Vino: sempre più enoturisti nella Champagne, alla scoperta di Maison blasonate e vignerons

Visitare una cantina che produce le preziose bollicine è un viaggio sensoriale all’interno di un patrimonio unico, dove ogni pietra racconta una storia e ogni bottiglia incarna l’eccellenza della casa che la produce

Vino: sempre più enoturisti nella Champagne, alla scoperta di Maison blasonate e vignerons
30 luglio 2026 | 20.49
Alessia Trivelli
LETTURA: 14 minuti

E’ un viaggio emozionale quello che porta alla scoperta della Champagne, la regione francese del Nord-Est che dalla città d’arte di Reims attraversa la valle della Marna, dove si produce il più blasonato dei vini. E se lo Champagne è un simbolo universale, di festa e opulenza, ‘la’ Champagne è meno conosciuta. Qui dove hanno sede le Maison più rinomate al mondo e dove i vignerons coltivano operosamente la loro terra argillosa, l’enoturismo è sorprendentemente un fenomeno abbastanza recente, se paragonato allo sviluppo che invece ha avuto in alcune delle più famose zone vitivinicole italiane. Dal 2015 Colline, case e produttori di Champagne sono riconosciuti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco e oggi sempre più wine lovers e non solo visitano questa piccola ma ricchissima regione francese.

Visitare una cantina che produce Champagne è un viaggio sensoriale all’interno di un patrimonio unico, dove ogni pietra racconta una storia e ogni bottiglia incarna l’eccellenza della casa che la produce. Vuol dire assistere al racconto di quel sapere che trasforma l’uva in vino e di quella ‘magia’ che in bottiglia fa nascere le bollicine. Si ripercorrono le tappe che dalla vigna portano al calice grazie al metodo cosiddetto ‘champenois’, proprio perché inventato per fare lo Champagne, e così si apprendono termini rigorosamente francesi come prise de mousse, liqueur d’expédition, remuage, dégorgement. Si attraversano bottaie, vinoteche, talvolta musei, e cave sotterranee dove le bottiglie restano distese per anni.

Per poi arrivare all’agognata degustazione, quasi sempre comparata, dove anche i neofiti imparano a distinguere un Blanc de blancs, ottenuto da sola uva bianca, principalmente Chardonnay, fine e fresco, da un Blanc de noirs, che si ottiene da uva rossa e quindi soprattutto Pinot Noir, più strutturato, e Meunier che, come spiegano gli enologi, dà ‘rotondità’. Si capisce anche perché le annate calde, come questa, danno note più dolci e sono più adatte all’invecchiamento. Ogni Maison ha la sua eccellenza e ogni famiglia la sua storia, in comune quel savoir-faire ancestrale che ancora oggi guida la produzione dello Champagne.

“Il riconoscimento Unesco è arrivato dopo un lavoro durato 10 anni; abbiamo voluto che tutta la regione della Champagne, quindi Colline, Case e cantine, fosse riconosciuta con i suoi 19 Comuni. Ora c’è più consapevolezza da parte degli abitanti della responsabilità che hanno nel preservare il loro territorio che è patrimonio dell’Umanità. E hanno anche capito l’importanza di aprire le loro porte”, afferma Anne Cabin Saint Marcel, un passato in Veuve Clicquot, oggi membro del consiglio scientifico dell’associazione Coteaux, Maisons et Caves de Champagne - Patrimoine mondial de l’Unesco, che ha seguito tutto il cammino che ha portato al riconoscimento.

“L’enoturismo, quindi, si sta sviluppando; è arrivato in ritardo qui rispetto ad altri paesi come l’Italia, nonostante la Route du Champagne esista da 72 anni, ma dal 2015 è cresciuto sette volte. Ci sono eventi che si tengono ogni anno e che attraggono sempre più visitatori. Ormai anche la Champagne è nella mappa dell’enoturismo e offre molte opportunità fra degustazioni, visite, biking etc. In Champagne la sensibilità verso l’enoturismo sta cambiando molto. L’enoturismo è agli albori nonostante lo Champagne sia internazionalmente apprezzato, perché prima si conosceva lo Champagne ma non la Champagne”, spiega.

