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Sanremo

Il cappellano dell'Ariston stronca Bisio

06 febbraio 2019 | 13.20
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(Fotogramma /Ipa)

di Elena Davolio

Al Festival di Sanremo "si respira un'aria poco serena. Si dovrebbe lasciare fuori ciò che non c'entra con la canzone italiana. La politica deve uscire dal Festival? Sono i politici a dovere uscire dall'Ariston". Parola del cappellano dell'Ariston, don Pasquale Traetta. Il sacerdote, che ha all'attivo 21 anni da padre spirituale degli artisti del Festival di Sanremo, ha seguito la prima serata dietro le quinte. E al momento del monologo di Claudio Bisio sul 'passerotto migrante', come racconta all'Adnkronos, è sobbalzato.

"Quel monologo - osserva don Pasquale - era fuoriluogo. Non condivido il mischiare la politica con la canzone e poi, in tutta franchezza, gli italiani guardano Sanremo per ascoltare la canzone italiana, non le manfrine'". Il monologo di Bisio ha attirato gli strali anche di Fdi che si è detta dispiaciuta della 'tribuna all' umanitarismo ben retribuito'. "Non condivido nemmeno queste polemiche sui compensi che ricorrono ogni volta in maniera strumentale. Quel monologo era fuoriluogo, punto e basta, al di là della retorica che si fa sui cachet", dice il padre spirituale dell'Ariston.

"Sono il padre spirituale degli artisti di Sanremo da 21 anni. Politica e canzoni si devono tenere separate - ribadisce don Pasquale -. Il Festival deve essere avulso dalla politica, poi è chiaro che anche le canzoni stesse sono mirate politicamente. Ripeto, fossi stato in Bisio non avrei fatto questo lungo monologo. Se Bisio venisse a confessarsi non gli darei comunque la penitenza, io non le do mai". Una strigliata arriva anche a Virgina Raffaele per la gaffe sui Casamonica: "Battutaccia davvero, senza girarci intorno. Ma, conoscendo la sua vena di artista comica, penso sia consapevole di avere sbagliato, non occorre la mia ramanzina".

Il cappellano dell'Ariston rivolge l'attenzione ai testi delle canzoni in gara quest'anno. Non c'è solo l'amore, si parla anche di barche senza porti, di violenze domestiche: "Mettendo insieme canzoni e cantanti, è l'immagine dell'Italia di oggi: molta insicurezza, poca prospettiva e tanta insoddisfazione. Nelle canzoni c'è il riflesso del mondo di oggi. Se la strada che percorriamo non ci porta niente di buono, si deve cambiare rotta e mettersi in ascolto, anche le canzoni dicono tanto". Don Traetta dedica una riflessione ad Achille Lauro: "Tra gli artisti sembra il più 'maledetto' ma a me non dispiace. Comunque sia, parla anche di Dio. Ben vengano queste canzoni che ci fanno riflettere in modo canoro la coralità degli italiani e dell'Europa. Possono sembrare banali ma se anche lo fossero è perchè il mondo di oggi è stato banalizzato, per una soluzione più comoda".

Il cappellano dell'Ariston indossa per un attimo i panni del direttore artistico Claudio Baglioni: "Sui migranti ha risposto quel che pensava. E' chiaro che quando si dice una cosa si devono mettere in conto le conseguenze, specie quando come lui si ha un ruolo e una visibilità. Nei panni di Baglioni non avrei detto la mia perché in queste circostanze qualunque cosa tu dica è un boomerang che presta il fianco a strumentalizzazioni. Poi è fuori di dubbio che lui sia molto attivo con la carità, mai sbandierata. Una solidarietà portata avanti nel silenzio come tanti altri che non esibiscono cartelli".

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