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''Via i parassiti'', ''setta di fanatici'': scambio di accuse nel M5S. Lasciano sei senatori

27 febbraio 2014 | 19.07
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Roma, 27 feb. (Adnkronos/Ign) - E' bufera in casa 5 Stelle all'indomani del terremoto delle espulsioni che ha duramente provato il movimento. Salvo sorprese e singole defezioni il M5S voterà in Aula le dimissioni dei senatori che hanno deciso di fare un passo indietro dopo l'espulsione di quattro colleghi. "Se si rassegnano le dimissioni - spiega un'autorevole fonte parlamentare - noi non siamo come gli esponenti degli altri partiti. Noi non conosciamo ipocrisie, dunque le votiamo e basta". L'ex capogruppo Nicola Morra puntualizza comunque che "sarà l'assemblea dei senatori a decidere" se votare in Aula le dimissioni dei colleghi.

Sei le lettere sul tavolo del presidente del Senato, Pietro Grasso. Tra gli espulsi, al momento, figura solo la lettera di Luis Alberto Orellana. A formalizzare il passo indietro, inoltre, i senatori Maria Mussini, Monica Casaletto, Maurizio Romani, Alessandra Bencini e Laura Bignami.

"Di mia personale iniziativa mi dimetto dalla carica di senatore della Repubblica - si legge nella lettera di dimissioni di Romani - Lo faccio con dolore ma con convinzione, per rimanere coerente con i miei valori e con l'impegno preso con gli elettori. Definire dissidente e arrivare ad espellere chi pensa con la propria testa e ha il coraggio delle proprie idee è una mossa suicida, a ciò si aggiunge la rabbia e la violenza che ho visto usare verso i nostri colleghi. Non voglio essere complice di questa specie di linciaggio".

Mentre la senatrice Mussini spiega così la decisione di dimettersi: ''Voglio un Movimento 5 Stelle sano. Ci credo fermamente, per questo ho presentato le mie dimissioni alla presidenza del Senato". A Mussini non interessa ''fare o passare ad altri gruppi: sarebbe una cosa inutile''. Il passo indietro nasce con la volontà di "mettere in guardia sulla deriva che il Movimento sta assumendo".

"Sono stata eletta in questo gruppo e non andrò in un altro - mette in chiaro anche la senatrice Bencini - Lo escludo categoricamente anche se si dovesse trattare di un gruppo di ex 5 stelle".

"Dimissioni? Prima voglio confrontarmi col territorio - dice invece Francesco Campanella, uno dei senatori espulsi dal M5S, intercettato dai cronisti al Senato - Francamente non ho avuto segnali in questa direzione dalla base. Io sono dell'idea che sia necessario proseguire la lotta portata avanti finora, tenendo conto delle difficoltà interne al Movimento. Si può essere del M5S anche senza essere grillino". "Mi piacerebbe che Orellana ci ripensasse - aggiunge riferendosi al collega - e si confrontasse prima col territorio, sto cercando di convincerlo".

Mercoledì il deputato Alessio Tacconi ha annunciato il suo addio al gruppo. E giovedì anche Ivan Catalano ha lasciato il gruppo M5S alla Camera. Catalano, ormai ex deputato grillino, passa ora al gruppo Misto.

Contro Tacconi e Catalano è arrivato un post durissimo pubblicato sulla bacheca Fb del deputato Gianluca Vacca. Ma è scritto dallo zoccolo duro degli oltranzisti 5 Stelle, ovvero il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, i deputati Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia, Daniele Del Grosso, Sergio Battelli, Simone Valente, Andrea Colletti e Luigi Gallo.

"Sembra che un paio di nostri deputati siano passati al gruppo Misto - scrivono i fedelissimi dopo che la notizia dell'addio inizia ad essere battuta dalle agenzie - Si tratterebbe di Catalano, quello che non vuole restituire i soldi come fa il gruppo, e Tacconi, quello che ha speso svariate migliaia di euro per la campagna elettorale e non ha mai restituito la diaria. Finalmente, zavorra che va via, gente che non c'entra nulla con il M5S, persone che da questo momento diventeranno parassiti, poiché se avessero un minimo di dignità dovrebbero dimettersi, non cambiare gruppo!".

La replica di Tacconi non si è fatta attendere: ''La volgarità degli attacchi dei miei ex colleghi del 5 Stelle neanche mi sfiora. Sono loro che devono interrogarsi su questa emorragia di parlamentari, se non hanno a questo punto neanche il dubbio che stiano sbagliando qualcosa non c'è niente da fare, da movimento che voleva cambiare le cose il 5 Stelle si è trasformato in una setta di fanatici". "Per certe dinamiche - aggiunge - ricordano il Tempio del Popolo del reverendo Jones e tutti sappiamo com'è finita. Son capaci di parlare per mesi di diarie e di rimborsi, senza accorgersi che i veri parassiti son quelli che lucrano sulle difficoltà del Paese e dei cittadini per mero calcolo elettorale. Son capaci di soffiare sul fuoco del conflitto sociale ma non son capaci di assumersi una responsabilità politica vera. Troppo facile. E soprattutto inutile. Anzi, pericoloso".

Sulla vicenda delle espulsioni interviene anche il sindaco grillino di Parma, Federico Pizzarotti. "Lo dico con estrema buona fede ai nostri deputati e senatori: dateci elementi sulle colpe dei quattro senatori espulsi; convincetemi su quest'azione così forte e che non concede appello, perché io non l'ho capita. Non ho capito che cosa è stato commesso, e se ciò che è stato commesso riguarda la violazione precisa del vostro regolamento" scrive Pizzarotti su Facebook. Mercoledì ''è stata una giornata che mi ha lasciato con l'amaro in bocca, e sapendo che i problemi degli italiani sono altri, perdere tempo in spaccature e dissidi interni ci indebolisce e delude tante persone che ci sono vicine", conclude il primo cittadino.

Si rivolge direttamente ai dissidenti Roberta Lombardi, ex capogruppo M5S alla Camera. "Si è rotto un equilibrio di facciata tra noi e i partiti, quell'ipocrita velo di accondiscendenza con cui ci trattavano. Ora è guerra totale" scrive su Facebook. ''I miei colleghi di Camera e Senato che hanno dei dubbi, se li chiariscano e con molta franchezza e maturità assumano le loro decisioni, se stare dentro o fuori" chiede Lombardi.

Di ''guerra'' parla anche sul suo blog Claudio Messora, a capo della comunicazione M5S al Senato. "Una guerra ha bisogno di una forte motivazione, di chiarezza negli obiettivi e coesione d'intenti, di un popolo che la comandi e di un esercito che la conduca con freddezza e determinazione, di regole che impediscano a ribelli e disertori di condizionarne l'esito e, soprattutto, di tempi non estenuanti: ogni forma di logoramento - avverte Messora - allontana le speranze di successo".

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