Addio a Pietrangeli, Binaghi: "Perdiamo simbolo". Fognini: "Esempio, ironia, luce"

Binaghi: "È stato il primo a insegnarci cosa volesse dire vincere davvero". Barazzutti: "Era il mio idolo". E Musetti pubblica cuore spezzato

Un abbraccio tra Nicola Pietrangeli e il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, agli Internazionali BNL d'Italia (Foto FITP)
Un abbraccio tra Nicola Pietrangeli e il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, agli Internazionali BNL d'Italia (Foto FITP)
01 dicembre 2025 | 10.06
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L’Italia del tennis dice addio a Nicola Pietrangeli, morto oggi a 92 anni, l’uomo che ha cambiato per sempre la storia di questo sport. Dal presidente Fitp Angelo Binaghi all'ex tennista azzurro Fabio Fognini, tanti i messaggi per il primo italiano a vincere uno Slam.

Il messaggio di Binaghi

Angelo Binaghi lo ricorda come molto più di un campione: "È stato il primo a insegnarci cosa volesse dire vincere davvero, dentro e fuori dal campo. È stato il punto di partenza di tutto quello che il nostro tennis è diventato. Con lui abbiamo capito che anche noi potevamo competere con il mondo, che sognare in grande non era più un azzardo".

"Quando si parla di Nicola, si pensa subito ai record, alle Coppe Davis, ai titoli e ai trionfi che resteranno per sempre nella nostra storia. Ma la verità è che Nicola era molto di più. Era un modo di essere. Con la sua ironia tagliente, il suo spirito libero, la sua voglia inesauribile di vivere e di scherzare, riusciva a rendere il tennis qualcosa di umano, di vero, di profondamente italiano", ha aggiunto Binaghi. "Parlare con lui era sempre un piacere e una sorpresa: potevi uscire da una conversazione ridendo a crepapelle o con una riflessione che ti restava dentro per giorni. Nel mio ufficio c’è una foto a cui tengo moltissimo: io bambino, raccattapalle in una sfida di Coppa Davis a Cagliari, e davanti a me proprio lui, Nicola Pietrangeli. Ogni volta che la guardo, mi sembra di tornare a quel giorno. E mi rendo conto che, in fondo, tutto per me è cominciato lì. Quella foto non è solo un ricordo: è un simbolo. Il simbolo di come un bambino possa innamorarsi di uno sport grazie a chi lo incarna in modo così pieno e naturale. Per me Nicola non era solo il più grande giocatore della nostra storia. Era il tennis, nel senso più profondo del termine", ha proseguito Binaghi nel suo racconto di una icona del tennis mondiale.

"Gli devo molto, come uomo e come presidente. Non solo per quello che ha fatto per la Federazione e per tutti noi, ma per come lo ha fatto: con stile, con coraggio, con quella sua irriverenza che era il segno dei veri fuoriclasse. A modo suo, Nicola non è mai cambiato: diretto, sincero, incapace di essere banale. Anche quando provocava, lo faceva con un’intelligenza che nasceva dall’amore profondo per il nostro sport. Oggi ci piace pensare che abbia raggiunto in cielo Lea, e che insieme stiano già giocando uno straordinario doppio misto, divertendosi come solo loro sapevano fare. Due icone del tennis italiano, inseparabili anche lassù". ha sottolineato Binaghi.

"Ma per noi che restiamo, è un colpo durissimo. Nel giro di poco più di un anno abbiamo perso due pezzi della nostra anima. Due persone che hanno scritto la nostra storia e che continueranno a ispirarci, ogni giorno, dentro e fuori dal campo. Ci mancherà la sua voce, ci mancherà il suo sorriso, quella sua capacità di dire sempre quello che pensava, senza paura e senza filtri. Oggi salutiamo un monumento del nostro sport, ma anche un amico vero. Uno di quelli che ti dicono le cose in faccia, che sanno farti arrabbiare e poi ridere un secondo dopo. E questo, nel mondo di oggi, vale più di mille trofei. Grazie, Nicola. Per tutto quello che ci hai dato, e per tutto quello che continuerai a rappresentare per il tennis italiano", ha concluso Binaghi.

Il ricordo di Barazzutti

"Sono molto dispiaciuto per la comparsa di Nicola, perché prima di tutto era una persona di famiglia. Abbiamo praticamente vissuto una vita insieme, per quanto mi riguarda da quando ero ragazzino lo vedevo giocare in televisione, era un po' il mio idolo, l'ho incontrato come giocatore in campo, è stato compagno mio di Coppa Davis, quando io ero un ragazzino, è stato il mio capitano quando abbiamo vinto la Coppa Davis e in questi ultimi 20 anni siamo sempre stati insieme, abbiamo condiviso tante cose". Questo il ricordo di Corrado Barazzutti all'Adnkronos.

"Nicola era un amico, era una persona alla quale ero molto vicino e un grande personaggio sportivo. Eta un ambasciatore nel mondo del tennis e dello sport, un ambasciatore di principi e di valori, un grande personaggio sportivo che ha dato tantissimo al tennis e allo sport italiano", ha concluso l'ex capitano di Coppa Davis.

