Il problema, che è sostanziale e non formale, è ragionare sulla percezione sempre più diffusa di chi lo ascolta: sono i telespettatori a bocciare lo show
Lele Adani è ormai soprattutto il personaggio che ha scelto di interpretare. Il commento di Inghilterra-Argentina aggiunge relativamente poco al clichè ormai consolidato. Adani non è più un commentatore tecnico, il ruolo per cui viene pagato dalla Rai e che, evidentemente, gli è sempre stato stretto. Non è più neanche un ex calciatore che si concede all'esternazione delle sue passioni. E' sempre di più un caratterista: per definizione, un attore non protagonista che interpreta personaggi singolari o eccentrici.
Nel caso di Adani, l'attore non protagonista dovrebbe essere la spalla di un altro attore non protagonista, il telecronista, che a sua volta dovrebbe essere capace di tenere la giusta distanza dai protagonisti che si muovono in campo.
Poi, ci sono le parole. Andrebbero scelte e maneggiate con cura, anche e soprattutto quando vengono messe al servizio del racconto del calcio, la più popolare espressione del rito collettivo. Quando sono troppe, e messe in fila con il precostituito obiettivo di stupire sempre un po' di più, diventano anche grottesche. Non perché sono esagerate e neanche perché sono di parte. Esagerare, ogni tanto, può avere un senso e mostrare senza troppi filtri la propria infatuazione per una cultura calcistica o per il suo pricipale interprete non deve essere considerato un reato.
Il problema, che è sostanziale e non formale, è ragionare sull'effetto che fanno le parole, sul risultato finale che producono. Si resterebbe sul piano formale se Adani non rispettasse il proprio ruolo ma riuscisse a trasmettere qualcosa che aggiunge valore a quello che vede sul campo. Potrebbe essere giudicato più o meno efficace, più o meno opportuno. Diventa invece una questione sostanziale guardando alla percezione, sempre più diffusa, di chi lo ascolta. La raffica di commenti negativi che raccoglie via social si avvicinano al giudizio che anche gli addetti ai lavori ormai faticano a stemperare. Sono i telespettatori, prima ancora dei critici, a bocciare uno show che ha perso di senso.
Adani dice, a freddo, a telecronaca ormai finita: "Mi vengono le parole da sole, sono parole di sentimento e a volte non so nemmeno cosa dico. Sono le lacrime date dall'amore per il calcio e sono contento di condividerle". Il tema, tutt'altro che secondario, è capire quante siano ancora realmente le persone contente di ascoltarle. (Di Fabio Insenga)