La Commissione Europea valuta gli aiuti di Stato concessi da Parigi al colosso elettrico per costruire 6 nuovi reattori atomici.
La Commissione Europea di Ursula von der Leyen indaga sugli aiuti pubblici concessi dalla Francia alla Edf per costruire sei reattori nucleari. L'esecutivo Ue informa in una nota di aver avviato un'indagine approfondita per valutare se il sostegno pubblico che la Francia intende concedere per la costruzione e la gestione di sei nuovi reattori nucleari sia conforme alle norme Ue sugli aiuti di Stato.
L'avvio di un'indagine approfondita sugli aiuti di Stato, precisa l'esecutivo comunitario, è una procedura comune quando sono coinvolti pacchetti di aiuti complessi, come nel caso di Edf. La Francia e gli altri interessati potranno presentare osservazioni.
L'avvio dell'indagine arriva poche settimane dopo che von der Leyen, a Parigi al fianco di Emmanuel Macron, ha aperto esplicitamente all'uso dell'energia nucleare come opzione ottimale, insieme alle rinnovabili, per assicurare l'indipendenza energetica dei Paesi Ue, con particolare attenzione agli Smr, i piccoli reattori nucleari modulari.
Nel novembre 2025, la Francia ha notificato alla Commissione il suo piano di sostegno alla costruzione e alla gestione di sei nuovi reattori nucleari, con una capacità totale di generazione di energia elettrica di 9.990 megawatt.
I sei nuovi reattori saranno costruiti a coppie nei siti di centrali nucleari esistenti a Penly in Normandia, a Gravelines nell'Alta Francia e a Bugey nell'Ain (Provenza-Rodano-Alpi). I reattori dovrebbero entrare in funzione tra il 2038 e il 2044, con una vita utile di 60 anni ciascuno. I costi di costruzione sono ingenti: la stima attuale è di 72,8 miliardi di euro.
In base ai trattati Ue, gli Stati membri sono liberi di determinare il proprio mix energetico. La Francia ha scelto di promuovere l'energia nucleare, nell'ambito della propria politica energetica nazionale.
Il progetto mira ad aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico per la Francia e per i Paesi limitrofi (inclusa l'Italia, che importa elettricità prodotta dal nucleare francese, ndr), e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell'Unione.
Il beneficiario del sostegno è Électricité de France (Edf), che gestisce l'intero parco nucleare francese. Per la realizzazione del progetto verrà costituita una società veicolo (Spv, Special Purpose Vehicle), interamente controllata da Edf.
La Francia prevede di sostenere Edf con tre misure: un prestito agevolato a tasso preferenziale, che copre il 60% dei costi stimati; un contratto per differenza (Cfd) bilaterale della durata di 40 anni per garantire entrate stabili agli impianti; un meccanismo di condivisione del rischio con un elenco specifico di eventi, per dare protezione contro i rischi al di fuori del controllo di Edf, come disastri naturali imprevedibili e modifiche alla legislazione nazionale.
In questa fase, sulla base della sua valutazione preliminare, la Commissione sottolinea di aver ritenuto il progetto "necessario" e che l'aiuto di Stato agevoli lo sviluppo dell'attività economica. La Commissione riconosce inoltre il potenziale contributo del progetto alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla decarbonizzazione.
Ciononostante, l'esecutivo Ue ritiene che sia necessario valutare se la misura sia pienamente conforme alle norme dell'Ue in materia di aiuti di Stato. Per questo, ha deciso di avviare un'indagine approfondita in merito all'adeguatezza e alla proporzionalità del pacchetto di aiuti.
Per la Commissione, è importante garantire che l'aiuto sia limitato allo stretto necessario. In particolare, la Commissione "nutre dubbi" sul fatto che il pacchetto proposto raggiunga un "adeguato equilibrio" tra la riduzione dei rischi per consentire l'investimento e il mantenimento di incentivi per comportamenti efficienti, evitando al contempo un "eccessivo" trasferimento del rischio allo Stato.
Secondo la Commissione, è anche importante valutare l'impatto della misura sulla concorrenza nel mercato e se questo sia ridotto al minimo.
In particolare, l'esecutivo teme che la misura possa "consolidare o rafforzare" indirettamente il potere di mercato di Edf, che è monopolista.
La Commissione verificherà inoltre se vi siano garanzie sufficienti per garantire che la strategia commerciale di Edf non porti a "distorsioni" del mercato e per impedire che gli aiuti vengano trasferiti a specifici partecipanti al mercato.