Sostenibilità, all'Università Roma Tre si discute 'Manifesto di nuova economia sociale e sostenibile'

In occasione della terza conferenza internazionale di 'Renaissance in Economics'

A Roma Tre si discute il “Manifesto di nuova economia sociale e sostenibile” - (foto Ufficio stampa)
A Roma Tre si discute il “Manifesto di nuova economia sociale e sostenibile” - (foto Ufficio stampa)
15 maggio 2026 | 16.05
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Alle facoltà di Economia e Scienze Politiche dell’Università Roma Tre si discutono oggi le proposte di sviluppo sostenibile contenute nel 'Manifesto di nuova economia sociale e sostenibile', al centro del congresso che nella prima giornata di ieri è stato ospitato dall’Università di Roma Tor Vergata, per la terza conferenza internazionale di 'Renaissance in Economics'. Un incontro che mette assieme ospiti internazionali a livello accademico, rappresentanti istituzionali e organizzazioni del mondo economico e sociale e civile, che si confrontano sulle grandi trasformazioni in atto: crisi climatica, disuguaglianze, transizione tecnologica.

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A inaugurare la conferenza, il saluto del Pro Rettore di Roma Tre, Giorgio de Marchis: “Come Università Roma Tre noi siamo veramente lieti e onorati di ospitare la terza edizione di questa conferenza internazionale, perché pensiamo corrisponda esattamente al sistema di valori che regge questo Ateneo. Sono certo che questi due giorni di dialogo e confronto non potranno che portare a dei risultati tangibili e perfettamente in linea con quello che vuole essere l'Università Roma Tre”.

La prima sessione, 'Sviluppo come uguaglianza: la sfida di genere', ha visto protagoniste Bina Argwal (professoressa di Economia dello Sviluppo e dell’Ambiente all’Università di Manchester) e Marusca De Castris (professoressa di Economia Statistica e Metodi per la valutazione delle politiche Roma Tre). “Questa conferenza - ha detto Bina Argwal - guarda l'economia da un punto di vista eterodosso e rappresenta per me un'importante opportunità per discutere della disuguaglianza di genere e di come questa si presenti, soprattutto quando guardiamo alla distribuzione della ricchezza, al mercato del lavoro e alla disparità nell'accesso all'istruzione tra uomini e donne. Misurandoli si scoprono disuguaglianze persistenti: perché nonostante l'uguaglianza e le norme c'è ancora questo grande divario? Le cause sono le disuguaglianze nascoste, che hanno risultati ben visibili e che riguardano le norme sociali, le percezioni sociali e quanto siano legittime le rivendicazioni”.

De Castris ha quindi aggiunto: “In questi due giorni stiamo affrontando una serie di temi, dall'ambiente, al lavoro, alla diseguaglianza di genere, alle diseguaglianze di governance, che porteranno auspicabilmente a nuove proposte per lo sviluppo sostenibile. L'auspicio è che il Manifesto della nuova economia possa diffondersi ampiamente, non solo nella comunità scientifica, ma nella società civile e raggiungere la governance che disegna le politiche per portarci a risolvere una serie di problemi economici e sociali. Questa conferenza ha degli obiettivi molto ambiziosi, obiettivi di lungo periodo, chiaramente, che non possono essere risolti in breve con politiche che guardano a un orizzonte molto vicino, come spesso accade. Noi vogliamo trasferire questa conoscenza, questa nuova visione del mondo alla società civile e ai policymakers”.

La sessione 'Ripensare l'economia partendo dall'equità intergenerazionale', ha visto la partecipazione di Alessio Guandalini (segretario generale Sieds e Istat), Lauretta Rubini (membro Siepi e Università di Ferrara) e Francesco Salustri (professore Associato di Economia all’Università Roma Tre). Quest’ultimo ha spiegato: “Affrontiamo tanti temi, dalla disuguaglianza di genere, all'equità intergenerazionale, dall'instabilità politica e dei mercati alla cooperazione e al ruolo della fiducia nei mercati. Cosa mette insieme equità, instabilità e cooperazione? È il modo di vivere insieme per il benessere di tutti quanti. Tramite i progressi nella scienza economica dobbiamo essere sicuri che l'economia assicuri benessere ridistribuito equamente per tutti. Dobbiamo ripensare a politiche concrete, che guardino anche alle generazioni future”.

Nel Panel 'Esternalità di mercato, instabilità strutturale e guerra', la lezione di Kenneth Amaeshi (professore di Finanza e Governance Sostenibile alla School of Transnational Governance dell’Università di Edimburgo e dello European University Institute): “Sono qui oggi per fornire il mio contributo nell'ambito delle esternalità di mercato. L'economia è una branca molto ampia, è una disciplina molto ricca di contenuti, ma il problema delle esternalità spesso non è stato analizzato in maniera accurata. Pertanto, la prospettiva che vorrei portare al tavolo della discussione riguarda la tematica della finanza sostenibile come strumento per affrontare le esternalità di mercato. Se ragioniamo sull'idea che la sostenibilità si assicuri tramite la gestione degli impatti, sia che si tratti di aumentare gli impatti positivi o diminuire quelli negativi, capiamo che gli stessi possono fungere da strumento per comprendere le esternalità e il modo in cui le imprese e i mercati possono confrontarsi con le esternalità diventerà un ulteriore spunto di riflessione. Inoltre, credo sia anche necessario andare oltre il classico pensiero economico per apprezzare come le economie differiscano a seconda del contesto di riferimento. I sistemi economici non sono sempre simili e pertanto le filosofie economiche devono essere ampie abbastanza da ospitare diversi sistemi e soprattutto le prospettive del cosiddetto sud globale”.

Alla sessione hanno portato propri contributi anche Manal Totry-Jubran (docente ospite presso il Global Centre of Democratic Constitutionalism, Ucl School of Laws, Luiss Roma e Bicocca Milano), Costanza Consolandi (professoressa di Finanza d’Impresa all’Università di Siena) e Giovanni Ferri (professore di Economia Politica all’Università Lumsa).

Ad Aleksa Uljarevic il Premio dello Young Paper Award. La giovane ricercatrice associata al Luxembourg Institute of Socio-Economic Research, nata a Brescia da genitori bosniaci, ha ringraziato: "Sono veramente onorata di aver ricevuto questo premio. Nel mio lavoro ho cercato di investigare sull'interazione della rappresentanza di gruppi identitari che sono normalmente marginalizzati nella nostra società sotto molti aspetti. Analizzo il ruolo del maggiore potere delle donne sulla segregazione razziale nei contesti educativi delle scuole. Ed ho potuto riscontrare l’esistenza delle preferenze di genere che vedono le donne più aperte verso l'integrazione e l'educazione razziale. Questo si traduce anche in politiche concrete: la segregazione etno razziale diminuisce in risposta al numero della rappresentanza femminile in organi che gestiscono le governance”.

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