Il cessate il fuoco dopo l'ok del governo israeliano. Per monitorare la tregua saranno impiegati anche 200 soldati Usa. Pubblicati i nomi 250 detenuti palestinesi che saranno rilasciati: non ci sono Barghouti e Saadat. Iniziano a rientrare i palestinesi sfollati. Trump lunedì in Israele. Tajani: "Meloni invitata in Egitto a cerimonia firma accordo".
Primo giorno di tregua oggi a Gaza, dopo 735 giorni di guerra. Dopo l'ok del governo israeliano all'accordo con Hamas, è entrato in vigore il cessate il fuoco e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno ritirato le truppe fino alle linee di schieramento concordate nel quadro dell'intesa. L'Idf manterrà il controllo di poco più della metà del territorio della Striscia, ovvero il 53%.
"Il Centcom ha confermato che le Forze di difesa israeliane hanno completato la prima fase di ritiro fino alla Linea Gialla alle 12 ora locale (le 11 in Italia, ndr). E' iniziato il periodo di 72 ore per il rilascio degli ostaggi", ha scritto su X l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff.
Secondo l'agenzia di stampa Afp, sono già migliaia i palestinesi che dal sud hanno iniziato a dirigersi verso Gaza City.
In dichiarazioni alla stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato "le forze di sicurezza israeliane che hanno difeso la nostra patria" e ha confermato che resteranno a Gaza fino al disarmo di Hamas. Restando nella Striscia, Israele "stringe Hamas da tutte le parti in preparazione delle prossime fasi del piano. Hamas sarà disarmato e Gaza sarà smilitarizzata", ha affermato. E ha aggiunto: "Se avverrà nel modo più facile, bene. Se non sarà così, allora, avverrà nel modo più difficile". Secondo il premier israeliano, "non dice la verità chi afferma che l'accordo per gli ostaggi è stato sempre sul tavolo". Hamas ha "accettato un accordo solo dopo aver sentito la spada puntata alla gola e dopo l'isolamento a livello internazionale senza precedenti arrivato con il piano Trump".
Netanyahu ha quindi ringraziato il presidente Usa per la sua leadership" e per il "piano per il rientro degli ostaggi". Ringraziamenti anche all'inviato di Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, "che hanno agito per rendere possibile questo piano, per realizzarlo". E ha promesso: ''Non mi arrenderò su nessuno'' degli ostaggi, ''nei prossimi giorni torneranno tutti a casa'', perché ''l'ho promesso alle famiglie'' ed ''è un obbligo e un dovere morale per noi''.
Un team negoziale israeliano composto da funzionari di medio livello resterà a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per proseguire il lavoro sull'accordo basato sul piano Trump, dopo il via libera all'attuazione della prima fase dell'intesa. Lo ha indicato un funzionario israeliano al Times of Israel. "Subito dopo il rilascio degli ostaggi", l'attenzione si concentrerà sulla seconda fase dell'accordo, che include il disarmo di Hamas e la governance di Gaza, ha spiegato il funzionario.
Il governo israeliano ha approvato un cambio all'ultimo minuto nella lista dei 250 prigionieri palestinesi che saranno rilasciati nell'ambito dell'attuazione della prima fase dell'accordo sul cessate il fuoco a Gaza. Lo ha riferito Haaretz, secondo cui i ministri del gabinetto hanno dato via libera al telefono alla sostituzione di 11 operativi di Hamas, giudicati colpevoli di omicidio, con 11 prigionieri di Fatah, la maggior parte dei quali non coinvolta in omicidi di israeliani. Diverse fonti hanno chiarito a Haaretz che i cambi sono stati approvati dallo Shin Bet.
Secondo quanto riferito dalla Cnn, più della metà dei prigionieri saranno espulsi verso Paesi terzi, mentre un centinaio saranno rilasciati in Cisgiordania.
Nell'elenco pubblicato dal ministero della Giustizia israeliano, conferma l'emittente americana, non sono inclusi alcuni dei prigionieri la cui liberazione era stata espressamente richiesta da Hamas in sede di negoziato, a partire da Marwan Barghouti, in carcere da oltre 20 anni. Non ne fanno parte altri due esponenti di Hamas, Ibrahim Hamed e Hassan Salameh, e Ahmad Sa'adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
Fanno invece parte della lista e saranno rilasciati Mahmoud Qawasmeh, membro del movimento islamista che era stato rilasciato nell'ambito dell'accordo che portò alla liberazione del soldato Gilad Shalit e arrestato per la seconda volta nel 2024, Muhammad Zakarneh, operativo di Fatah condannato per aver pianificato l'omicidio del tassista Grigory Raginovich nel 2009, e Muhammad Abu al-Rub, condannato per l'accoltellamento mortale di Reuven Shmerling nel 2017.
Israele ha anche accettato di liberare Baher Bader, un membro di Hamas arrestato nel 2004 per aver pianificato attacchi in cui 18 israeliani furono uccisi, e Iyad Abu al-Rub, comandante della Jihad Islamica Palestinese nell'area di Jenin, accusato di aver pianificato diversi attentati suicidi nei primi anni Duemila (a Shadmot Mechola, Tel Aviv e Hadera) in cui persero la vita 13 persone.
Donald Trump sarà lunedì in Israele: atterrerà all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv poco dopo le 9 di lunedì mattina, e sarà accolto con una cerimonia ufficiale: a rendere noti i nuovi dettagli sulla prossima visita del presidente degli Stati Uniti in Israele è l'emittente televisiva israeliana Canale 12.
