Secondo l’Economic Outlook Interim Report dell’Ocse presentato a Parigi, l’economia mondiale mostra una capacità di tenuta superiore alle attese formulate nei mesi precedenti, pur in un contesto caratterizzato da significativi elementi di incertezza. L’organizzazione evidenzia infatti come la crescita globale prevista per il 2026 sia stata leggermente rivista al rialzo, mentre restano determinanti per le prospettive economiche internazionali fattori quali l’evoluzione della situazione geopolitica, in particolare in Medio Oriente, e l’andamento dei prezzi dell’energia. Nel caso italiano, l’Ocse stima una crescita del Pil dello 0,9% nel 2026, superiore alle precedenti previsioni, seguita da un incremento dello 0,6% nel 2027. L’organizzazione sottolinea tuttavia che, nonostante la resilienza mostrata dall’economia, in alcuni Paesi del G20, tra cui l’Italia, i salari reali non hanno ancora recuperato pienamente i livelli precedenti alla pandemia. Nel presentare il rapporto, il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, ha evidenziato come la crescita globale abbia finora beneficiato di risorse e strumenti che hanno contribuito ad assorbire gli effetti degli shock energetici, avvertendo però che tali margini si stanno progressivamente riducendo. Parallelamente, l’inflazione ha mostrato segnali di riaccelerazione, rendendo necessario, secondo l’organizzazione, orientare gli interventi pubblici verso i soggetti maggiormente esposti e perseguire nel medio periodo un percorso di sostenibilità dei conti pubblici. A questo quadro si aggiungono i più recenti dati diffusi dall’Istat, che segnalano una nuova accelerazione dell’inflazione. A settembre l’aumento dei prezzi al consumo si è attestato al 4,2% su base annua, in crescita rispetto al 3,3% registrato ad agosto. La dinamica inflazionistica continua a essere influenzata soprattutto dall’andamento dei beni energetici, i cui prezzi hanno registrato un ulteriore incremento. Gli effetti del caro energia si riflettono anche sui beni di largo consumo, compresi quelli alimentari e per la cura della persona e della casa, nonché sui prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie. L’aumento dei prezzi contribuisce inoltre ad accrescere l’inflazione acquisita per l’intero anno, ossia la variazione media che si registrerebbe qualora i prezzi restassero invariati nei mesi successivi. Sul fronte della finanza pubblica, il dato che continua a richiamare maggiore attenzione riguarda il rapporto tra deficit e Pil per il 2025, attestato al 3,1%. Il superamento della soglia del 3% prevista dalle regole europee limita infatti i margini per un’uscita immediata dalla procedura per disavanzo eccessivo e rappresenta uno dei principali elementi di riferimento nel percorso di definizione delle future politiche di bilancio. In questo contesto, la tenuta della crescita economica, il controllo dell’inflazione e il consolidamento dei conti pubblici rimangono tra i principali fattori che condizioneranno le scelte di politica economica dei prossimi mesi.