La Lega protesta a Bruxelles contro la centralizzazione dei fondi di coesione Ue a livello degli Stati nazionali, preservando l'autonomia regionale nella gestione delle risorse europee.
Una cinquantina di sindaci della Lega si sono ritrovati oggi a Bruxelles per protestare contro il progetto, incluso nella proposta per il Quadro finanziario pluriennale dell'Ue 2028-34, di portare la gestione dei fondi di coesione al livello degli Stati, eliminando il vincolo diretto tra la Commissione Europea e le Regioni che finora aveva sempre caratterizzato questo pilastro della politica comunitaria.
"Abbiamo cinquanta sindaci della Lega arrivati da tutta Italia per esprimere preoccupazione per la riforma della politica di coesione - ha spiegato il capodelegazione nel gruppo dei Patrioti Paolo Borchia - una politica trentennale che nei nostri territori ha portato tanti risultati, con un modello di governance che valorizzava le Regioni e gli enti locali".
Adesso, ha continuato l'eurodeputato scaligero - la direzione accentratrice che sta venendo ci preoccupa, non per ragioni pregiudiziali o ideologiche, ma perché viene messo a repentaglio un modello che finora ha funzionato, ha dimostrato di essere virtuoso, portando risorse alle imprese e ai territori".
"Oggi a Bruxelles - ha detto incontrando i giornalisti davanti al Parlamento Europeo il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo - portiamo un manifesto al vicepresidente Raffaele Fitto".
Il problema, ha continuato, è che "c'è la volontà di centralizzare sempre di più nelle mani degli esecutivi le politiche che si fanno nei vari Paesi europei. Il tema dei fondi di coesione è importantissimo: ha dato alle Regioni la possibilità di spendere i soldi in base ai loro bisogni".
"Se questa possibilità ci dovesse essere tolta - ha spiegato Romeo - sarebbe una vera sciagura per i territori. Solo i territori sanno come spendere i soldi nel modo migliore, per fare in modo che davvero la coesione avvenga. Questo è un principio per noi sacrosanto".
Poi, ha convenuto Romeo, "ci possono essere alcune Regioni, anche nel nostro Paese, che non sono in grado di spendere le risorse, o che quantomeno non le spendono interamente, ma non si può fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono le Regioni virtuose, che i soldi li sanno spendere e raggiungono determinati obiettivi".
E dunque, "se proprio si vuole intervenire, lo si faccia lasciando libere le Regioni che davvero sono in grado di spendere i soldi, di continuare a poterlo fare. Bisogna poter dare un premio a chi si comporta in modo virtuoso, e magari una penalità a chi non lo fa. Ma non si può trattare tutti allo stesso modo: è un ipercentralismo che riporta tutto alla Commissione e ai governi".
Per Romeo, "è un male, in controtendenza rispetto a quello che continuiamo a ribadire, che per risolvere i problemi dell'Europa e dell'Italia ci vuole più federalismo, più autonomia, più responsabilità dei territori, esattamente il contrario di quello che stanno facendo. Forse è meglio riportare il potere verso i territori: questo potrebbe portare la politica stessa ad essere più interessante per i cittadini stessi", ha concluso il capogruppo.
Secondo Andrea Monti, responsabile Enti locali della Lega Lombarda e sindaco di Lazzate (Monza e Brianza) oggi a Bruxelles "c'è la vera Europa, quella che rappresenta i territori, con 50 sindaci che rappresentano migliaia di sindaci in Italia che sono preoccupati per la riforma dei fondi di coesione, che sono un esempio virtuoso".
"In molte Regioni - prosegue Monti - soprattutto nel Centro-Nord, vengono spesi per intero i fondi europei, con programmi che sono regionali e che vengono trattati direttamente tra Regioni e Ue. Questa è l'Europa che funziona: è il punto da cui partire, non da distruggere". Intanto è in corso al Parlamento Europeo l'incontro con il vicepresidente Fitto, cui tocca il compito di dialogare con gli enti locali per difendere la proposta della Commissione, che era planata sul tavolo del collegio dei commissari senza essere anticipata per tempo ai capi di gabinetto, cosa che avrebbe consentito loro di prepararsi.