Farmaci, Canonica (Humanitas): "Ultra long-acting innovazione per asma e comorbidità"

'Depemokimab ogni 6 mesi migliora sostenibilità favorendo aderenza ed efficacia clinica riducendo costi gestione'

Giorgio Walter Canonica
Giorgio Walter Canonica
18 febbraio 2026 | 08.55
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"L'innovazione fondamentale di questo farmaco è che ha un'azione ultra long-acting: mentre altri trattamenti richiedono un'iniezione una volta al mese o ogni 2 mesi, qui parliamo di una somministrazione ogni 6 mesi. Questo ha implicazioni fondamentali di semplificazione sul piano organizzativo e di maggiore sostenibilità: favorendo l'aderenza terapeutica, riduce i costi legati alla gestione della malattia e, allo stesso tempo, mantiene un'elevata efficacia clinica". Così Giorgio Walter Canonica, professore e Senior Consultant Centro di Medicina personalizzata Asma e Allergie, Humanitas University & Istituto clinico e di ricerca Irccs di Milano, commenta all'Adnkronos Salute l'approvazione in Europa di depemokimab, primo e unico biologico ultra long-acting, da somministrare ogni 6 mesi, per 2 indicazioni: nell'asma grave che presenta comorbidità sostenute dall'infiammazione di tipo 2 come la rinosinusite cronica con poliposi nasale.

"Una terapia da somministrare meno frequente - spiega Canonica - facilita il percorso del paziente, riduce il carico assistenziale e contribuisce a migliorare la qualità di vita, che rimane uno degli obiettivi principali nella gestione delle malattie croniche". Il vantaggio terapeutico è strettamente collegato al blocco di uno dei principali bersagli terapeutici nelle malattie respiratorie caratterizzate da infiammazione eosinofilica. "L'interleuchina 5 - chiarisce l'esperto - è estremamente importante sia nell'asma sia nella poliposi nasale, perché è quella citochina che sostanzialmente sostiene l'infiammazione eosinofila. Andare a bloccare questa via significa intervenire su uno dei meccanismi fondamentali della malattia nei pazienti eleggibili alla terapia biologica. Esistono già altri farmaci approvati per entrambe le patologie - rimarca - ma questo presenta il vantaggio della lunga durata d'azione".

L'impatto positivo risulta ancora più evidente considerando la frequente associazione tra asma grave e poliposi nasale. "In Italia i dati ufficiali del registro Sani dell'asma grave dimostrano che il 42% dei pazienti presenta contemporaneamente asma grave e poliposi nasale - sottolinea Canonica - Questo significa che copriamo una parte molto rilevante di questi malati con una terapia di precisione, perché andiamo a bersagliare una delle cause fondamentali della malattia".

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda l'impatto del trattamento sull'evoluzione della patologia. "Il tema della remissione è centrale e rappresenta un'evoluzione rispetto al semplice controllo dei sintomi - evidenzia Canonica - Oggi remissione significa una valutazione globale e integrata dei miglioramenti che la terapia biologica può determinare: parliamo di assenza di sintomi, assenza di attacchi d'asma, quindi di esacerbazioni, funzione polmonare stabile e mancato utilizzo di corticosteroidi sistemici".

Proprio l'impiego prolungato del cortisone rappresenta uno dei principali problemi nella gestione dell'asma grave. "Il vero problema è che molti pazienti in passato stavano bene dal punto di vista dei sintomi, ma solo grazie all'uso continuativo di corticosteroidi - puntualizza lo specialista - L'utilizzo prolungato di cortisone è stato dimostrato che può ridurre l'aspettativa di vita del paziente asmatico. La possibilità di ridurre l’uso del cortisone - conclude - rientra pienamente nel concetto moderno di remissione della malattia".

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