"Sono preoccupato per i tanti innocenti a rischio, ma nessuno rimpiange la morte del grande dittatore, alla fine Trump, anche se per motivi suoi, ha preso una decisione"
"Sono preoccupato per le persone innocenti e speriamo non rischino più di tanto, ma credo che nessuno oggi rimpiange la morte del grande dittatore Khamenei. Ognuno di noi spera che alla fine di tutti questi combattimenti e di tutti questi morti ci sia una forma normale di governo in Iran, perché ciò che manca in Iran è la normalità. E il fiero popolo iraniano non ha nulla di meno rispetto ai norvegesi, ai francesi, agli italiani per non poter vivere in un ambiente normale". A parlare all'Adnkronos è Ramin Bahrami, pianista iraniano rifugiato da anni in Italia, tra i maggiori interpreti contemporanei di Bach, che aggiunge: "Ora speriamo si aprano nuovi scenari e non si tentino ancora negoziati assurdi e ipocriti, perché 47 anni hanno dimostrato come con dei criminali non basta provare a trovare accordi. L'errore dell'Occidente - riflette - è stato proprio di cercare fin troppo il dialogo e lo si è fatto non per interesse umanitario, ma sempre per affari economici colossali, anche con il Vecchio Continente".
"Se per 47 anni le cose sono andate così - prosegue - le colpe sono di tutti. Sono dei paesi che hanno provato a fare affari economici senza privilegiare la libertà di un popolo che merita, come tutti i popoli del mondo, di essere libero. Il problema però è che adesso le cose sono andate troppo avanti, penso che nessuno riesca più a fermare questa nuova ondata violenta, che io credo, da persona ottimista, potrebbe portare un nuovo Iran. Chiaramente però - osserva - se l'Occidente continuerà a fare affari, in un continuum, con il figlio di Khamenei, non succederà assolutamente niente, anzi si potrebbe anche peggiorare. Ma bisogna provare - come l'Occidente ha fatto in quei paesi finora - a mettere una persona moderata che l'Occidente vuole. Altro non c'è da fare".
"Purtroppo - si rammarica ancora Bahrami - io penso a quei bambini che sono stati uccisi, e mi chiedo da padre di una figlia che il 6 marzo compirà 12 anni, quante mie figlie sono morte per gli egoismi orientali e occidentali di questa politica che ormai venderebbe anche la propria madre davanti alle bombe e alle armi per fare profitto? Perché le guerre - ribadisce - servono solo a fare business. Qui filantropi non ne vedo, men che meno il Presidente degli Stati Uniti, che probabilmente ha i suoi problemi con i file di Epstein e quindi distrae l'opinione pubblica. Però - ammette - alla fine non tutti i mali vengono per nuocere. E c'è una cosa da dire, sulla quale credo gli analisti politici convengano, ovvero che Trump è il primo Presidente Usa che prende una decisione, seppure arbitraria, sbagliata, violenta e contro le convenzioni internazionali. Ma io preferisco che il male venga estirpato una volta per tutte e mi indigna vedere che in Occidente c'è ancora qualcuno che vorrebbero quasi quasi la prosecuzione di questo regime assassino".