"Coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità finanziaria è possibile. L’adesione agli Accordi di Parigi innescò un virus benigno in azienda, che lentamente aumentò la consapevolezza su queste tematiche. A un certo punto ci rendemmo conto che volevamo fare sostenibilità veramente, ma non per dovere, per un accordo o per degli obiettivi esterni, bensì perché avevamo capito che era la cosa giusta da fare. Avevamo capito che gli obiettivi finanziari, e anche gli stessi benefit personali, non avrebbero avuto poi un grande valore di fronte alla necessità di garantire alle generazioni future un mondo sano e un futuro felice. Questo passaggio dal fare sostenibilità perché ‘si doveva’ al perché ‘si voleva’, credo sia stato il cambiamento di approccio più grande fatto in Fater su questa tematica". Lo ha detto Giuseppe Sirianni, Chief Technology Innovation Officer Fater, all’Adnkronos Q&A dal titolo ‘Sostenibilità, le nuove parole chiave’, oggi a Palazzo dell’Informazione di Roma.
"È relativamente facile - osserva Sirianni - declinare le azioni che si fanno. La cosa più difficile è poi trasformarle in risultati. Nel 2020 abbiamo aderito a SBTi, Science Based Targets initiative, una piattaforma nata dalla collaborazione tra Wwf e alcune agenzie non profit, che aiuta le aziende a tradurre i principi in obiettivi scientifici, numerici, misurabili e tracciabili nel tempo. Quello che facemmo con SBTi fu innanzitutto definire le aree di focus e, per ogni area, stabilire degli obiettivi numerici e un cronoprogramma. Sono due le aree di focus in ambito di sostenibilità. La prima - precisa - è la decarbonizzazione. L’obiettivo che ci siamo posti, prendendo come linea di base le emissioni totali del 2020, è di ridurle del 27% entro il 2030 e del 90% entro il 2040. La seconda area di focus riguarda la plastica. L’obiettivo che ci siamo dati è di passare completamente a plastica riciclabile e ridurre in termini assoluti l’utilizzo di plastica vergine del 60% entro il 2030 e del 75% entro il 2035". Su entrambi gli obiettivi "siamo in anticipo - afferma Sirianni - rispetto ai nostri cronoprogrammi. Per le emissioni di anidride carbonica, chiuderemo il 2026 con una riduzione totale del 26% rispetto al 2020, a un passo dall’obiettivo del 2030. Questo 25-26% è una media delle emissioni relative alla parte energetica e di quelle relative alla parte fisica. Abbiamo ridotto le emissioni carboniche relative alla componente energetica del 42% in 6 anni: si può fare. Per quanto riguarda la plastica - aggiunge - oggi il 98% è già riciclabile. E, per quanto riguarda l’utilizzo di plastica riciclata, siamo al 30%: eravamo partiti da zero. Arriveremo al 50% entro il 2027. Sono numeri che ci rendono fieri, ma ciò che ci rende ancora più orgogliosi è anche il modo in cui li abbiamo raggiunti".
"Abbiamo ridotto le emissioni del 25% - puntualizza Sirianni - ma, contemporaneamente, abbiamo aumentato il volume delle vendite del 15%. Questo significa che le emissioni per singola unità di vendita sono scese del 40%, normalizzando per volume di vendita. Un altro aspetto importante è che si può coniugare sostenibilità ambientale, decarbonizzazione e crescita economica. Un dato che voglio aggiungere è che le azioni che hanno portato a questa decarbonizzazione hanno avuto un impatto netto sui costi per singola unità di vendita pari a -8,5%", conclude.