Da lì, Trump si recherà direttamente alla Knesset a Gerusalemme per tenere un discorso prima dell'inizio della festività di Simchat Torah, che inizia lunedì sera. A riferirne è il Times of Israel.
La visita sarà breve, secondo quanto riferisce l'emittente. Dopo il discorso al parlamento israeliano, il presidente degli Stati Uniti tornerà all'aeroporto per la partenza. Se questo verrà confermato, Trump non avrà tempo di fermarsi nella Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv.
Gli Stati Uniti dispiegheranno un contingente di 200 militari in Medio Oriente per "supervisionare" il cessate il fuoco. Lo affermano alti funzionari statunitensi spiegando che l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale delle forze armate statunitensi, "inizialmente avrà 200 uomini sul campo. Il suo ruolo sarà quello di supervisionare, osservare e assicurarsi che non vi siano violazioni". Del team dovrebbero far parte anche funzionari militari egiziani, qatarioti, turchi e probabilmente emiratini. Un secondo funzionario afferma che "nessuna truppa statunitense è destinata a entrare a Gaza". Una fonte vicina alla questione ha dichiarato al Times of Israel che le truppe statunitensi saranno probabilmente di stanza in Egitto, dove svilupperanno un centro di controllo congiunto e integreranno altre forze di sicurezza che lavoreranno a Gaza per coordinarsi con le forze israeliane ed evitare scontri.
Witkoff e Kushner, rimarranno in Israele durante il fine settimana per supervisionare l'attuazione della fase uno dell'accordo, ha riferito Politico. "Ci sono ancora molti modi in cui le cose possono andare storte, quindi stiamo monitorando attentamente i dettagli per assicurarci che tutti rispettino i propri obblighi e che eventuali malintesi vengano discussi e risolti rapidamente", ha dichiarato un funzionario statunitense di alto livello.
Molte questioni rimangono ancora irrisolte, a partire dal disarmo di Hamas e da chi governerà Gaza dopo la fine della guerra. "I giorni difficili sono quelli che seguono lunedì", ha confermato Robert Greenway, già direttore dell'Ufficio affari mediorientali nella prima Amministrazione Trump, ora alla Heritage Foundation. Greenway, che ha lavorato con Kushner agli Accordi di Abramo, che hanno normalizzato le relazioni tra Israele e alcuni Paesi arabi, si è riferito al giorno in cui Hamas dovrebbe iniziare a rilasciare gli ostaggi.
E a Khan Younis è iniziato il rientro dei residenti palestinesi. A riferirne sono media locali citati dal Times of Israel. Si tratta al momento di sfollati che nelle ultime ore si sono messi in movimento per raggiungere Khan Younis dalla zona ad est della città dove erano stati costretti a riparare.
Secondo quanto riferisce l'emittente al-Jazeera, dopo il via libera all'accordo i caccia israeliani hanno condotto raid aerei su Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Al momento non ci sono notizie di vittime.
La premier Giorgia Meloni è stata invitata alla "grande cerimonia di firma ufficiale del cessate il fuoco" a Gaza. Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo alla trasmissione ReStart su RaiTre. ''Lunedì c'è la grande cerimonia di firma ufficiale dell'accordo e sarà invitata anche il nostro presidente del Consiglio, così mi ha detto ieri il ministro degli Esteri egiziano'', ha detto Tajani.
L'Italia è pronta a fare la sua parte. ''Parteciperemo alla ricostruzione'' e a ''una missione militare per garantire l'unità e la riunificazione della Palestina dopo la prima task force che prevede la presenza di militari americani e dei Paesi arabi'', ha dichiarato Tajani intervenendo a 'Mattino Cinque' su Canale 5. ''Sono convinto che parteciperemo anche alla governance del cambiamento'', ha aggiunto Tajani parlando di una ''Italia protagonista'' e sottolineando le ''grandi considerazioni'' nei confronti del nostro Paese. Citando ''l'importante vertice che si è svolto ieri a parigi tra paesi europei e mondo arabo su come aiutare'', Tajani ha detto che ''dall'Arabia Saudita agli Emirati alla Germania, tutti danno un grande peso al nostro ruolo''. ''Siamo all'inizio di un percorso'' perché ''la tregua è sempre fragile, tocca a noi lavorare per rinforzarla'', ha aggiunto.
''Si tratta di missioni di pace'' e quindi, ''in sintonia con gli americani credo che tutta la maggioranza sarà favorevole a una presenza di militari italiani'', in linea con ''il piano di pace americano che abbiamo sempre sostenuto''. ''Abbiamo già i nostri carabinieri a Gerico, in Cisgiordania, per formare la polizia palestinese, e alle porte di Rafah'', ha ricordato Tajani affermando che ''ora si può incrementarne la presenza'' anche perché ''noi italiani siamo ben visti sia dai palestinesi, sia dagli israeliani''.
L'ok all'accordo con Hamas è arrivato nella notte nonostante le forti obiezioni dei partner della coalizione di estrema destra del premier. Il Times of Israel afferma comunque che l'accordo ha incontrato l'opposizione del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, del ministro del Negev, della Galilea e della Resilienza nazionale Yitzhak Wasserlauf e del ministro del Patrimonio Amichay Eliyahu del partito di estrema destra Otzma Yehudit.
Anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro degli Insediamenti e dei Progetti Nazionali Orit Strock del partito Sionismo Religioso hanno votato contro l'accordo, mentre il ministro dell'Immigrazione Ofir Sofer, anch'egli membro del partito, ha votato a favore.