Il Decreto Lavoro (Dl 62/2026) è stato approvato in prima lettura dall’Aula della Camera con 137 voti favorevoli e ha avviato il proprio iter parlamentare al Senato, dove il testo è attualmente all’esame della Commissione Affari sociali per la seconda fase della conversione in legge. Il provvedimento interviene su diversi aspetti del mercato del lavoro, ponendo al centro temi quali la definizione di un salario ritenuto equo, il rafforzamento degli incentivi all’occupazione stabile e il contrasto a forme di lavoro irregolare, in particolare nel contesto delle piattaforme digitali. Uno degli elementi principali del decreto riguarda l’introduzione del cosiddetto “salario giusto”. Tale concetto viene individuato nel trattamento economico complessivo (TEC) previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative. In questo modo, il riferimento al salario non si limita alla sola retribuzione base, ma include l’insieme delle componenti economiche definite dalla contrattazione collettiva, valorizzando il ruolo delle parti sociali nella determinazione delle condizioni di lavoro. Il provvedimento introduce inoltre una serie di incentivi finalizzati a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. In particolare, è previsto un esonero contributivo totale per un periodo massimo di 24 mesi per i datori di lavoro che trasformano contratti a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, in contratti a tempo indeterminato. L’incentivo può arrivare fino a un massimo di 500 euro mensili ed è destinato a lavoratori under 35 non appartenenti alla categoria dirigenziale. La misura si applica alle trasformazioni effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, con l’obiettivo di incentivare la continuità occupazionale e ridurre il ricorso a contratti precari. Analoghi strumenti di sostegno sono previsti anche per l’occupazione femminile. Il decreto stabilisce infatti un esonero contributivo per l’assunzione di lavoratrici disoccupate o inattive, indipendentemente dall’età anagrafica. In questo caso, il beneficio può raggiungere un massimo di 650 euro mensili, che viene ulteriormente incrementato fino a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni ricomprese nelle Zone economiche speciali (ZES), al fine di promuovere l’occupazione nelle aree caratterizzate da maggiori criticità economiche e sociali. Un ulteriore ambito di intervento riguarda il contrasto al cosiddetto “caporalato digitale”, con particolare riferimento al lavoro svolto tramite piattaforme online, come nel caso dei rider. Il decreto introduce una presunzione di subordinazione del rapporto di lavoro qualora emergano elementi che evidenziano l’esercizio di poteri di direzione e controllo da parte del datore di lavoro, anche attraverso strumenti tecnologici quali sistemi di monitoraggio o processi decisionali automatizzati. Tale previsione mira a garantire una maggiore tutela per i lavoratori coinvolti e a chiarire l’inquadramento giuridico di rapporti spesso caratterizzati da elevata flessibilità ma anche da potenziali situazioni di vulnerabilità.