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Arrestati i vertici di Blutec

12 marzo 2019 | 07.52
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Sequestrato il complesso aziendale di Termini Imerese. L'accusa per presidente cda e ad è malversazione di fondi pubblici

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Malversazione ai danni dello Stato. E' questa l'accusa mossa nei confronti di Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Blutec SPA - l'azienda che avrebbe dovuto gestire il rilancio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, nel Palermitano - che ha portato a un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per i due. Il provvedimento è stata emesso dal gip del Tribunale Termitano mentre l'attività investigativa è coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese (Palermo), dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, in collaborazione con personale di altri reparti del Corpo.

Nei confronti di Ginatta e Di Cursi (che al momento si trova in Brasile, dove il gruppo della famiglia Ginatta dispone di un sito produttivo), è stata eseguita anche una misura interdittiva concernente il divieto per la durata di 12 mesi di esercitare imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Contestualmente, il gip ha emesso un provvedimento che dispone anche il sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie per 16,5 milioni di euro, l'ammontare del finanziamento che sarebbe stato distratto. "Il sequestro del complesso aziendale e la nomina di un amministratore giudiziario - dice all'Adnkronos il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo - punta a togliere la proprietà agli indagati per evitare altre condotte delittuose. Al tempo stesso la preoccupazione della Procura è quella di garantire che l'azienda possa continuare nell'attività"

Dopo l'arresto dei vertici, i militari della guardia di finanza si sono recati nella sede centrale dell'azienda a Rivoli, in provincia di Torino, e nelle unità locali, compreso lo stabilimento di Termini Imerese, in provincia di Palermo, dove la Blutec avrebbe dovuto assicurare il rilancio dell'ex fabbrica Fiat.

Secondo quanto emerso dalle indagini, almeno 16 dei 21 milioni di euro di contribuzioni pubbliche versate alla Blutec, non sarebbero mai stati impiegati per i fini progettuali previsti, né restituiti a scadenza delle condizioni imposte per la realizzazione del progetto (31 dicembre 2016, termine poi prorogato fino al 30 giugno 2018). Al contrario, riscontri finanziari, perquisizioni, una consulenza tecnica e l'assunzione di informazioni nei confronti di dipendenti e fornitori della Blutec avrebbero fatto emergere come, accanto a spese giudicate "non ammissibili", il denaro pubblico sia servito anche per l'acquisto di beni, a esempio software, impiegati a beneficio di altre unità produttive dell'azienda fuori dalla Sicilia e non presso il polo industriale di Termini Imerese. A tutt'oggi, nonostante la revoca del finanziamento intervenuta ad aprile del 2018, le procedure di restituzione non sono state ancora avviate.

Intanto, per gli stabilimenti Blutec in Italia sono scattati i sigilli. L'azienda, il cui valore supera i cento milioni di euro, e le sue numerose unità locali sparse in tutto il territorio nazionale, compreso lo stabilimento di Termini Imerese, sono state sequestrate per evitare la prosecuzione di condotte di malversazione e affidate a un amministratore giudiziario, che avrà il compito di assicurare la continuità aziendale della società.

"E' un problema serio" dice il premier Giuseppe Conte "perché era già una situazione molto delicata, adesso bisognerà lavorare per mettere in sicurezza i lavoratori". "Il ministro Di Maio lo ha già anticipato, bisogna intervenire prontamente per offrire ai lavoratori un minimo di garanzie".

Per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio "gli arresti confermano alcune perplessità delle parti sui piani d' investimento. Non abbandoniamo i lavoratori che sono le vittime di questa storia. Dobbiamo prima di tutto metterli in sicurezza. Ho già dato mandato agli uffici del ministero di contattare l'amministratore giudiziario per salvaguardare i livelli occupazionali''.

"E' un problema serio" dice il premier Giuseppe Conte "perché era già una situazione molto delicata, adesso bisognerà lavorare per mettere in sicurezza i lavoratori". "Il ministro Di Maio lo ha già anticipato, bisogna intervenire prontamente per offrire ai lavoratori un minimo di garanzie".

A commentare la vicenda è anche il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta: "Oggi è una giornata triste, drammatica per Termini Imerese, ma paradossalmente l'intervento della magistratura consentirà di fare finalmente chiarezza su una vicenda che si trascina ormai da troppi anni - dice il sindaco all'Adnkronos -. E' la fine di una storia triste, in cui l'errore più grave è stato considerare chiusa una vertenza che, invece, era più aperta che mai. Blutec si è dimostrata un paravento e, nel frattempo, non sono state individuate alternative". "I lavoratori sono attoniti, tra loro non vedo neppure rabbia ormai - aggiunge il primo cittadino -. La notizia dell'arresto cade come una tegola sulla testa dell'intera comunità e per le migliaia di famiglie coinvolte in un disastro sociale ed economico senza precedenti".

Già da stamani davanti l'ingresso dello stabilimento si è radunata una piccola folla di operai. Da tempo le parti sociali sollecitano un intervento dell'ex Lingotto. E domani a Termini Imerese si terrà l'assemblea dei sindaci e delle organizzazioni sindacali. Il vertice, già convocato nei giorni scorsi e in programma alle 17, dovrà decidere quali azioni intraprendere dopo la doccia fredda arrivata oggi con l'arresto dei vertici di Blutec.

L'azienda, costituita nel 2014 con sede a Pescara, ha sottoscritto nel 2015 l'accordo di programma con i dicasteri dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, con la Regione siciliana e il Comune di Termini Imerese, per un importo complessivo di circa 95 milioni di euro, chiedendo agevolazioni pubbliche per oltre 71 milioni di euro (67 milioni per finanziamento agevolato e 4 milioni a fondo perduto). A partire dal dicembre 2016, sono stati erogati alla società circa 21 milioni a titolo di anticipazione.

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