“La sfida ora - sottolinea - è proprio di fare della Champagne una destinazione turistica, gestendo in modo consapevole la crescita. Gli strumenti ci sono, l’importante è promuovere e monitorare. Per i prossimi dieci anni l’impegno è poi rivolto molto verso la protezione dell’ambiente, la sfida del cambiamento climatico, sempre puntando sulla forza dello spirito di collettività condiviso tra Maison e vignerons che insieme seguono tutta la filiera”.

Un tour della regione non può che cominciare da Epernay, indiscussa capitale mondiale dello Champagne. E’ qui, infatti, nella celebre Avenue de Champagne, un viale lungo 1 km sotto il quale si snodano 110 km di cantine, che si concentrano ben 112 Maison sulle 410 totali che vanta la denominazione. Una dietro l’altra, senza soluzione di continuità, occupano per lo più dimore d’epoca, che se non fosse per il nome riconoscibile all’esterno sembrerebbero case nobiliari.

Epernay è, infatti, una cittadina d’arte, con la sua chiesa in stile gotico che ha sostituito la precedente andata distrutta, di cui resta solo il portale, il Municipio al centro di un parco, anch’esso appartenuto a una famiglia aristocratica. E ancora il teatro Gabrielle Dorziat, inaugurato nel 1902, la Casa della Luna in stile Art Nouveau, la facciata ‘Renaissance’. E poi il Museo dello Champagne, per scoprire tutto su morfologia del suolo, archeologia, reperti d’epoca, produzione di Champagne, in un percorso ludico e interattivo diviso in quattro sezioni.

Epernay si trova in una posizione storicamente strategica, sulle vie del commercio; da qui passava e passa tuttora la ferrovia (con tanto di stazione per l’alta velocità a poca distanza, sulla linea Parigi-Strasburgo) e addirittura qui fermava anche il mitico Orient Express. E proprio a Epernay ha la sede storica il Comité Champagne, l’organizzazione interprofessionale della filiera: il luogo in cui i vigneron, i piccoli coltivatori che conferiscono le uve, e le Maison de Champagne, le aziende produttrici, difendono i loro interessi comuni e contribuiscono all’equilibrio e al prestigio dell’intera denominazione.

Difficilissimo scegliere quali cantine visitare nella Avenue de Champagne, ma gli appassionati di castelli e dimore certamente non possono perdere la Maison Comtesse Lafond, di proprietà di una famiglia originaria della Loira che in Francia fa vino da 200 anni e dal 2010 ha avviato anche la produzione di Champagne, acquistando a Epernay un castello del 1860, in passato di proprietà di un altro produttore, poi passato di mano e quindi caduto in abbandono. Di originale resta solo la scala, ma i lavori di ristrutturazione hanno permesso di riportarlo allo splendore, con ampi spazi oggi a disposizione per eventi privati, matrimoni, feste aziendali. Comprende anche un Caveau sotterraneo usato per le cene e dove sono esposti quadri di tutte le proprietà dei titolari, dalla Loira alla Borgogna, e chissà che un giorno qui non farà bella mostra anche un’immagine della Toscana a cui la famiglia strizza l’occhio.

Una curiosità è il laboratorio di carpenteria, adiacente, che lavora il legno ed esegue restauri, creato quando fu acquistato il castello, che quindi è stato ristrutturato ‘in casa’ e ancora oggi è attivo per tutti i lavori necessari anche alla manutenzione. I vini sono conservati nella cantina del 1900 riscoperta proprio durante i lavori di ristrutturazione. Le bottiglie sono stipate in un’intera parete l’una contro l’altra in modo che siano protette nel caso una esploda. In totale, la Maison Comtesse Lafond - il nome è un omaggio a un’ava che nel 1797 per prima avviò il commercio del vino - produce 80mila bottiglie l’anno di Champagne, in 7 cuvées. Il 50% è esportato e il 50% venduto in Francia, con Italia e Svizzera come principali mercati.

La Maison è aperta alle visite, compreso il castello, e durante il tour nella cantina si può fare l’esperienza del dégorgement con la sciabola, una tecnica che risale all’epoca di Napoleone, che era appassionato di Champagne e lo beveva per festeggiare le sue vittorie. Le visite guidate sono concepite come un’esperienza itinerante dalla cantina, dove si fa anche il tasting assaggiando direttamente dalle bottiglie ‘sboccate’ dai visitatori, agli interni del castello.

