Black Veil Brides: "Vendetta e rivalsa raccontano chi siamo oggi"

L'intervista ad Andy Biersack, in occasione del nuovo album 'Vindicate’, in uscita l'8 maggio: "Qui il mio cuore è più esposto che mai"

I Black Veil Brides
I Black Veil Brides
05 maggio 2026 | 17.43
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Con 'Vindicate', in uscita l’8 maggio per Spinefarm Records, i Black Veil Brides aprono un nuovo capitolo della loro carriera, forse il più ambizioso e personale di sempre. Un lavoro che affonda le radici nei temi di vendetta e rivalsa, e che trova nella scrittura di Andy Biersack una dimensione più intima e al tempo stesso più esposta rispetto al passato. All'AdnKronos, il frontman racconta la genesi del disco, il peso delle esperienze personali e il rapporto con il cambiamento, alla vigilia del ritorno live della band rock statunitense, che farà tappa anche in Italia l’8 giugno al Circolo Magnolia di Milano. Accanto a lui, una formazione ormai consolidata: Jake Pitts e Jinxx alle chitarre, Lonny Eagleton al basso e Christian Coma alla batteria, per un gruppo che negli anni ha saputo evolversi senza perdere l’intensità teatrale che ne definisce il sound. E questo nuovo lavoro non è da meno.

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‘Vindication’, il vostro nuovo album sembra nascere da una tensione molto forte. Come è nata la scelta di mettere i temi di vendetta e rivalsa al centro di questo lavoro?

"La rivalsa è stata una grande motivazione per me nella mia vita, nel bene e nel male. Ero il tipo di ragazzo che si sentiva un po’ un outsider e avevo interessi diversi rispetto agli altri bambini. Quindi, fin da piccolo, ho sentito che non avrei lasciato che il fatto che gli altri fossero cattivi con me decidesse il mio destino, cioè cosa avrei fatto nella mia vita. E poi, crescendo, eravamo piuttosto odiati nei nostri primi anni. E questa è stata un'altra forte motivazione, non lasciare che tutto questo mi sfuggisse di mano e continuare a poter vivere questo sogno, a fare dischi, a rendere felici i fan e a fare tutto il possibile per mantenere questo bellissimo dono che mi è stato dato".

Sembra che in questa narrazione ci sia spesso un senso di dualità, come se le emozioni potessero salvarti o distruggerti. Scrivere questo album è stato per te una sfida personale?

"Sì, molte volte, dal punto di vista dei testi, cerchi davvero di concentrarti su come queste emozioni si riflettano nella tua vita. Io cerco di prendermi il tempo per assicurarmi che nulla di ciò che dico sia una stronzata ma basato sulla verità. E questo è forse il disco più personale che abbiamo mai fatto a livello lirico. E in questo senso sento che, anche se c’è una narrazione con l’idea di vendetta e rivalsa, il mio cuore sia molto più esposto".

Ci sono tre singoli, 'Bleeders', 'Cut' e 'Certainty', che mostrano diversi lati del vostro sound. Possiamo dire che rappresentano tre fasi dell’album o come concepite questi brani?

"Musicalmente questo disco è molto più aggressivo, ma credo anche che ci siano alti e bassi in queste emozioni. Rappresentando le idee di vendetta e rivalsa, il mio obiettivo era cercare di mostrare i diversi modi in cui si manifestano. In alcuni casi è molto rabbioso. In altri è molto stoico. E in altri ancora è molto emotivo e triste. Quindi penso che queste canzoni mostrino proprio questa gamma di emozioni".

Viviamo in un periodo segnato da conflitti globali e tensioni e anche la parola 'vendetta' ha un peso diverso. Quando scrivi di rivalsa e vendetta, pensi anche a quello che sta succedendo nel mondo oggi?

"Penso più a un livello sociale che geopolitico. Ovviamente, a livello geopolitico ci sono molte situazioni difficili che stanno accadendo nel mondo in questo momento. Ma quando mi metto a scrivere, non sono uno scrittore politico. Penso tutatvia che politica e cultura siano strettamente legate, ed è molto difficile evitare del tutto una certa inclinazione politica in quello che scrivo. Sono cresciuto in una posizione molto scettica. I miei eroi erano persone come il comico George Carlin, e gli illusionisti Penn Jillette e James Randi, figure che potresti definire come 'scettici moderni'. Quindi è difficile per me non avere quel tipo di prospettiva nel modo in cui guardo il mondo. Detto ciò, le persone stanno attraversando momenti molto difficili in questo periodo storico. E penso che questo si manifesti spesso a livello sociale nel fatto che diventiamo diffidenti gli uni verso gli altri. Ci isoliamo e separiamo le persone buone da quelle cattive, comportamenti buoni e cattivi come una forma di protezione dalle cose che sono spaventose e pericolose".

Sei stato cresciuto come cattolico e oggi la religione viene spesso invocata in politica. Cosa ne pensi?