Pescosolido: "Perdiamo leggenda, lui simbolo Coppa Davis"

"Oggi è un giorno molto triste per il tennis italiano e in generale per il nostro sport. Perdiamo un simbolo, una leggenda. E' stato con lui che sono arrivate le prime vittorie per il nostro tennis, è stato il primo a vincere uno torneo del Grande Slam, a Parigi. Giocatore di grande tecnica, di un'eleganza unica, con uno dei più bei rovesci della storia". Così all'Adnkronos l'ex giocatore azzurro di Coppa Davis Stefano Pescosolido.

"E' stato il giocatore simbolo della Coppa Davis, detiene il record di partite giocate e di partite vinte nella competizione -ricorda Pescosolido-. Da giocatore non l'ha mai vinta pur essendo arrivato in finale ma poi fece un capolavoro nel 1976 vincendola da capitano, riuscendo a unire un gruppo con personalità forti e molto diverse tra loro", ha concluso Pescosolido.

Fognini: "Se ne va un pezzo enorme della nostra storia". Il cuore spezzato di Musetti

"Caro Nick, se ne va un pezzo enorme della nostra storia. Questa foto a Montecarlo per me vale tutto: il tuo esempio, la tua ironia, la tua luce. Hai insegnato a tutti cosa significa vincere davvero. Buon viaggio, leggenda". Così su Instagram Fabio Fognini postando la foto insieme a Montecarlo.

Lorenzo Musetti ha invece ripostato il comunicato della Federazione nelle proprie storie Instagram, aggiungendo un cuore spezzato.

Nadal: "Un grande del tennis italiano e mondiale"

"Ho appena saputo della triste notizia della partenza di un grande del tennis italiano e mondiale. Le mie più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia, il suo figlio Filippo, e tutta la famiglia del tennis italiano. RIP Nicola", ha scritto Rafa Nadal sui propri canali social.

Panatta: "Era mio amico, anche se ci beccavamo ogni tanto"

"Nicola era mio amico, anche se ci beccavamo ogni tanto, ma era un gioco che facevamo. Lo voglio ricordare con allegria, è stato un personaggio straordinario, al di là di essere un campione assoluto che ha vinto praticamente tutto quello che c'era da vincere nel periodo in cui giocava". Così Adriano Panatta ricorda Nicola Pietrangeli

"Alla mia nascita lui era un 17enne che giocava al tennis Parioli ed era già una promessa, poi abbiamo fatto un po' il cambio della guardia io e lui -ricorda Panatta a 'Storie Italiane' su Rai1-. Abbiamo anche giocato insieme, ci siamo divertiti abbiamo fatto le vacanze insieme. Io e Nicola eravamo molto amici".

"La cosa che mi faceva più male in questo ultimo periodo era che non volevo che soffrisse: lui ha avuto un colpo tremendo quando è morto Giorgino poco tempo fa. L'ultima volta che l'ho chiamato, pochi giorni fa, gli ho detto 'alzati dal letto, accidenti a te'. Lui mi diceva che non voleva alzarsi. Però ha fatto una vita bellissima", conclude il vincitore del Roland Garros nel 1976.

Bertolucci: "Uomo di classe e personalità, massimo rispetto"

"Sapevamo che purtroppo stava molto male. Nicola è stato il mio primo grande amore tennistico, quando ero ragazzino lo guardavo con la bocca spalancata. Era un uomo di classe e di personalità ed era una persona schietta e sincera. Abbiamo trascorso dei momenti meravigliosi insieme e abbiamo avuto anche qualche scontro, ma rimane il massimo rispetto per il grandissimo campione che è stato. È sempre stato un grande personaggio, andare a cena con lui era sempre un piacere", ha detto Paolo Bertolucci al microfono de 'La Politica nel Pallone' su Gr Parlamento.

"Ha girato il mondo, ci ha presentato persone importanti e ci teneva sempre all'eleganza, tanto che era elegante anche nel campo da tennis - aggiunge l'ex capitano azzurro di Coppa Davis -. Non ha mai accettato il cambiamento del tennis e la modernizzazione del mondo, ma è giusto che Nicola venga ricordato per quanto ha dato al tennis e allo sport in generale. Senza la sua battaglia a livello politico, l'Italia della Davis del 1976 non sarebbe nemmeno mai partita per il Cile", ha concluso.

Volandri: "Perdiamo un gigante, idolo e punto riferimento"

"Oggi il nostro tennis perde un gigante. Nicola Pietrangeli è stato il primo idolo e il primo vero punto di riferimento per chiunque abbia amato questo sport. Per noi che indossiamo o abbiamo indossato la maglia azzurra, non è mai stato soltanto un grande campione del passato. Dalla battuta ironica al consiglio più serio, aveva sempre il modo giusto per farti riflettere e per ricordarti cosa significhi rappresentare l’Italia. Era libero, diretto, autentico: per questo unico". Queste le parole del capitano di Coppa Davis Filippo Volandri in ricordo di Nicola Pietrangeli scomparso a 92 anni.