Chiunque ami lo Champagne, poi, non può non visitare Hautvillers, un piccolo centro di appena 600 abitanti, che ospita 20 Maison di Champagne e 1 cooperativa. Ma soprattutto custodisce le spoglie del leggendario Dom Pierre Pérignon, considerato il padre spirituale dello Champagne, in quanto inventò i tre metodi di base della produzione: il blend, la pressatura e il lavoro in vigna che determina la qualità. Arrivò nel 1668 a Hautvillers, dove fu abbate per 47 anni. E nella stessa abbazia c’è la sua tomba, una semplice lapide di marmo nero, a terra, posta accanto a quella di un altro monaco, il cui nipote Ruinart nel 1729 fondò la più antica Maison di Champagne.

L’abbazia, in stile romanico e gotico, fu ricostruita tre volte, il soffitto è a forma di cesta per la vendemmia. Nel 1721 i monaci sono andati via e nel 1836 è morto l’ultimo monaco. Nel 1936 Moët & Chandon ha creato il brand Dom Pérignon in onore dell’abbate e tuttora Lvmh, attuale holding proprietaria del marchio, possiede una parte della vecchia abbazia accanto alla chiesa. Lo Champagne Dom Pérignon oggi è un’eccellenza assoluta, invecchia 8 anni, millesimato, fatto solo da grand cru e solo nelle annate migliori. Nel 2022 nei giardini poco lontani è stata posta una statua di Dom Pérignon con elementi ispirati al vino, una base a forma di grande bottiglia, ornata da rami di vigne e bollicine dorate. Ai margini del paese, nell’area pic-nic denominata ‘Les Tuileau’, si può godere di una magnifica vista sulla valle della Marna e sui villaggi sorti sulle sponde del fiume, abitati soprattutto dai vignerons.

Un’altra cittadina da non perdere è Châlons-en-Champagne, che ha conservato numerose testimonianze del suo passato, come le facciate a graticcio e due importanti chiese, la cattedrale gotica di Saint Étienne e Notre Dame en Vaux, antica collegiata in stile romanico e gotico. Nel cuore del centro un grande parco, il Jard, diviso in tre parti che si snodano lungo il canale che attraversa la città. Proprio per far conoscere questi gioielli nascosti e far vivere un’esperienza sensoriale, da dieci anni si organizza ‘Métamorph’eau’ses’, un tour di suoni e luci lungo il canale a bordo di una barca, l’unico del genere in Europa, con uno spettacolo che illumina le facciate dei monumenti e una voce narrante che racconta antiche leggende. Châlons, al crocevia di importanti vie di comunicazione, è conosciuta anche per la sua fiera di origine medievale, tradizione ripresa nel 20° secolo e diventata la seconda fiera agricola di Francia, che unisce incontri e spettacoli ogni fine agosto, per 10 giorni.

Ma uno dei più importanti monumenti di Châlons-en-Champagne è nascosto nei sotterranei della Maison Joseph Perrier: le cave del 4° secolo, risalenti all’epoca gallo-romana, scavate nella roccia calcarea, lunghe in totale 5 km, dove riposano 4 milioni di bottiglie, in condizioni ideali per l'invecchiamento, e che sono Patrimonio Unesco. Fondata nel 1825, la Joseph Perrier oggi è guidata dalla sesta generazione della famiglia e lo scorso anno ha festeggiato il 200° anniversario. Durante la visita, prima di scendere nelle cave, si attraversano le sale del Museo che la Maison ha creato per conservare reperti d’epoca e illustrare la storia della famiglia e dei suoi 200 anni, con un faro su tutte le occasioni speciali in cui il suo Champagne è stato protagonista, ad esempio come fornitura ufficiale per la corona inglese o come vino scelto per il primo volo del Concorde Londra-New York, ma anche il lavoro svolto in collaborazione con lo scienziato Louis Pasteur sulle tecniche di vinificazione.

