Thom Browne: "Metto gli uomini in gonna da 25 anni"

A Milano l’American Prep rifiorisce per la primavera-estate 2027 tra insetti, seersucker e leggerezza e citazioni a 'A Bug’s Life'

Due uscite di Thom Browne per la spring-summer 2027
Due uscite di Thom Browne per la spring-summer 2027
22 giugno 2026 | 17.29
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"Metto gli uomini in gonna da venticinque anni". Thom Browne non la considera una provocazione ma una parte integrante del proprio linguaggio creativo. Lo ribadisce nel cortile di Palazzo Serbelloni, a Milano, dove il designer americano torna a sfilare in Italia per la prima volta dal 2008 presentando la collezione uomo primavera/estate 2027. Sotto un sole implacabile, con gli ospiti costretti a ripararsi dal caldo torrido con ombrelli neri distribuiti per l’occasione, prende forma il giardino immaginario di Browne. Un mondo ordinato secondo una rigorosa griglia che richiama la simmetria dei portici neoclassici di Palazzo Serbelloni e che diventa il palcoscenico di una riflessione sul rinnovamento della sua identità estetica. "Essere qui per la prima volta dopo tanto tempo è stato quasi come reintrodurre ciò per cui si viene da Thom Browne: la sartoria strutturata ma giocando con quei codici tipicamente americani, quell’estetica preppy della East Coast - racconta lo stilista nel backstage -. E poi celebrare l’evoluzione dei tessuti e la qualità della produzione di ogni capo, aggiungendo naturalmente una storia per divertirsi un po’".

Il racconto prende vita al ritmo di 'Nomi Song' di Klaus Nomi e Vince Clarke. Nel giardino di Thom i fiori sbocciano nel seersucker appena annaffiato, gli insetti ronzano, strisciano e svolazzano, mentre i motivi classici generano nuova vita. Quattrocento vasi di fiori in seersucker vengono curati da giardinieri che accompagnano il risveglio di uno spazio dormiente e simbolicamente anche quello dell’American Prep secondo Browne. Il seersucker, da sempre uno dei codici più personali del designer, torna protagonista in molteplici interpretazioni. "Dal Memorial Day al Labor Day, non me lo tolgo mai - ammette Browne -. È qualcosa di molto personale. È presente in ogni collezione e ogni volta viene interpretato in modo diverso. In questa collezione lo avete visto in lana, in cashmere e naturalmente in cotone. Ma anche attraverso diverse reinterpretazioni, per esempio nell’effetto imbottito dei tessuti tecnici che avete visto lungo tutta la collezione".

La sartorialità classica si alleggerisce attraverso lane fresche a motivo windowpane, seersucker tecnico in nylon, completi in cotone a trama aperta, lane piqué a griglia, cashmere da giacca e plaid madras. Cappotti senza maniche con collo balmacaan convivono con blazer a manica corta e sac jacket quasi impalpabili. Le costruzioni si fanno sfoderate o semi-foderate, mentre alla tradizionale palette grigio, bianco, rosso e blu navy si affiancano giallo, verde, rosa e azzurro cielo. Le proporzioni rimangono ancorate alla tradizione ma le silhouette si rilassano. E naturalmente tornano le gonne. "È qualcosa di molto caratteristico delle mie collezioni. Mi piace anche che gli uomini guardino le collezioni e l’abbigliamento in modo diverso, senza essere troppo rigidi rispetto alle regole della moda maschile. Quindi sì, voglio che si vedano le cose da una prospettiva differente" sottolinea il creativo.

Un messaggio che, secondo Browne, non richiede necessariamente di replicare integralmente i look visti in passerella: "Ogni pezzo è indipendente - spiega -. Puoi indossare un singolo capo da solo oppure combinarlo con altri. Questa è una cosa che le persone devono capire: puoi osservare il look completo così come viene presentato, oppure prendere un singolo elemento e personalizzarlo. Nella collezione ci sono molti elementi che puoi fare tuoi". L’universo della collezione nasce da una fonte sorprendente. I riferimenti a libellule, api, grilli, formiche, rane e foglie di ninfea affondano le radici in un classico dell’animazione targato Pixar. "Sono nati da 'A Bug’s Life' - dice lo stilista -. Stavo tornando in aereo da Milano e ho guardato il film. Mi è sembrata una storia affascinante da prendere come riferimento e con cui giocare in questi tempi che stiamo vivendo. Un po’ di leggerezza". Così api ricamate si arrampicano su motivi a nido d’ape, rane saltano tra foglie di ninfea, mentre applicazioni di grilli e formiche scintillano accanto ad ali di libellula e ricami alveolari. Ricami radiali effetto camouflage, lavorazioni in filo bouillon, quadri dipinti a mano, filati sospesi, intarsi, patchwork e ricami tridimensionali costruiscono una superficie ricca di dettagli.

Le finiture volutamente consumate evocano invece il trascorrere delle stagioni e le generazioni di vita che questi capi attraverseranno. Tutto trova equilibrio nei codici storici della maison: bordature tono su tono, fasce sulle maniche, costruzioni shell, maglieria cricket e l’inconfondibile nastro rosso, bianco e blu. Materiali sartoriali patchwork e manipolazioni del tessuto aggiornano ulteriormente il vocabolario del brand, accompagnati da cappelli boater a tesa larga con nastro gros-grain, veli trasparenti a quadri ispirati agli apicoltori e cravatte in seta a righe regimental. Anche gli strati più vicini al corpo si alleggeriscono con camicie in popeline dai colletti e polsini removibili a contrasto abbinate a maglieria in cotone finissimo. L’outerwear spazia dai trench in Cordura ai parka in nylon con collo funnel, dai car coat in seersucker tecnico alle field jacket tecnologiche. Nel frattempo, il successo internazionale della maison continua a rafforzarsi. Nel finale, avvolta da un velo di tulle ricamato a mano con perle, appare la sposa: una figura costruita attraverso una rigorosa sartorialità in cotone swiss dot profilata in gros-grain.

"L’Asia ci sostiene molto, così come gli Stati Uniti stanno crescendo e anche l’Europa. Le persone stanno capendo quello che faccio", osserva Browne, commentando la diffusione dei suoi capi anche fuori dai confini coreani. Il rapporto con il gruppo Zegna, che dal 2018 controlla il marchio, non ha modificato la sua direzione creativa: "Non ho cambiato nulla, se non il fatto di avere a disposizione risorse straordinarie per lo sviluppo e per la produzione. Gildo Zegna ama quello che faccio e apprezza il fatto che siamo molto diversi. Ma alla fine, la qualità di ciò che realizziamo è la cosa più importante". La solidità della visione di Browne continua a riflettersi anche nei risultati del marchio. Nel primo trimestre del 2026 Thom Browne ha registrato ricavi per 58,2 milioni di euro. Pur segnando una flessione complessiva del 9,4%, attribuita principalmente alla razionalizzazione del canale wholesale, il brand ha messo a segno una crescita a doppia cifra nel retail diretto, confermando la forza della relazione costruita con la propria clientela e il crescente interesse per l’universo della maison. Per il futuro, Browne non si sbilancia sulla possibilità di sfilare stabilmente a Milano: "Oggi sono qui e mi sto godendo questa giornata. Vedremo cosa succederà in futuro". (di Federica Mochi)

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