Alta tensione tra i due leader, dopo il G7 di Evian. La presidente del Consiglio: "Io e l'Italia non imploriamo mai". Mattarella la chiama
Botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, dopo la conclusione del G7 di Evian. Lo scontro, nato dalle dichiarazioni del presidente statunitense sulla foto concessa "per pena" e dalla replica secca della premier italiana, "l'Italia non implora mai", è diventato il centro di una giornata convulsa, quella di ieri, culminata anche nell'annullamento della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani negli Stati Uniti.
Nella serata di venerdì è arrivato un nuovo affondo del tycoon. Al corrispondente Nbc Gabe Gutierrez, Trump ha dichiarato: "Era una mia grande fan. Ma non la voglio come fan perché lei, come gli altri della Nato, non c'è stata sullo Stretto di Hormuz".
Aveva lasciato il G7 di Evian convinta che il rapporto con Donald Trump fosse rimasto "immutato", come immortalato da foto e video - al netto di qualche frecciatina, come quel "sono stato abbandonato" pronunciato dal tycoon a margine del summit francese. Ma quando c'è di mezzo l'inquilino della Casa Bianca, le certezze crollano inesorabilmente. E così Giorgia Meloni si trova a gestire quello che potrebbe essere l'incidente più grave dall'inizio del loro rapporto: dalla luna di miele di Mar-a-Lago al disgelo mancato dell'Alta Savoia.
È Trump stesso, raggiunto al telefono dalla trasmissione di La7 L'aria che tira, a sferrare il colpo. Prima l'ironia tagliente - "Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle" - poi il carico da novanta: "Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena". Le parole rimbalzano fino a Bruxelles, dove la premier è impegnata al Consiglio europeo.
La risposta non si fa attendere: in una clip girata negli uffici dell'Europa Building, Meloni va dritta al punto. "Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita", dice, prima dell'affondo: "Mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai". A rendere lo scontro ancora più bruciante, il tempismo. Nei giorni del G7 francese, sulla stampa era circolata l'ipotesi di un viaggio a Washington entro luglio - un segnale di quanto il rapporto tra Roma e la Casa Bianca sembrasse ancora solido. Ipotesi che fonti governative smentiscono seccamente all'Adnkronos: "Non è mai stata un'ipotesi".
La solidarietà scatta immediata, a partire dal Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella telefona personalmente alla premier per manifestarle vicinanza. Nel governo è un coro unanime. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia sui social la cancellazione della sua missione a Miami, dove era atteso per un business forum insieme al segretario di Stato americano Marco Rubio: "Le gravi e offensive parole del presidente Trump nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l'Italia".
Il ministro della Difesa Guido Crosetto affida a X una riflessione più articolata: "Non posso immaginare Giorgia Meloni chiedere una fotografia a nessuno, nemmeno sotto minaccia", scrive, aggiungendo che "battute di questo tipo non fanno bene a nessuno: né agli Usa, né all'Italia, né all'alleanza". Matteo Salvini sceglie la sintesi: "Chi attacca Giorgia Meloni, attacca tutti noi", posta sui social accompagnando le parole con una foto abbracciato alla premier.
Il tono più duro arriva dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari: "I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all'intero continente europeo, danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Stati Uniti".
Le opposizioni colgono l’occasione con toni diversi, ma nessuna risparmia critiche alla premier dopo il botta e risposta con Donald Trump. Carlo Calenda difende Meloni sul merito definendo l’ex presidente Usa "un mentitore seriale e un bullo da operetta" e sostenendo che "insulti così ledono l’onore della Nazione". Matteo Renzi sceglie, invece, il sarcasmo: "Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Buongiorno Giorgia, ben svegliata".
Angelo Bonelli (Avs) è più diretto: "Le parole di Trump sono la conseguenza della politica di subalternità con cui Meloni ha costruito il rapporto con gli Stati Uniti". La segretaria dem Elly Schlein condanna gli attacchi come "inaccettabili, da respingere con forza", ma ne approfitta per colpire la maggioranza: "La destra capisca quanto è stata sbagliata la strategia remissiva verso Trump. Non ha portato risultati e ha danneggiato l'interesse nazionale".
