Psicologi e incontro in biblioteca per la classe, dai compagni plauso a coraggio dell'alunno congolese
Due informative sono state inviate alla procura ordinaria e a quella dei minori sull'aggressione alla professoressa, accoltellata venerdì mattina in una scuola media nel quartiere Centocelle a Roma, da uno studente di 13 anni. Le indagini portate avanti dai carabinieri puntano a identificare i quattro utenti con cui il ragazzo stava effettuando la videochiamata durante l’azione e accertare se qualcuno possa averlo istigato. Non è escluso, inoltre, che possano essere coinvolti stranieri essendo emerso l'uso da parte di uno di loro del cirillico.
Verifiche sono in corso anche su chi ha postato il filmato sul web, minuti di immagini che riprendono dalla videocamera che si era installata sull’elmetto la preparazione in bagno fino alle coltellate. Un filmato che ha cominciato a circolare a più di 24 ore dall'aggressione e che potrebbe essere stato registrato da uno dei partecipanti alla videochiamata su Telegram durante l'azione e postato successivamente.
Parallelamente prosegue il lavoro di analisi dei dati da parte dei carabinieri del comando provinciale dopo la perquisizione informatica effettuata sul cellulare del 13enne e su quello della madre sul quale si trovano salvate le carte di credito utilizzate dal ragazzino per acquistare i due coltelli da sub e gli occhiali da softair con i quali ha messo a segno il suo piano.
Stamattina, intanto, gli studenti della scuola media Giovanni Verga sono tornati a scuola. Sul cancello è stato posizionato un drappo rosso probabilmente per garantire la privacy degli studenti dell’istituto, finito alla ribalta delle cronache dopo l’aggressione choc. Trascorso il fine settimana, oggi il ritorno sui banchi: gli studenti sono stati assistiti dagli psicologi che seguono lo sportello scolastico, come riferisce all’Adnkronos l’assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del municipio V di Roma Cecilia Fannunza che stamattina si è recata all’istituto.
"Si è svolto un incontro in biblioteca con la classe - racconta Fannunza - Io sono andata a salutare la preside e i ragazzi”. Il clima “era di ripartenza - continua - Sono già al lavoro poi nei prossimi giorni ci saranno incontri anche fra Asl, servizio sociale e tutte le scuole per riflettere e pensare a una soluzione che coinvolga tutti”. “Il disagio adolescenziale non è un mistero, è in aumento dal Covid in poi - osserva l’assessora - e sono in aumento i fenomeni di autolesionismo, di dipendenza dal web, i disturbi alimentari: quella fascia è da attenzionare perché sono tanti i fenomeni di disagio che stanno emergendo”.
Per l’assessora servono “azioni preventive” e “risorse certe” non solo dettate dall’emergenza. A scuola, racconta, c’era oggi anche il ragazzo congolese intervenuto in aiuto dell’insegnante e per bloccare l’aggressione. “C’era - sottolinea - e so che la scuola lo ha accolto in maniera festosa, risaltando il suo gesto coraggioso”. Tra i genitori all’uscita poca voglia di parlare e l’intenzione di proteggere i figli dal clamore che ha travolto l’istituto dopo l’accaduto. Restano però lo sgomento e gli interrogativi. “Sono preoccupata”, afferma una nonna in attesa davanti ai cancelli. “Davanti alle notizie che si continuano a leggere resto basita”, conclude.
"Si è intervenuto cercando più che parlare del caso, di parlare delle loro emozioni e soprattutto dell'importanza del parlare: la maggior parte delle volte che si leggono o si vivono determinate situazioni è perché (i giovani ndr) non parlano o al massimo scherzano con i coetanei, ma il cervello non è pronto per affrontare tematiche del genere e aiutare davvero”, afferma Corrado Ruffini, operatore educativo, all’uscita dalla scuola media Verga di Centocelle, raccontando come è andata questa prima giornata di rientro a scuola dopo l’accaduto. Ruffini, dopo il clamore di questi giorni, ha richiamato in generale alla responsabilità degli adulti rispetto al mondo giovanile e alla responsabilità dei media rispetto a notizie che vedono coinvolti ragazzini ancora minorenni e alla diffusione del video choc.
"Quel giorno - racconta - sono entrato (in classe ndr) subito dopo il fatto" e il ragazzo "una volta compiuto quel gesto terribile, ha fatto palesemente l’unica cosa che purtroppo voleva fare, per il resto non avrebbe fatto altro perché è stato collaborativo, mi ha detto tutto quello che aveva addosso e chiedeva 'scusa, scusa, scusa' ogni volta che si provava a parlare".
Il ragazzo era pentito? “Questo non lo posso dire, aveva uno sguardo vitreo, era palesemente scosso”, continua Ruffini, sottolineando però che la speranza è che il ragazzo lo sia: "Me lo auguro, sia educativamente, sia per quello che ho sentito dire di lui dai colleghi ovvero che era un ragazzo tranquillo” e dalle “reazioni che non hanno mai fatto pensare ad altro”. Quanto al compagno congolese intervenuto per bloccare l’aggressore, Ruffini sottolinea: "E’ stato grandioso, riceverà un encomio, che deve ricevere perché ha avuto questo coraggio incredibile di affrontarlo e sicuramente ha un cuore enorme”.
"Peccato che se la sia cavata", "lurida", "nessuna solidarietà": sono alcuni dei commenti choc apparsi sotto post in cui viene criticata per le sue posizioni sull'immigrazione la professoressa aggredita a Roma. Nelle immagini che circolano sui social - oltre alle fotografie, anche vignette satiriche - quella ritratta è però Chiara Mocchi, l'insegnante accoltellata da uno studente lo scorso 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo.
Una "docente che ha rischiato la vita mentre svolgeva il proprio lavoro e sta ancora affrontando la dolorosa riabilitazione per le conseguenze invalidanti di quella drammatica aggressione. Merita il massimo rispetto", scrive il suo legale, Angelo Lino Murtas, diffidando formalmente "gli autori dei contenuti, nonché tutti coloro che li abbiano pubblicati, riprodotti o condivisi, a rimuovere immediatamente ogni immagine, vignetta, post o altro contenuto nel quale siano stati indebitamente utilizzati il volto o le sembianze della professoressa Chiara Mocchi, nonché a cessarne ogni ulteriore diffusione". Tutto il materiale già pubblicato, inclusi commenti e condivisioni, è stato salvato "ai fini della tutela dei diritti della mia assistita. Qualora dovessero proseguire l’utilizzo o la diffusione dell’immagine della professoressa Mocchi nei termini sopra descritti - avverte l'avvocato nella diffida - saranno intraprese, a sua tutela, tutte le opportune iniziative nelle competenti sedi civili e penali, ai fini dell’accertamento delle responsabilità, della cessazione delle condotte lesive e del risarcimento di tutti i danni subiti".
Il legale parla di una "gogna mediatica" nei confronti dell'insegnante, ancora in convalescenza per la gravissima aggressione subita, dopo che il suo volto è stato associato a "fatti, opinioni e messaggi, anche di natura politica, che non le appartengono. La questione - spiega - non riguarda la libertà di satira, di critica o la legittimità delle opinioni espresse, bensì la tutela dell’immagine, dell’identità personale e della reputazione di una persona del tutto estranea ai fatti rappresentati".