I Guardiani della Rivoluzione rivendicano il lancio dei missili sostenendo di aver preso di mira "basi nemiche" nella regione in risposta ai bombardamenti americani contro siti radar a Goruk e sull'isola di Qeshm
Mentre si avvicina la scadenza fissata dagli Stati Uniti per i negoziati sul dossier iraniano, il confronto tra Washington e Teheran torna ad alzare la temperatura nel Golfo. Secondo fonti citate da Al Arabiya, il presidente americano Donald Trump avrebbe comunicato ai mediatori che i colloqui non dovranno superare i 60 giorni concordati e che l'Iran è chiamato a fornire una risposta in tempi rapidi. Secondo Al Arabiya, inoltre, sono stati compiuti progressi sulla questione dei beni iraniani congelati, ma restano divergenze su quanto denaro debba essere sbloccato e quando.
Nelle stesse ore, il CentCom ha reso noto che l'Iran ha lanciato sette missili balistici contro Kuwait e Bahrain in risposta ai raid americani contro siti radar iraniani: sei sono stati intercettati, mentre il settimo non ha raggiunto l'obiettivo. Secondo quanto riferito dal CentCom in un messaggio pubblicato su X, "non ci sono al momento notizie di vittime tra il personale statunitense" e risultano "false" le affermazioni diffuse da Teheran secondo cui l'attacco avrebbe colpito la sede della 5ª Flotta americana a Manama.
L'attacco arriva poche ore dopo un'altra fase di tensione nello Stretto di Hormuz. Fonti militari statunitensi hanno infatti riferito che quattro droni iraniani diretti verso l'area marittima strategica sono stati intercettati e distrutti perché considerati una "minaccia immediata" per il traffico navale commerciale. In risposta, le forze americane hanno colpito siti radar costieri iraniani nelle località di Goruk e sull'isola di Qeshm.
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato il lancio dei missili sostenendo di aver preso di mira "basi nemiche" nella regione come rappresaglia per i bombardamenti americani contro le infrastrutture radar iraniane. La versione di Teheran contrasta però con quella fornita dal CentCom, secondo cui nessuna installazione militare americana sarebbe stata colpita.
Nonostante le intercettazioni, corrispondenti dell'Afp hanno riferito di esplosioni udite nei pressi dell'aeroporto internazionale di Kuwait City e nella capitale del Bahrain, Manama, mentre in diverse aree sono risuonate le sirene d'allarme.
Il Kuwait ha condannato i nuovi attacchi, definendoli una "minaccia diretta" per la "vita dei cittadini e dei residenti" e parlando di ''escalation pericolosa''. Il Kuwait "ribadisce che questi attacchi costituiscono una flagrante violazione della sovranità dello Stato", si legge in una nota del ministero degli Esteri, aggiungendo che "rappresentano una pericolosa escalation".
Anche il ministero degli Esteri del Bahrain ha condannato "con decisione il nuovo attacco" dell'Iran, denunciandolo come "sfacciata violazione flagrante della sovranità di entrambi i Paesi".
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha accusato l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) di politicizzare la supervisione del programma nucleare di Teheran, accusando il direttore generale Rafael Mariano Grossi di aver ignorato gli attacchi statunitensi e israeliani contro siti nucleari iraniani. ''Grossi parla di 'ambiguità', 'mancanza di accesso' e 'perdita di continuità delle conoscenze', ma questa situazione non si è creata dal nulla'', ha scritto Gharibabadi. ''Gli impianti nucleari protetti da salvaguardie sono stati bersaglio di attacchi militari da parte degli Stati Uniti e del regime israeliano. Il Direttore Generale non ha mai condannato questi attacchi'', ha sostenuto.
Gharibabadi ha aggiunto che Grossi è "completamente a disposizione degli Stati Uniti e dell'Occidente" e si è chiesto come una persona con "questo approccio politico e questa dipendenza" possa gestire l'Aiea. Il vice ministro ha quindi aggiunto detto che se l'Aiea vuole una soluzione diplomatica, deve smettere di trasformare i rapporti tecnici in strumenti di pressione politica. "Non si possono bombardare strutture protette da salvaguardie, impedire l'accesso necessario per le ispezioni e poi usare le conseguenze di quell'attacco come pretesto per accusare l'Iran", ha concluso.
Il Pentagono è sempre più preoccupato per l'intensificarsi delle attività di spionaggio israeliane contro gli Stati Uniti, tanto da aver recentemente innalzato il grado di allerta per il controspionaggio da "principale alleato americano in Medio Oriente" al livello più alto. Lo hanno riferito alla Nbc due funzionari statunitensi e un ex funzionario statunitense. Nelle scorse settimane, spiegano alcuni funzionari, la Defense Intelligence Agency (Dia) del Pentagono ha pubblicato una nuova valutazione delle minacce di controspionaggio, in un contesto di crescenti tensioni tra Israele e Stati Uniti sulla strategia da adottare nella guerra con l'Iran. Le fonti hanno aggiunto che la Dia ha diffuso un messaggio interno che innalzava il livello di allerta per Israele a "critico".
La designazione deriva da preoccupazioni interne al Pentagono secondo cui Israele starebbe compiendo sforzi per sorvegliare alti funzionari statunitensi con l'obiettivo di ottenere informazioni sulle deliberazioni interne e sul processo decisionale dell'amministrazione Trump in merito ai conflitti in Medio Oriente, hanno affermato i funzionari. Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense, la valutazione della Dia comprende un documento di sette pagine e un grafico. Il documento afferma che, secondo il funzionario, la capacità di Israele di condurre attività di spionaggio umano e di raccolta di informazioni tecniche si trova a un "livello critico". Il documento individua inoltre una serie di episodi specifici che hanno acuito le preoccupazioni degli Stati Uniti, ha affermato il funzionario.