Valentina Parisse: “Le cose che sai è un invito a smettere di restare in superficie”

Nel nuovo singolo la cantautrice romana scava nelle fragilità contemporanee e torna al suo pop‑rock più istintivo. Dalla genesi del brano al lavoro con Chiaravalli e Caruccio, fino al rapporto con Sanremo e al giudizio su Stefano De Martino: “Serve verità, umanità. Lui può portarle”.

Valentina Parisse: “Le cose che sai è un invito a smettere di restare in superficie”
28 maggio 2026 | 13.55
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Valentina Parisse torna con "Le cose che sai", un brano che affonda nelle pieghe più intime delle emozioni e invita a guardarsi dentro senza filtri. Uscito il 22 maggio su tutte le piattaforme e accompagnato da un videoclip ispirato al "Narciso" di Caravaggio, il singolo segna un nuovo capitolo nel percorso della cantautrice romana, che continua a muoversi in un pop‑rock emotivo e diretto, capace di trasformare fragilità personali in qualcosa di condivisibile. "‘Sono le cose che sai’ nasce da una domanda che mi faccio spesso: perché a volte abbiamo così paura di vivere davvero quello che sentiamo?", racconta Parisse, in un'intervista all'Adnkronos. "Parla di quelle emozioni che ci travolgono, ma davanti alle quali finiamo comunque per mettere distanza. Un po’ per paura, un po’ per difesa. Credo che oggi siamo tutti leggermente anestetizzati: sempre connessi, sempre distratti, sempre concentrati sulle nostre paure. E intanto rischiamo di perderci quello che succede davvero dentro e attorno a noi".

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Il brano nasce da un’immagine precisa, quasi cinematografica. "La frase ‘se quando tocchi il mare non ci guardi dentro e resti in superficie’ - spiega l'artista - nasce proprio da lì. Più che parlare del dolore, parla della nostra tendenza a sfiorare tutto senza attraversarlo davvero. Anche le cose belle. Sappiamo benissimo cosa ci rende felici, cosa ci ferisce, cosa vorremmo dire… ma spesso facciamo finta di niente perché è più semplice restare in controllo". Da qui anche la scelta visiva del progetto: "La copertina e il videoclip prendono ispirazione dal ‘Narciso’ di Caravaggio. Mi affascinava l’idea di raccontare una generazione che si guarda continuamente allo specchio - o allo schermo - rischiando però di perdere il contatto reale con le emozioni. Shake The Plastik Dreamer ha tradotto questo immaginario in immagini forti, simboliche, identitarie. Volevo costruire non solo una canzone, ma un vero universo narrativo".

La nascita del brano è stata istintiva, quasi fisica. "L’ho scritto d’impulso la scorsa estate, davanti al mare incredibile della Puglia, a Otranto. Non volevo filtrare troppo quello che sentivo, volevo lasciarlo accadere. E questo desiderio l’ho portato in studio: mantenere verità, respiro, spontaneità. Evitare qualcosa di troppo perfetto o costruito". A dare forma definitiva al pezzo sono stati due produttori molto diversi tra loro, Luca Chiaravalli e Paolo Caruccio, che hanno trovato un equilibrio sorprendente. "Con Paolo - sottolinea Parisse - abbiamo steso la tela emotiva del brano, lavorando sull’atmosfera e sull’identità. Poi Luca ha preso quel mondo e gli ha dato una forza e una dimensione sonora incredibile. Collaborare con lui era un desiderio che avevo da tempo: ha una capacità rara di entrare dentro una canzone senza snaturarla, amplificando quello che ha da dire".

Per Parisse, "Le cose che sai" è anche un ritorno a casa. "Sentivo il bisogno di tornare al pop‑rock, che è un po’ la mia natura. Un mondo che avevo già iniziato a raccontare nel mio EP ‘VP’ e che ora vivo in modo ancora più diretto e consapevole. Ci interessava mantenere una tensione vera, quasi fisica, e credo che loro siano riusciti a farlo in modo magistrale".

Impossibile non parlare di Sanremo, dove finora Valentina ha partecipato solo come autrice: "Il Festival è una di quelle cose che, da artista italiana, è sempre parte del tuo percorso. Nel 2020, partecipando come co‑autrice del brano ‘Nell’estasi o nel fango’ di Michele Zarrillo, ho capito quanto quel palco possa cambiare il percepito di una canzone. Vedere un brano nato così intimamente prendere vita all’Ariston è qualcosa che ti resta addosso. Quindi sì, ci ho pensato concretamente: ma non inseguendo il Festival, ci arriverei solo con una canzone che abbia un’identità forte e sincera", afferma.

Sul nuovo corso del Festival, affidato a Stefano De Martino, Parisse ha un’idea chiara: "Penso sia una scelta interessante e anche coraggiosa. Ha un modo molto naturale di stare sul palco e una capacità comunicativa cresciuta tantissimo. Come preannunciato si farà aiutare nelle scelte, e questo dimostra saggezza e umiltà, cose mai scontate. Credo che oggi il pubblico abbia bisogno anche di leggerezza, ritmo, umanità. E lui queste cose le porta. Sarà interessante vedere come riuscirà a rendere Sanremo davvero suo", conclude.

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