Iran, Teheran attacca: "Stati Uniti coinvolti nei disordini". Usa: "Accuse deliranti"

Il ministro degli Esteri Araghchi ha direttamente chiamato in causa Washington. Ong: "Almeno 65 morti da inizio proteste"

Proteste in Iran
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10 gennaio 2026 | 07.31
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Gli Stati Uniti hanno definito 'deliranti' le accuse del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Israele e agli Stati Uniti di aver fomentato le proteste in corso nella repubblica islamica. "Questa dichiarazione riflette un tentativo delirante di distogliere l'attenzione dalle enormi sfide che il regime iraniano deve affrontare in patria", ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato americano in risposta ai commenti fatti dal ministro degli Esteri di Teheran durante una visita in Libano.

Araghchi aveva infatti dichiarato come Israele e Stati Uniti siano "direttamente coinvolti" nei disordini in corso in Iran, ma le possibilità di un intervento militare diretto rimangono "molto basse". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano durante la conferenza stampa di ieri a Beirut conclusiva della sua visita ufficiale in Libano, riportata da Al Arabiya.

Araghchi ha poi spiegato che durante gli incontri con le autorità libanesi sono state esaminate "le minacce israeliane che riguardano tutti gli abitanti della regione e le modalità per affrontarle. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, i due Paesi condividono la consapevolezza della "portata dei pericoli provenienti dal fronte israeliano".

Ong: "Almeno 65 morti da inizio proteste"

Sono almeno 65 i morti e 2311 le persone arrestate dall'inizio delle proteste scoppiate in Iran il 28 dicembre scorso. Il bilancio è stato aggiornato dalla Ong HRANA con sede negli Stati Uniti.

Delle vittime, 38 sono state segnalate nelle province di Chaharmahal e Bajtiari, Ilam, Kermanshah e Fars, nella parte centrale ed occidentale del paese. Secondo fonti mediche citate dalla rivista americana 'Time' il numero dei manifestanti morti potrebbe essere di 217.

Esercito Teheran: "Fino in fondo contro cospirazione Usa e Israele"

L'esercito iraniano assicura che andrà fino in fondo per tutelare l'interesse nazionale e disarticolare quella che definisce una "cospirazione" orchestrata dagli Stati Uniti e Israele e che ha convertito le iniziali proteste in un'ondata di disordini in tutto il paese.

"Il nemico, attraverso l'ennesima cospirazione, sostenuta dal regime sionista criminale e infanticida e da gruppi terroristici ostili, cerca di turbare l'ordine e la pace nelle città e la sicurezza pubblica del Paese", ha dichiarato l'esercito iraniano in un comunicato diffuso dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim.

"L'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran invita la nazione iraniana a sventare i complotti del nemico mantenendo la vigilanza, sostenendo al contempo l'unità e la coesione", conclude la dichiarazione.

Continua il blackout di Internet

Il blackout di Internet imposto dalle autorità iraniane giovedì in risposta alle proteste contro il governo rimane in vigore. A riferirne è stata oggi l'ONG di monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks. "I dati mostrano che la chiusura è in corso da 36 ore, e che limita gravemente la possibilità per gli iraniani di assicurarsi della situazione di amici e cari", ha scritto su X.

L'appello di Pahlavi: "Prendiamo le città"

"Il nostro obiettivo non è più solo prendere le strade, l'obiettivo è prepararsi a prendere e tenere i centri delle città". E' quanto afferma Reza Pahlavi, il figlio dello Scià deposto nel 1979 che vive in esilio negli Usa, in un messaggio video pubblicato sui social media in cui esorta ad altre proteste oggi e domani e afferma che sta "preparando il ritorno nella mia patria" in un giorno in cui crede "molto vicino".

Nel messaggio pubblicato su X, Pahlavi ha espresso la convinzione che le manifestazioni riusciranno a mettere "completamente in ginocchio la Repubblica islamica e il suo logoro e fragile apparato di repressione". E quindi invita "i lavoratori e gli addetti dei settori chiave dell'economia, specialmente i trasporti, il petrolio, gas e energia a iniziare un processo di sciopero a livello nazionale".

Ed infine ha esortato la popolazione iraniana "a scendere in piazza oggi e domani, questa volta a partire dalle 18, con bandiere, immagini e simboli patriottici e a occupare spazi pubblici". "Il nostro obiettivo non è più solo scendere in piazza, il nostro obiettivo è prepararci a conquistare e difendere i centri urbani - ha concluso - allo stesso modo mi preparo a tornare nella mia patria per stare al vostro fianco, la grande nazione dell'Iran, quando la nostra rivoluzione trionferà. Credo che questo giorno sia molto vicino".

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