La Maison è sempre rimasta fedele alla sua tradizione internazionale (esporta il 70% delle sue bottiglie e il primo mercato è il Regno Unito) e ai suoi valori fondanti: radici, qualità, autenticità e competenza, applicate a 24 ettari di vigneti di proprietà, tutti in viticoltura sostenibile. Produce 1 milione di bottiglie all’anno e la ‘signature’ è ancora oggi la Cuvée royale.

La Maison è molto attiva sul fronte enoturistico fin dal 2020: nel 2025 ha accolto 17mila persone. La visita guidata dura 40 minuti, seguita dal tasting. Sono proposte tre diverse opzioni, compresa una degustazione alla cieca, disponibili in più lingue. Inoltre, la Maison Joseph Perrier ama accogliere le famiglie e ha ideato un format dedicato ai più piccoli, che si conclude con la degustazione di succhi d’uva monovitigno. Si può anche optare per un’esperienza immersiva nel cuore dei vigneti o per giornate su misura, concepite come veri e propri viaggi enoturistici privati, interamente personalizzabili. In cantina si possono organizzare anche eventi privati e per gli avventori c’è uno Champagne bar e una proposta di pranzo del fine settimana.

Risalendo verso Nord si attraversa la cosiddetta Montagna di Reims, altopiano boscoso dove le vigne di Champagne sono coltivate in pendenza. Un terroir molto adatto al Pinot noir e anche più favorito nella resistenza ai cambiamenti climatici. E’ qui, a Rilly-la Montagne, che ha scelto di produrre la Maison Vilmart, creata nel 1890, ora alla sesta generazione. Una casa che ha fatto scelte in controtendenza, puntando, in una zona vocata per i vitigni a bacca rossa, invece sullo Chardonnay, utilizzato al 70% in blend con un 30% di Pinot noir. Solo una delle etichette ha in prevalenza Pinot noir, creata, per rispondere alla crescente domanda, con la vendemmia del 2017 e sul mercato da quest’anno.

La loro è una produzione di nicchia (120mila bottiglie e 7 etichette). Usano solo le uve delle loro vigne (11 ettari), contrariamente alla maggior parte della Maison di Champagne che integrano la loro produzione con quella dei piccoli coltivatori diretti, i cosiddetti vignerons. Un’altra caratteristica è che usano molto legno, con la prima fermentazione che avviene nelle grandi botti d’Alsazia, acquistate dal nonno negli anni Sessanta e ancora in uso. La pressatura è molto soft (la pressa risale al 1971 ed è tuttora in funzione) e il mosto cade per gravità, senza forzature. Negli anni Settanta l’idea di creare nuove forme di bottiglie per lo Champagne, custodite nella vinoteca creata per conservare tutte le annate. Dieci anni fa è stata creata una nuova cantina per i vini riserva, mentre la vecchia sotterranea esisteva già quando comprarono nel 1944 la sede, dalla tipica facciata a graticcio.

La cantina è aperta alle visite e da quest’anno la proposta spazia fra tre nuove esperienze di cui 1 in vigna e 2 in cantina. Si fa il giro in vigna con la spiegazione del suolo, poi il tasting con il food pairing, in quanto l’azienda crede molto nell’abbinamento dello Champagne al cibo. Ma anche la degustazione comparata con vino fermo e champagne. Tra i mercati più importanti per l’export, ci sono gli Usa e al secondo posto l’Italia (dove la distribuzione è affidata a Cottarella).

Si arriva così a Reims, la seconda capitale dello Champagne, ma molto più conosciuta turisticamente rispetto a Epernay per la sua maestosa cattedrale di Notre Dame che fa concorrenza all’omonima parigina. Anche questa, costruita nel 13° secolo sopra il sito di terme romane, dal passato burrascoso, in quanto quasi distrutta dai bombardamenti della Prima Guerra mondiale e poi ricostruita nei minimi dettagli. Qui è stato incoronato il primo re di Francia e poi altri 25 dei 31 che si sono succeduti nei secoli, con riti che richiedevano due anni di preparazione. La cattedrale è famosa anche per il numero di statue che ornano la facciata, scavate direttamente nella pietra, e per le vetrate, in parte risalenti al 15° secolo e opera dell’Atelier Simon-Marq (peraltro poi comprato dalla Maison di Champagne Taittinger) e in parte più moderne, come quelle realizzate nell’abside da Marc Chagall.

