G7, dossier Iran domina il summit. Trump vede Macron: "Venerdì riapre Hormuz"

Meloni al vertice di Evian: "Pronti a contribuire con le navi dopo l'ok del Parlamento"

Macron e Trump - Afp
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16 giugno 2026 | 00.12
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L'Hôtel Royal di Évian-les-Bains, che tra le sue mura ha ospitato l'attrice Greta Garbo e lo scrittore Marcel Proust - il quale vi lavorò ad alcune pagine di 'Alla ricerca del tempo perduto' - accoglie da ieri, lunedì 15 giugno, i leader del G7. Centocinquanta camere in stile Belle Époque, un parco di 19 ettari affacciato sul Lago di Ginevra e un accesso privato alle sue acque: è questa la cornice scelta dalla Francia per il vertice delle principali economie del mondo, in programma fino al 17 giugno. Ma è la storia del momento, più che quella dell'albergo, a fare da protagonista. Se l'intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran rappresenta il primo segnale concreto di disgelo dopo mesi di tensioni, la speranza è che da Évian i leader riescano a recuperare almeno una parte del tempo perduto dalla diplomazia internazionale.

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Il bilaterale Trump-Macron apre il vertice

Prima ancora dell'apertura formale dei lavori, i riflettori si sono concentrati sul bilaterale tra Donald Trump ed Emmanuel Macron, primo incontro tra i due leader dopo l'annuncio del memorandum d'intesa Usa-Iran, che sarà formalizzato venerdì a Ginevra. Un faccia a faccia dal forte valore simbolico, con toni insolitamente caldi dopo le frizioni dei mesi scorsi. “Emmanuel è stato un amico speciale per me. Abbiamo avuto un rapporto fantastico e lavorato insieme a molti accordi”, ha detto Trump. Parole ricambiate da Macron, che ha definito l'intesa “un passo molto importante per la pace e per l'economia globale”, assicurando che la Francia e gli alleati europei “si prenderanno le proprie responsabilità per sostenerla”. Posizione rimarcata anche dalla premier Giorgia Meloni.

Trump rivendica la riapertura dello Stretto di Hormuz

Il presidente americano ha insistito soprattutto sugli effetti immediati dell'accordo. "Lo Stretto è già stato parzialmente riaperto", ha dichiarato riferendosi a Hormuz. “Le navi stanno già iniziando a transitare. Venerdì sarà completamente aperto”. E sul negoziato ha spiegato che la svolta è arrivata grazie a un cambio di interlocutori a Teheran: “Abbiamo trovato un gruppo molto intelligente, forte e preparato. Alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo”, aggiungendo di aver sospeso una nuova escalation militare proprio grazie all'intesa, conclusa all'ultimo momento utile.

Il nodo nucleare e la pubblicazione del memorandum

Il punto cardine resta il programma nucleare. “La cosa principale è che l'Iran non avrà un'arma nucleare. Hanno accettato pienamente questo punto, con forti meccanismi di controllo”, ha scandito Trump, cogliendo l'occasione per attaccare ancora una volta il Jcpoa, l'accordo siglato dall'amministrazione Obama, definito “una strada verso l'arma nucleare”. Il tycoon inoltre annunciato che il testo del memorandum, siglato digitalmente, sarà reso pubblico dopo la firma di venerdì: “Voglio che venga pubblicato, perché è un documento molto importante”. Sul fronte delle sanzioni, il presidente Usa ha mantenuto una posizione prudente: “Dipende dal comportamento. Se faranno ciò che devono fare, allora questo inizierà a entrare in vigore”.

Gli effetti economici e la 'fase due' su Hormuz

Sul piano economico, Trump ha collegato direttamente l'accordo alla discesa delle quotazioni energetiche: “Il prezzo del petrolio sta crollando”, ha sostenuto, indicando nel ritorno della libera navigazione nel Golfo il principale fattore di stabilizzazione dei mercati internazionali. Se il capitolo nucleare sembra avviarsi verso una soluzione, l'attenzione si sposta ora sulla cosiddetta "fase due": garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la cui paralisi ha messo a soqquadro l'economia di mezzo mondo.

La dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia

Nella notte è arrivata la dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore l'annuncio del memorandum e si sono congratulati con Washington, Teheran e con i mediatori coinvolti, "inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri". Per le quattro capitali europee "questo è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale". La priorità immediata, sottolineano, è la riapertura incondizionata di Hormuz: "L'urgente riapertura dello Stretto con una libertà di navigazione senza restrizioni è essenziale". A tal fine, i quattro Paesi si dicono pronti a sostenere "una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento".

La missione navale europea delineata da Macron

Macron ha anticipato i contorni di questa iniziativa nel corso della giornata di ieri: "Abbiamo costruito con i britannici una missione, siamo sul posto con diverse nazioni - olandesi, italiani, britannici, noi. Siamo pronti ad agire molto velocemente", ha detto, precisando la disponibilità a "inviare aerei, una fregata, sminatori". Trump, dal canto suo, ha chiarito che non ci sarà alcun pedaggio nello Stretto - "abbiamo avuto una piccola discussione con l'Iran al riguardo" - e ha mostrato apertura verso la presenza navale alleata: "Non credo che avremo bisogno di molto aiuto. Ma non è una cattiva idea avere là una o due navi di alcuni Paesi. Non si sa mai cosa può succedere".

La posizione dell'Italia e il ruolo di Meloni

Anche Meloni, arrivata al summit ieri, dopo l’incontro a Villa Pamphilj con l'omologa giapponese Sanae Takaichi (altro membro del club del G7) ha confermato la disponibilità italiana a partecipare. "Si tratta di un'occasione di pace che va colta: l'Italia è pronta a sostenere il processo diplomatico", ha dichiarato, ribadendo due principi considerati non negoziabili: "L'Iran non può dotarsi dell'arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita". Quindi ha aggiunto: "Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto". Per la premier "è necessario, infine, che le ostilità cessino anche in Libano", dove l'Italia "continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese". Per Meloni, il G7 in Francia ha rappresentato anche l’occasione per rivedere di persona Donald Trump per la prima volta dal vertice di Sharm el Sheikh dello scorso ottobre e, soprattutto, dopo le recenti critiche, rivolte dal capo della Casa Bianca alla presidente del Consiglio nelle ultime settimane. I due sono stati tra i primi a essere accolti da Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte per la foto di rito.

Il dossier Ucraina entra nel G7

Il vertice di Évian non si esaurisce sul dossier iraniano. Nel corso del bilaterale con Macron di ieri, Trump ha riferito di aver avuto nelle ultime ore colloqui separati con Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, lasciando intravedere la possibilità di una nuova iniziativa diplomatica anche sul conflitto in Ucraina. "Penso che entrambi siano aperti a una soluzione", ha affermato. "Ora che questa questione è conclusa, ci concentreremo su quella". Oggi Zelensky si unirà ai lavori del summit per la sessione dedicata al conflitto con la Russia. "Prima dell'inizio del G7, abbiamo fatto sapere che siamo pronti a incontrare Putin durante il vertice", ha dichiarato il leader ucraino, ma Mosca "ha dimostrato ancora una volta di non essere pronta a discutere di questa possibilità". Un segnale che raffredda l'ottimismo di Trump, e che ricorda come, archiviato il capitolo iraniano, i leader del G7 si troveranno oggi di fronte a un dossier ben più intricato. E ancora lontano da una soluzione. (dall'inviato Antonio Atte)

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