"Sono cresciuto in un periodo piuttosto conservatore per gli Stati Uniti. Il cattolicesimo non era particolarmente popolare politicamente quando ero bambino. Erano molto più presenti i cristiani evangelici e il mondo delle megachurch. George W. Bush era presidente quando ero piccolo ed era un cristiano evangelico, che è una cosa molto diversa. I cattolici oggi vengono evocati molto più spesso negli Stati Uniti rispetto al passato. Ci sono molte nuove conversioni. E l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti è un convertito recente al cattolicesimo. È un cattolicesimo un po’ diverso. E' diverso da quello in cui sono cresciuto. E non rappresenta davvero ciò che vedo nella Chiesa".

Cosa intendi?

"Credo che molte di queste persone amino la teatralità, il fascino antico e citare San Tommaso d’Aquino. Crescere cattolico, frequentare una scuola cattolica, stare con le suore, fare la cresima e la prima comunione, erano aspetti legati alla teatralità. La paura era l’elemento dominante quando ero bambino. La via crucis o sentir parlare di apparizioni sacre...tutti elementi molto gotici, oscuri e inquietanti, che quando hai otto anni possono essere davvero intimidatori. Anche se oggi non sono un cattolico praticante, ti resta dentro per tutta la vita. Non ho una posizione antiteista, superficiale o 'satanica'. Penso che sia una cosa un po’ banale, non mi interessa. Ma sono sempre stato critico verso i problemi che ho percepito nella Chiesa. Allo stesso tempo, sono cresciuto in una famiglia profondamente cattolica che amo, e ho visto anche gli aspetti positivi della loro fede. Quindi ho un rapporto piuttosto complesso e particolare con il cattolicesimo".

I Black Veil Brides sono sempre stati un punto di riferimento per chi si sente diverso. Che tipo di messaggio pensi arrivi oggi ai fan più giovani rispetto agli inizi?

"Penso che il sentirsi diversi sia qualcosa che culturalmente è cambiato, anche a causa di internet. Quando ero bambino, chi si vestiva di nero, con capelli strani e trucco appariscente era chiaramente diverso. Oggi, con i social media, questi interessi di nicchia permettono di trovare facilmente persone simili: se mi piace una band sconosciuta, posso andare su Reddit e trovare qualcuno con la mia stessa passione. È diverso oggi. Credo che il sentirsi diversi o esclusi sia diventato un processo molto più interno. E per questo certe idee risuonano ancora di più. Sempre più persone si avvicinano alla nostra band, perché trovano un modo di identificarsi nei testi in modo più profondo rispetto a prima. Non è solo 'mi vesto così e quindi mi prendono in giro', ma è 'mi sento diverso dagli altri e non so come esprimerlo'. E la musica è un grande mezzo di espressione".

La vostra musica è stata etichettata in molti modi nel tempo: metalcore, glam metal, emo. Con quale categoria ti senti più vicino, se ce n’è una?

"Non mi interessa. Davvero, e non lo dico in senso negativo. Quando abbiamo iniziato odiavo essere definito 'emo'. Lo odiavo. Ma crescendo, non mi interessa più se siamo metalcore, emo, glam metal o qualsiasi altra cosa. Non ha importanza. Se ti piace e vuoi definirlo così, va bene. Quando ero giovane, le etichette erano importantissime. Ascoltavo punk rock ed ero un 'punk”' Quelle definizioni contavano molto. Oggi una delle cose più belle è che i generi si sono mescolati così tanto che le etichette sono diventate irrilevanti. Quindi qualsiasi nome vogliano darci, per me va bene".

State per partire per un tour nordamericano da headliner e suonerete anche un’unica data in Italia quest’estate. Cosa possono aspettarsi i fan dal concerto?

"È interessante perché è passato molto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto un numero così significativo di concerti in Europa, quindi sono davvero entusiasta di tornare, anche perché oggi siamo una band migliore rispetto al passato. La verità è che da giovane ero praticamente sempre ubriaco, quindi a livello di performance non ero molto bravo. Non ero affatto bravo dal vivo. Oggi siamo al massimo della nostra forma live e sono davvero felice di portare questa nuova fase della band in Europa, perché penso che l’Europa meriti dei Black Veil Brides migliori rispetto al passato.

State lavorando alla scaletta? Cosa sentiremo dal vivo?

"Voglio creare una scaletta molto completa. Il mio obiettivo è includere brani di ogni fase della band. Se riusciremo a farlo, penso che la maggior parte delle persone sarà soddisfatta".

Guardando indietro, cosa diresti oggi al ragazzo che ha fondato i Black Veil Brides con una visione così forte e anticonvenzionale?

"Sono estremamente orgoglioso di tutto ciò che abbiamo raggiunto come band. Era il sogno che avevo fin da piccolo. Ne sarò sempre felice. Ma, a dire il vero, penso che a prescindere dall’età continuerò sempre a voler fare di più, andare oltre, spingermi ancora avanti. Quindi anche se potessi parlare con il me stesso di 16 anni, probabilmente ci diremmo: 'E adesso cosa succede?' Intanto, stiamo già lavorando al prossimo disco, quindi non ci fermiamo mai". (di Federica Mochi)

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