Trump, in arrivo nuove 'purghe' nell'amministrazione? Dopo Bondi ecco i nomi in bilico

Secondo quanto confermato da una fonte dell'amministrazione a Politico, il presidente "è molto arrabbiato" per il crollo nei sondaggi e punta a un rimpasto. Nel mirino almeno altri quattro fedelissimi

Donald Trump - Ipa
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04 aprile 2026 | 00.08
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"E' molto arrabbiato, sposterà altre persone". Così una fonte dell'amministrazione Trump conferma a Politico che dopo il siluramento di Pam Bondi, che arriva dopo di quello, il mese scorso, dell'altra fedelissima Kristi Noem, Donald Trump andrà avanti con quello che appare sempre di più come un 'reshuffle', il rimpasto d'Oltreoceano, per rispondere, scaricando membri della sua amministrazione, ai sondaggi che lo danno in caduta libera, in particolare ora che la guerra da lui scatenata con l'Iran ha portato la benzina alle stelle.

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Dopo i nomi già circolati di altre due donne della sua squadra, la direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard e persino la sua pugnace portavoce Karoline Leavitt, Politico rivela che l'ira del presidente potrebbe concentrarsi anche su un'altra donna della squadra, la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer, ma anche con uno dei volti della sua politica dei dazi, il segretario al Commercio Howard Lutnick che, confermano fonti della Casa Bianca, starebbe 'sul filo del rasoio".

Le stesse fonti spiegano che il possibile rimpasto, ancora non deciso in forma definitiva comunque, potrebbe investire membri della squarda che a detta di Trump starebbero dando "un rendimento scarso o che sta generando troppa attenzione negativa".

Ma la lista potrebbe essere ancora più lunga, rivela The Atlantic in un articolo intitolato "La purga di Trump potrebbe essere solo iniziata" in cui afferma che anche esponenti di punta dell'amministrazione potrebbero essere a rischio, compreso il capo dell'Fbi, Kash Patel, il segretario dell'Esercito Daniel Driscoll, oltre alla già citata Chavez-DeRemer.

Come fa Politico, anche l'autorevole rivista avvisa che il presidente non ha ancora preso una decisione finale, ma sottolinea però che nelle ultime settimane è stato decisamente abolito il motto della seconda presidenza Trump, 'no scalps', intesa come nessuna testa tagliata, a segnare la differenza con la prima presidenza caratterizzata da continue uscite di scena e sostituzioni.

La presenza del nome di Driscoll, amico del vice presidente DJ Vance dai tempi di Yale che nei mesi scorsi era stato coinvolto in prima persona nei negoziati per l'Ucraina, tanto che qualcuno aveva scritto che lo si stava preparando a un futuro ruolo di leadership del Pentagono, potrebbe creare un legame tra il possibile rimpasto all'interno all'amministrazione, con quello che Pete Hegseth sta conducendo, anche questa una vera e propria purga, al Pentagono dove giovedì ha licenziato il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Randy George.

Secondo i media americani, Hegseth - che invece è diventato il volto feroce del conflitto con l'Iran - nei mesi scorsi si era scontrato con George e Driscoll per la sua decisione di escludere due donne e due afroamericani dalla lista degli ufficiali destinati ad essere promossi general, composta in maggioranza da uomini bianchi. Senza contare nell'ultimo anno il generale George ha sviluppato una stretta alleanza di Driscoll, ed ha una stretta amicizia con Lloyd Austin, il generale a quattro stelle afroamericano che è stato il predecessore di Hegseth alla guida del Pentagono.

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