Il regista Massimiliano Bruno e gli attori Edoardo Leo e Claudia Pandolfi arriva in sala il 22 gennaio con Vision
Nel film '2 Cuori 2 Capanne', il regista e sceneggiatore Massimiliano Bruno e gli attori Edoardo Leo e Claudia Pandolfi affrontano lo scontro generazionale. Non per giudicare, non per alzare muri, ma per provare a capirsi. "Lo scontro generazionale c’è sempre stato", ricorda Bruno nell'intervista all'Adnkronos. "Mio padre, quando ascoltavo il rock dei Pearl Jam o dei Rage Against the Machine, diceva che non era musica. Oggi rischiamo di fare lo stesso errore con i ragazzi che ascoltano trap, si tatuano, si scrivono in faccia. Potremmo cadere nell’errore di blastare questi ragazzi. Invece dobbiamo ascoltarli. Non dobbiamo essere quelli che fanno i vecchi con i giovani", continua Bruno. "Gli dobbiamo dire: siete fichi, siete in gamba, state cambiando le cose". E attraverso questo film, dal 22 gennaio in sala con Vision Distribution, "volevamo raccontare in parte anche una generazione di persone che lottano".
Il film segue Alessandra (Pandolfi) e Valerio (Leo): non potrebbero essere più diversi. Lei è una brillante e amatissima insegnante di liceo, libera e indipendente. Lui è appena diventato preside, quarantenne scanzonato, ma rigoroso e tradizionalista. Le loro strade si incrociano per caso su un tram: uno scontro accidentale che fa scintille. Passione fulminea che esplode in una notte travolgente. Il giorno dopo si rendono conto di lavorare nella stessa scuola. Costretti a convivere sotto lo stesso tetto scolastico, devono fare i conti con una situazione del tutto imprevista che li costringe a confrontarsi. Tra amore e opposti che si attraggono, la commedia apre inoltre un fronte, al centro del dibattito pubblico: l'educazione sentimentale. Chi la fa, oggi? La famiglia, la scuola o TikTok? "Probabilmente tutti e tre", risponde Pandolfi. "Ci sono famiglie che sanno affrontare l’educazione affettiva e sessuale, altre no perché bisogna avere gli strumenti per poter tradurre certe cose ai propri figli e ai propri nipoti. Ma uno Stato responsabile dovrebbe pensarci. Altrimenti lasci tutto al caso o a TikTok, che è un buco nero da cui non sai da dove arrivano le informazioni". Quindi, "ci vuole più responsabilità nella crescita dei giovani".
Per Leo "quando parliamo di 'famiglia' pensiamo subito al modello tradizionale: padre, madre, figlio. Ma oggi esistono tantissime forme di famiglia: nuclei con un solo genitore o famiglie che magari non parlano nemmeno bene l’italiano. È impossibile pensare che tutte possano garantire la stessa educazione affettiva. Lo stesso vale per la scuola: non è un'entità astratta, è fatta di persone. Io sono stato fortunato, ho incontrato professori illuminanti, ma nessuno mi ha dato una vera educazione affettiva o sessuale. E non posso pensare che, siccome io me la sono cavata da solo, allora debbano farlo tutti. Come dice Claudia, è lo Stato che deve dare strumenti uguali per tutti. Poi ogni ragazzo si farà la sua idea, ogni famiglia avrà la sua sensibilità, ma almeno partiamo tutti da una base comune". Gli fa eco Pandolfi: "Se fermassimo a pensarci, ognuno di noi racconterebbe un'educazione affettiva e sessuale diversa. Ed è proprio questo il problema. Servirebbe una regola uguale per tutti". Bruno aggiunge una nota personale, quasi intima: "Io sono stato educato con l’imbarazzo. Il sesso era un tabù. Se avessi avuto un insegnante o uno psicologo a scuola, forse avrei avuto il coraggio di fare domande. Sarebbe servito a tutti".
Alla fine dell'intervista, una riflessione sullo stato di salute del cinema. Per Bruno, non è una questione di storie: "Le persone vanno meno al cinema perché ci sono nuove forme di fruizione. Lo schermo numero uno oggi è lo smartphone. È un'evoluzione naturale, non uno scandalo". Le arti, secondo il regista, "sono una cosa in evoluzione. Ovvio che la musica e il teatro dal vivo difficilmente moriranno, perché difficilmente morirà la voglia di vedere sudare un attore mentre fa un monologo di Shakespeare". Il cinema, invece, "sta vivendo una trasformazione: molti si creano una piccola sala cinematografica in casa, i più giovani guardano serie sullo smartphone. È normale che gli esercenti siano preoccupati, ma non smetteremo certo di fare film. Cambierà la fruizione, forse per un periodo. E chissà: come io sono tornato ai vinili, magari tra qualche anno tornerà anche la voglia di andare in sala". Secondo Pandolfi "la sala ti dà qualcosa che a casa non avrai mai: la condivisione con lo sconosciuto. Ci si contagia nelle emozioni, nella sensazione che il film ti trasmette. È un'esperienza irripetibile. L’essere umano è sociale, anche se poi ha bisogno anche dei suoi momenti di solitudine", conclude.