Harry e Meghan tornano nel Regno Unito, Jobson: "Altro modo per speculare e guadagnare"

Il royal editor: “Il figlio ribelle dovrebbe prima scusarsi pubblicamente con Re Carlo e il fratello William”

Harry e Meghan - Archivio
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21 agosto 2026 | 11.33
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“Non si tratta di una coppia che cerca di riavvicinarsi alla famiglia d’origine, come ha fatto trapelare, ma di una coppia in crisi economica che punta a crearsi altri introiti speculando sulla loro nuova vita londinese, e su tutto quello che gli girerà attorno”. All'Adnkronos, Robert Jobson, tra i più acuti osservatori delle dinamiche della Corona e firma storica del The Sun, Daily Express e News of the World, nonché volto noto di 'Good Morning America' sul canale americano Abc, commenta la scelta di Harry e Meghan di ritornare nel Regno Unito. Una decisione che ha ribattezzato 'Regrexit', da regret, rimorso, ed exit, in risposta a quel 'Megxit' (Meghan ed exit) coniato dai tabloid inglesi per definire i sei lunghi anni in California, durante i quali "I due hanno lucrato sostenendo di essere stati vittima di bullismo e abusi da parte dei componenti della famiglia reale e del loro staff".

Secondo Jobson, la narrazione del nuovo capitolo è soltanto un’operazione di marketing. Il punto di vista del biografo sulla decisione dei Duchi di Sussex si articola su diversi nodi critici della vicenda. “Prima di stendere i tappeti rossi, Harry dovrebbe chiedere scusa pubblicamente a Re Carlo III. Non con una telefonata riservata o un tè a Highgrove, ma con una dichiarazione aperta al paese”. Jobson ricorda come, solo tre mesi dopo i funerali della Regina Elisabetta II, la coppia avesse rilasciato la docuserie Netflix, a cui sono seguite le accuse fatte durante la celebre intervista con Oprah Winfrey, e altre rivelazioni spiazzanti contenute nel libro Spare. “In particolare, l'attacco alla Regina Camilla, definita da Harry ‘pericolosa e cattiva’, la quale avrebbe sacrificato lo stesso principe sull'altare, rappresenta un tradimento calcolato che non può essere archiviato senza un atto formale di contrizione”.

Jobson: "Inverosimile decisione di rientrare presa in un weekend"

Inoltre, l'idea che Carlo III sia stato informato dell'imminente rientro soltanto all'ultimo momento dimostra, secondo Jobson, una grave mancanza di rispetto. “Iscrivere i loro due figli di sette e cinque anni, Archie e Lilibet, in una scuola britannica per l'inizio di settembre richiede mesi di contatti, burocrazia e accordi con i dirigenti scolastici. E’ del tutto inverosimile che la decisione di rientrare sia stata presa nel giro di un weekend. Il sovrano è stato volutamente messo di fronte a una situazione ormai inamovibile”. Un altro aspetto sul quale Robert Jobson non usa giri di parole, riguarda la questione sicurezza, tra i motivi principali della scelta di trasferirsi inizialmente negli Stati Uniti.

“Per sei anni Harry ha sostenuto che la Gran Bretagna fosse troppo pericolosa per la sua famiglia, arrivando persino a fare causa al Governo per la scorta tolta da parte della polizia. Oggi, senza che nulla sia cambiato sul fronte della protezione ufficiale, i Sussex si trasferiscono in una dimora privata nei pressi di Londra. Una palese contraddizione che smentisce anni di vittimismo”, sottolinea Jobson.

"Harry deve ammettere le sue responsabilità e chiedere scusa"

Non di poco conto sono anche i rapporti con il fratello, nonché futuro Re d’Inghilterra. “William ha costruito con fatica un modello di monarchia basato sulla stabilità e sul dovere, per contrastare il caos provocato dai Sussex”. Per Jobson non ci sono alternative: “Buckingham Palace deve ribadire con fermezza i patti del Summit di Sandringham, il vertice convocato nel gennaio del 2020 dalla Regina Elisabetta II per definire i termini esatti del distacco del Principe Harry e Meghan Markle dalla famiglia reale. I Sussex devono rimanere privati cittadini, senza ruoli operativi, senza fondi pubblici e senza mezze misure. E, soprattutto, prima che si aprano i cancelli della scuola di Londra, Harry deve ammettere le sue responsabilità e chiedere scusa. Qualsiasi altra soluzione sarebbe soltanto un dannoso compromesso che potrebbe mettere a repentaglio la stabilità e la credibilità della Corona”. (di Alessandro Allocca)

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