Ucraina, Tsakhna: "Definire ora architettura sicurezza post guerra"

"Ritiro truppe Usa campanello allarme per Ue, dobbiamo fare di più"

Giorgio Rutelli (a destra) con Margus Tsakhna
Giorgio Rutelli (a destra) con Margus Tsakhna
16 maggio 2026 | 13.25
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Oltre a sostenere l'Ucraina occorre "definire adesso che tipo di architettura di sicurezza dobbiamo avere in Europa" dopo la fine del conflitto. Lo dichiara Margus Tsakhna, ministro degli Esteri dell'Estonia, nel corso della diretta dell'Adnkronos dalla Lennart Meri Conference a Tallinn. La Russia "è molto più debole" di quattro anni fa, segno che le sanzioni e la pressione Ue "stanno funzionando: ora è molto critico capire e parlarne di che tipo di Europa vogliamo in futuro". Al momento "non c'è tempo" per dare a Vladimir Putin "l'opportunità di avviare le conversazioni false con l'Europa", aggiunge: "dobbiamo esercitare maggiore pressione sulla Russia e sostenere di più l'Ucraina".

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L'obiettivo ultimo deve essere la sicurezza che "in futuro, dopo che la guerra sarà finita, non ci saranno alcun tipo di zone grigie, zone di neutralità tra Russia e Nato e Ue, perché per Putin sarebbe solo un via libera per un'ulteriore aggressione", come già visto nel 2008 con l'inizio dell'occupazione della Georgia e nel 2014 in Crimea. "Quindi penso che la questione centrale sia l'allargamento dell'Ue" in assenza della possibilità di un'adesione di Kiev alla Nato. "E non stiamo solo parlando delle garanzie di sicurezza dalla parte occidentale del mondo all'Ucraina, ma anche delle garanzie di sicurezza dell'Ucraina a noi, almeno alla nostra regione", quella nordica e baltica. In questo ambito, le relazioni transatlantiche "sono al centro di tutto", aggiunge.

Tallinn vede "i cambiamenti nella retorica" e l'atteggiamento del presidente Donald Trump nei confronti dell'Europa, come nel caso del mancato dipsiegamento delle truppe: "è anche un campanello d'allarme per l'Europa nel suo complesso per capire che dobbiamo fare di più. Se parliamo di sostenere l'Ucraina, dobbiamo fare di più. Se parliamo delle garanzie di sicurezza o del recupero economico dell'Ucraina, dobbiamo fare la maggior parte del lavoro. Ma ovviamente, dobbiamo capire anche che gli Stati Uniti hanno bisogno dell'Europa quanto noi abbiamo bisogno degli Stati Uniti", prosegue. La relazione adesso "non è più incondizionata", e il ritiro delle truppe Usa "non sono buone notizie per la deterrenza" europea, "ma dobbiamo essere realistici. Non possiamo vivere nei sogni come abbiamo vissuto in passato, pensando che qualunque cosa brutta accada gli Usa arriveranno e se ne occuperanno. Dobbiamo assumerci molte più responsabilità, e dobbiamo essere anche più sicuri di noi stessi".

Occorre "agire subito" per elaborare una risposta al rischio rappresentato dalle "centinaia di migliaia" di ex combattenti russi che possono circolare in Ue dopo aver ottenuto un visto. Sottolinea che si tratta di individui "addestrati, psicologicamente folli, che avranno bisogno di qualcosa da fare in futuro. E sono facile preda per i servizi di sicurezza russi, che possono guidarli verso l'Europa".

Al momento la Russia ha "quasi un milione di combattenti che partecipano attivamente alla guerra di aggressione contro l'Ucraina", e già oggi si vede come Mosca utilizzi certi individui per "spingere persone in Europa ad eseguire diversi atti di sabotaggio, attacchi ibridi e così via. Ma poi stiamo parlando di centinaia e centinaia di migliaia di ex combattenti. La Russia avrà un problema con questo, vorrà liberarsene". Il problema è parallelo a quello degli ex jihadisti che entravano in Ue, ma la scala è totalmente diversa, sottolinea. La proposta estone è dunque quella di creare una lista nera per i combattenti russi "già ora, perché conosciamo più di seicentomila nomi", ed elaborare una risposta a livello Ue. "Vedo più comprensione non solo in Europa ma anche fuori: Regno Unito, Australia, Canada, questi Paesi stanno affrontando lo stesso problema", aggiunge.

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