Giuseppe Conte (M5S) punta sulle immagini circolate al G7 di Evian, con Meloni che cerca di attirare l’attenzione di un Trump "fintamente indifferente".
Le reazioni non si fermano ai confini italiani. A Bruxelles, a margine del Consiglio europeo, arriva una solidarietà inattesa: quella di Pedro Sánchez. Il premier spagnolo — reduce da un duro scontro con Meloni proprio in sede Ue sulla linea italiana e danese sull'immigrazione — questa volta si schiera senza esitazioni. "Tutta la mia solidarietà a Giorgia Meloni per l’attacco di Donald Trump" afferma in conferenza stampa, spiegando di avergliela espressa "pubblicamente e privatamente". Poi aggiunge: "È un attacco né politico né personale, non so come definirlo".
Anche Emmanuel Macron prende le distanze dal tycoon. "Sono rimasto sorpreso dall’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, ne parlerò con lei" dichiara il presidente francese a margine del vertice.
Un'occasione non mancherà: Meloni e Macron si rivedranno il 24 giugno a Berlino per il vertice E5 sull’Ucraina e il giorno dopo ad Antibes per il summit intergovernativo franco‑italiano. Appuntamenti che ora assumono un peso diverso: dopo anni di schermaglie e rivalità, i due leader potrebbero ritrovarsi fianco a fianco non solo per ragioni di agenda, ma per necessità. Quando soffia forte il vento di Washington, anche i vecchi rivali possono diventare un riparo.
Il contrasto ha avuto un'ampia eco sui principali media internazionali, sia in Europa che Oltreoceano. "Meloni asfalta Trump" titolava il New York Post, mentre la Bbc ha descritto uno "scontro aperto" tra i due. Per il Guardian l'accaduto mette in discussione il rapporto "coltivato" a lungo e "basato su una retorica nazionalista condivisa". Per El Pais, l'intensità dello scontro "conferma il raffreddamento di una relazione che fino a poco tempo fa si presentava come l'esempio perfetto di affinità politica transatlantica", mentre in Germania la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha posto l'accento sulla fermezza della reazione italiana di fronte allo "scherno" del presidente americano.
Negli Stati Uniti l'attenzione si è concentrata soprattutto sul ricalcolo politico della leadership italiana e sulla trasformazione del rapporto tra i due leader. Il Washington Post ha ricordato come Meloni fosse considerata in Europa la "Trump whisperer" ('la sussuratrice di Trump'), la leader più vicina al presidente americano e l'unica ad aver partecipato alla sua inaugurazione del 2025. Secondo il quotidiano, l'escalation dimostra che "lo stile politico di Trump sta spingendo anche i leader europei che un tempo lo corteggiavano a rivedere il proprio approccio e ad abbandonare le lusinghe nei confronti del presidente statunitense". L'impopolarità della guerra con l'Iran, ha trasformato il rapporto privilegiato con Trump in una "debolezza" per Meloni.
La Cnn ha definito l'episodio un "nuovo incidente diplomatico", l'ultimo episodio del progressivo deterioramento dei rapporti tra due leader un tempo molto vicini, nonché un'ulteriore frattura tra Washington e i suoi alleati europei. Duro il Wall Street Journal, secondo cui "il battibecco dimostra che i sorrisi al vertice non hanno fatto altro che mascherare le crepe nelle relazioni transatlantiche". Anche i media conservatori hanno espresso preoccupazione per la crisi di quella che fino a oggi era considerata una delle più solide alleanze del campo conservatore occidentale. Il Washington Examiner ha parlato di una "disputa che minaccia di approfondire le tensioni tra i due leader, che in precedenza avevano mantenuto uno stretto rapporto nonostante i disaccordi politici".