A Reims si possono visitare giganti dello Champagne e piccole realtà tutte da scoprire che sono le gemme nascoste di questo territorio. Tra i colossi, sicuramente la Maison Mumm, fra i primi cinque produttori di Champagne al mondo in termini di volumi, tanto che il numero di bottiglie che fanno resta top secret. La casa è stata fondata nel 1827 e l’anno prossimo celebra i 200 anni. Il nome per esteso, G.H. Mumm, porta le iniziali del nipote del fondatore tedesco, George Hernann, che prese in mano l’azienda - successivamente passata di proprietà - nel 1850 creando anche le cantine di 25 km che sono le seconde più grandi di tutta la Champagne; nel 1840 l’acquisto delle prime vigne. Oggi possiede 218 ettari di cui 165 sono grand cru, dal 2020 coltivate in agricoltura rigenerativa.

Il 78% degli Champagne Mumm è composto da Pinot Noir, che è una cifra distintiva della Maison. L’etichetta iconica con la fascia rossa è ispirata alla Legion d’onore e rappresenta il nome della cuvée Cordon Rouge creata nel 1876 e tuttora la più rappresentativa, che quest’anno festeggia 150 anni. Alla linea storica Cordon Rouge si affianca la linea Rsrv delle riserve che si fa solo con le migliori annate. Mumm è stata una delle prime cantine ad aprirsi sin dagli anni Sessanta alle visite. Ogni giorno hanno una visita ogni 15 minuti con 25 persone in media, propongono 3 tipologie di tasting. L’anno scorso accolti 40mila visitatori.

Completamente diversa la storia di Thiénot, Casa di Champagne tra le più giovani, fondata nel 1985 da Alain Thiénot, che ora ha 85 anni e negli anni Novanta fece la scommessa di acquistare vigne sfidando la crisi e suo padre, notaio, il quale vedendo la prima bottiglia commentò che quello della famiglia è un nome di notai e non di Champagne. Oggi l’azienda è gestita dai due figli, possiede 35 ettari, 75 diversi crus, per il 60% Pinot noir, produce 8 etichette per un totale di 4.700 bottiglie ed esporta per il 75%, Italia compresa.

Credono talmente tanto nell’enoturismo che lo scorso anno si sono lanciati in una nuova avventura. Al centro di Reims hanno aperto a settembre 2025 un Hotel cinque stelle, con 13 camere luxury e green (si usa solo energia geotermica), una sala eventi con annessa cucina attrezzata per ospitare chef, un bar à champagne nel rooftop con vista sulla Cattedrale, cantine sotterranee visitabili e un museo interattivo che racconta la storia di Reims, dello Champagne e della Maison, attraverso una miniatura della Cattedrale, un plastico mobile della struttura, pannelli interattivi che raccontano le caratteristiche del territorio e un laboratorio per ricreare e comprendere profumi e aromi.

Un giro dell’hotel è una scoperta continua e la vera chicca sono le cantine sotterranee, dove si conservano le bottiglie (la produzione è in altra sede alle porte della città): un’esperienza immersiva che inizia con un filmato in cui parla il fondatore, poi opere d’arte e di suoni, ispirate alla lavorazione dello Champagne. Qui è custodito persino un mosaico romano del 2° secolo. Poi si entra nella vinoteca a forma di tempio, dove gli ospiti possono prendere una bottiglia e sperimentare il dégorgement semi-meccanico (sono gli unici a proporre un vero e proprio laboratorio di questa tecnica), e infine nella sala degustazione, sempre sotterranea. Come spiega Stanislas Thiénot, “come Maison giovane volevamo fare qualcosa di originale, da qui l’idea di un’offerta integrata con un hotel di questo tipo che è tra i primi in Francia, se ne trovano solo in Provenza; l’enoturismo si può dire che è ancora giovane qui, ma nel 2025 il 25% dell’introito è derivato proprio dalle visite”. Dunque, il posto ideale per brindare con le preziose bollicine a questo che - come amano ripetere nella Champagne - è sempre stato il ‘vino dei re’ e che è anche il ‘re dei vini’.

(di Alessia Trivelli)

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