realizzare nuova capacità green e a restituire energia in seguito. Tengo a ricordare anche l’accordo su Idro release raggiunto in Lombardia con istituzioni, produttori ed energivori".
Altro problema denunciato da molte aziende è il credito alle Pmi: siete preoccupati dalle operazioni di aggregazione degli istituti di credito in corso oppure ritenete che possano essere un’opportunità?
“Guardi, lei mi ha fatto una gran bella domanda, perché io ho quel problema in alcuni convegni e sembra che quando si parla di banche e di economia ci sia quasi una sorta di pudore. Mi permetto anche di dire che noi, come Confindustria Lombardia, rappresentiamo anche le Pmi, per cui quello che vediamo in questo momento è la difficoltà anche degli istituti bancari ad accompagnare le nostre imprese. Parlo soprattutto dei grandi istituti bancari. Ovviamente mi sembra che delle volte anche sulla stampa si parli di record di utili e profitti. Oggi, mi permetto di dire, come noi imprenditori abbiamo il dovere sul nostro territorio di sostenere l’imprenditore e mantenere l’occupazione, anche le banche hanno un dovere sociale verso l’economia: accompagnare le imprese”.
E sul risiko?
“Io non sono contrario all’aggregazione delle banche, anche perché servono per accompagnare le nostre imprese all’estero. Vedo però il problema in modo diverso: come noi imprenditori abbiamo il dovere di mantenere l’occupazione sul territorio, le banche hanno il dovere sociale verso l’economia di accompagnare le imprese. Dovrebbero uscire meno sui giornali e aiutare un po’ di più le imprese”.
Quali sono i due punti sui quali intervenire per rilanciare la competitività delle imprese lombarde?
“Il vero problema è il costo dell’energia, fintanto che noi abbiamo il gas metano oltre 80 euro al megawattora e l’energia intorno ai 220 euro/MWh. Tanti imprenditori stanno guardando fuori dai confini europei: dove vengono garantiti costi delle materie prime più bassi e un tenore burocratico più basso, l’imprenditore segue questa strada. Di queste criticità e delle soluzioni possibili ne parleremo nel contesto internazionale del World Manufacturing Forum il 22 e 23 ottobre a Milano".