"Ha aperto la strada a tutti noi. Le sue vittorie, la sua personalità e il suo modo di vivere il tennis hanno permesso all’Italia di credere di poter competere ai massimi livelli. Siamo cresciuti con i suoi racconti, con la sua passione travolgente, con la sua capacità di farci sentire parte di una storia più grande. Perdiamo un simbolo e un maestro, ma il suo spirito resterà con noi, in ogni Coppa Davis e in ogni ragazzo che entra in campo con la maglia azzurra. Grazie, Nicola, per tutto ciò che hai rappresentato e continuerai a rappresentare per il nostro tennis", ha concluso Volandri.

Garbin: "Punto fermo e custode del nostro tennis"

"Nicola per me è stato molto più di un grandissimo campione. È stato un punto fermo del nostro tennis, una presenza che sentivi sempre lì, anche quando non era fisicamente accanto a te. Per la mia generazione, e per tutte quelle che sono venute dopo, rappresentava una guida silenziosa: un esempio, una voce autorevole, il custode vero della nostra storia. Aveva un modo unico di trasmettere amore per questo sport e per la maglia azzurra. Bastavano poche parole, una battuta, un aneddoto… e subito ti ricordava quanto fosse speciale ciò che stavamo vivendo. Era diretto, sincero, autentico. Ascoltarlo era un privilegio, perché ogni volta ti lasciava qualcosa dentro". Queste le parole di Tathiana Garbin, capitana di Billie Jean King Cup sulla scomparsa di Nicola Pietrangeli.

"La sua storia resterà per sempre intrecciata a quella di Lea Pericoli: insieme hanno acceso la prima grande luce del tennis italiano, facendo innamorare intere generazioni e dando stile, anima e identità al nostro movimento. Oggi perdiamo una pietra miliare del nostro sport, ma quello che Nicola ci ha lasciato va ben oltre i risultati e i trofei. Vive nelle nostre Nazionali, nelle ragazze che scendono in campo con il sogno di indossare l’azzurro, in chi ogni giorno lavora per portare avanti quei valori che lui ha incarnato così bene. Grazie Nicola, per la strada che hai aperto e per l’esempio che continuerai a essere per tutti noi. Buon viaggio, leggenda", ha concluso Garbin.

L'addio di Buonfiglio

“La scomparsa di Nicola Pietrangeli addolora profondamente tutto lo sport italiano - sono state le parole del Presidente del Coni Luciano Buonfiglio -. Con lui perdiamo non solo un campione straordinario, ma un’icona, un simbolo eterno della sua disciplina. Pietrangeli ha incarnato il tennis italiano: il suo talento, il suo carisma e le sue vittorie hanno attraversato indissolubilmente intere generazioni".

"Con i suoi successi ha portato l’Italia sulla ribalta internazionale, aprendo la strada a una tradizione che oggi continua a brillare grazie anche al solco da lui tracciato. Oggi perdiamo un punto di riferimento assoluto, un ambasciatore autentico dei valori che accomunano il nostro mondo. Alla sua famiglia, al Presidente Angelo Binaghi e all’intero movimento del tennis italiano va il cordoglio più sincero mio e del Coni", ha concluso il Presidente.

Abodi: "Ci lascia una leggenda"

“Oggi è un giorno triste per l’Italia, in particolare per lo sport, ci lascia una leggenda, Nicola Pietrangeli, simbolo del tennis nazionale e internazionale. La sua storia, i suoi successi e il suo stile hanno segnato generazioni di appassionati, contribuendo in modo indelebile alla crescita e alla diffusione di questa meravigliosa disciplina nella nostra Nazione", le parole del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.

"È difficile saper coniugare la grandezza dello sportivo con la semplicità dell’uomo, per certi versi un rivoluzionario che ha scritto la storia del tennis italiano, ecco Nicola era proprio questo, ma soprattutto ci lascia un amico, una persona schietta che ha combattuto intensamente e che ci regala un’eredità immensa, non solo sportiva, ma culturale e valoriale. Sono certo che il suo esempio continuerà a vivere nei nostri ricordi e nel futuro dello sport”, ha concluso Abodi.

L'addio del mondo del calcio

"Ricordiamo Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano e appassionato della nostra Lazio. Un campione che ha portato in alto l’Italia della racchetta e che ha sempre portato la Lazio nel cuore", ha scritto la Lazio sui social. "Nel 1974 si allenava con la squadra che avrebbe conquistato lo Scudetto, condividendo passione, spirito e colori. Primo italiano a vincere uno Slam, due Roland Garros, capitano non giocatore della prima vittoria di Davis della nostra Nazionale".

"L’As Roma si unisce al cordoglio dello sport italiano per la scomparsa di Nicola Pietrangeli. Il Club esprime la propria vicinanza e si stringe al dolore della famiglia", è stato invece il messaggio della società giallorossa su X.

"Il Presidente Aurelio De Laurentiis e tutta la SSC Napoli si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis e dello sport italiano", ha scritto il Napoli su X.

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