A meno di una settimana dalla storica firma sul trattato di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), dopo una trattativa durata 25 anni, è arrivato lo stop del Parlamento europeo, con il rinvio alla Corte di giustizia europea. Il voto ha fatto emergere ancora una volta il peso delle logiche nazionali su quelle comunitarie, perché i parlamentari hanno preferito seguire le indicazioni del proprio governo piuttosto che del proprio partito: francesi, ungheresi e polacchi hanno votato no, a prescindere dal gruppo politico di appartenenza. Cosa succede ora? La Corte di Giustizia si dovrà pronunciare sulle richieste del Parlamento, che riguardano l’architettura giuridica del trattato, i rapporti tra le parti e l’ipotesi che l’applicazione dell’accordo possa compromettere i rigorosi standard sanitari e fitosanitari della Ue, il principio di precauzione e la sicurezza dei consumatori europei. Visti i tempi, ci vorranno tra 18 e 24 mesi per arrivare alla pronuncia della Corte e tutto rischia di rimanere fermo per due anni, anche se l’ipotesi di una bocciatura è considerata remota dalla Commissione europea. Le norme sui trattati non vietano un’applicazione provvisoria dell’accordo ma esiste una sorta di ‘intesa fra istituzioni’ secondo la quale, in linea di principio e salvo ritardi irragionevoli, la Commissione s’impegna a procedere con l’applicazione provvisoria solo dopo il consenso del Parlamento. In questo scenario, si possono iniziare a valutare i costi del mancato accordo. In termini diretti, la non entrata in vigore dell’intesa significa che le merci europee continueranno a pagare dazi elevati – spesso percentuali a due cifre su auto, macchinari, chimica, farmaci e prodotti alimentari – anziché beneficiare di un regime quasi totalmente duty-free. In termini indiretti, comporta costi opportunità sostanziali: minori esportazioni, mancati risparmi tariffari stimati in miliardi l’anno, perdita di crescita potenziale di Pil e di occupazione, oltre a una competitività globale indebolita. In estrema sintesi, sono tre gli aspetti rilevanti: quanti dazi in più pagheranno le merci europee verso il Mercosur rispetto a quanto dovuto con l’accordo commerciale in vigore; gli altri costi diretti legati ai dazi e le perdite indirette – o ‘costi opportunità’ – legati a crescita economica, occupazione e competitività.